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L’ormai folle Trump nel suo delirio di onnipotenza afferma: “Comandiamo noi, accesso totale al petrolio”. Poi minaccia Groenlandia, Colombia e Messico. Rubio smentisce Trump: “Non governeremo il Venezuela”. Maduro oggi davanti a un giudice di New York, il figlio chiama la piazza.

Caracas, 5 Gen 2026 – Il segretario di Stato Marco Rubio ha suggerito domenica che gli Stati Uniti non governeranno il Venezuela giorno per giorno, limitandosi a far rispettare l'attuale "quarantena petrolifera" sul Paese. Si tratta di un'inversione di rotta rispetto a quanto annunciato il giorno precedente dal presidente Donald Trump, il quale aveva dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero gestito il Venezuela dopo la deposizione del leader Nicolás Maduro.

Le dichiarazioni di Rubio durante alcuni talk show televisivi sono sembrate volte a smorzare i timori che un'azione così decisa per ottenere il cambio di regime possa trascinare gli Stati Uniti in un altro prolungato intervento estero o in un fallimentare tentativo di nation-building. Le sue parole contrastano con le affermazioni radicali ma vaghe di Trump, secondo cui gli Stati Uniti avrebbero "gestito" la nazione ricca di petrolio almeno temporaneamente; commenti, questi ultimi, che suggerivano una sorta di struttura di governo attraverso la quale Caracas sarebbe stata controllata da Washington.

Rubio ha offerto una prospettiva più sfumata, affermando che gli Stati Uniti continueranno ad applicare la quarantena petrolifera — già in vigore per le navi cisterna sanzionate prima che Maduro venisse rimosso dal potere sabato mattina — e useranno tale leva come strumento per sollecitare cambiamenti politici in Venezuela. "Ed è proprio a questo tipo di controllo che si riferisce il presidente quando dice questo", ha dichiarato Rubio nel programma "Face the Nation" della CBS.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto ai giornalisti a bordo dell'aereo presidenziale che Washington è "pronta a effettuare un secondo attacco in Venezuela se necessario. Se non si comportano bene, effettueremo un secondo attacco."

"Stiamo trattando con persone che sono appena entrate in carica. Non chiedetemi chi sia al comando, perché vi darò una risposta che sarà molto controversa", ha dichiarato Trump rispondendo a un giornalista che gli chiedeva se avesse parlato con la leader ad interim Delcy Rodríguez. "Ciò significa che siamo noi al comando", ha aggiunto il presidente usa di fronte all'insistenza dei reporter. "In questo momento stiamo pensando più a 'sistemare' il Venezuela che alle elezioni, le elezioni si terranno al momento giusto".

Donald Trump ha minacciato il suo omologo colombiano, Gustavo Petro, di inviare nel suo paese "una missione statunitense" simile a quella che ha attaccato diverse zone del Venezuela e che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro. "La Colombia è governata da un uomo malato, non lo farà ancora per molto tempo": così Trump parlando con i giornalisti a bordo dell'Air Force One. "L'operazione Colombia mi sembra una buona idea", ha aggiunto.

Ma Trump ha minacciato anche il Messico, come aveva fatto nei giorni scorsi, per il presunto traffico di droga e migranti: "Dobbiamo fare qualcosa con il Messico, il Messico deve darsi una regolata".

Donald Trump ha dichiarato che Cuba è "pronta a cadere" dopo l'attacco al Venezuela, minimizzando al contempo la necessità di qualsiasi azione militare americana. 

"Cuba è pronta a cadere", ha dichiarato Trump ai giornalisti sull'Air Force One, affermando che sarebbe difficile per L'Avana "resistere" senza ricevere petrolio venezuelano. “Non credo che abbiamo bisogno di nessuna azione. Sembra che stia andando giù”.

La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha convocato la sua prima riunione di gabinetto da quando le forze statunitensi hanno rapito e deportato Nicolas Maduro. 

Il canale statale VTV ha mostrato Rodriguez a un tavolo nel palazzo presidenziale di Miraflores insieme ad altri due fedelissimi di Maduro, il ministro della Difesa Vladimir Padrino e il ministro dell'Interno Diosdado Cabello.

Il segretario di stato Marco Rubio ritiene che la presidente ad interim Delcy Rodríguez non sia "la presidente legittima del Venezuela" poiché gli Stati Uniti non ritengono legittimo il regime attualmente al potere. In una delle sue interviste tv, Rubio ha spiegato di capire che oggi in Venezuela ci sono persone "che sono quelle che possono effettivamente apportare dei cambiamenti". Ma ha precisato che questo è diverso dal riconoscere la legittimità del governo venezuelano, che deriverà da un periodo di transizione e da un'elezione.

Oggi in Venezuela regna una calma tesa, all'indomani della destituzione e della cattura del presidente Nicolás Maduro in seguito a un'operazione militare americana. Lo riferisce l'agenzia statunitense Associated Press. Caracas è insolitamente tranquilla, con pochi veicoli in circolazione. I minimarket, le stazioni di servizio e altre attività commerciali sono per lo più chiusi. Ieri lunghe code si snodavano davanti ai negozi e alle stazioni di servizio, mentre i venezuelani, incerti sul futuro, facevano scorta di beni in caso di disordini. Le strade, solitamente affollate di corridori e ciclisti, sono quasi deserte e il palazzo presidenziale venezuelano + sorvegliato da civili armati e membri dell'esercito. 

Fuori dalla capitale, nello Stato di La Guaira, le famiglie le cui case erano state danneggiate dalle esplosioni durante l'operazione che ha portato alla cattura di Maduro e di sua moglie stanno ancora ripulendo le macerie. In un quartiere povero nella parte orientale di Caracas, l'operaio edile Daniel Medalla era seduto sui gradini di una chiesa cattolica e diceva ad alcuni parrocchiani che anche quel giorno non ci sarebbe stata la messa mattutina. Medalla ipotizzava che le strade fossero per lo più deserte non perché la gente fosse preoccupata per un altro sciopero, ma perché temeva la repressione del governo se avesse osato festeggiare, dopo la feroce repressione governativa durante le travagliate elezioni dello scorso anno. "Lo desideravamo ardentemente", ha detto Medalla, 66 anni, riferendosi all'uscita di scena di Maduro.

Il pregiudicato presidente americano Donald Trump nella sua continua idea di grandezza che non ha eguale al mondo, ha lanciato un avvertimento diretto alla presidente ad interim venezuelana Delcy Rodriguez, affermando che rischia conseguenze più gravi di quelle toccate a Nicolas Maduro se non "farà la cosa giusta", dopo l'intervento armato Usa che ha portato alla cattura del presidente venezuelano. In un'intervista a The Atlantic, Trump ha detto che "se non farà la cosa giusta, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di Maduro", menzionando Nicolas Maduro come detenuto in un carcere di New York. Il presidente Usa ha chiarito di non essere disposto a tollerare quello che ha definito rifiuti sfidanti di Rodriguez, sottolineando che Washington è pronta ad aumentare la pressione sulle autorità venezuelane rimaste al potere.

"Abbiamo assolutamente bisogno della Groenlandia per questioni di difesa": così Trump in un'intervista a The Atlantic, descrivendo l'isola, che attualmente fa parte della Danimarca, come "circondata da navi russe e cinesi".

Poco prima il premier della Groenlandia aveva replicato a un post di Katie Miller, podcaster e moglie del consigliere per la sicurezza interna Usa, che raffigura il territorio avvolto in una bandiera americana, come irrispettosa. "Vorrei dirlo con calma e chiarezza fin da subito: non c'è motivo di farsi prendere dal panico né di preoccuparsi" ha scritto Orla Joelsen su X commentando l'immagine condivisa dalla donna, repubblicana ed ex membro del Consiglio consultivo sull'intelligence del Presidente, “Il nostro Paese non è in vendita e il nostro futuro non è deciso dai post sui social media. La nostra posizione è saldamente fondata sul diritto internazionale e sugli accordi riconosciuti a livello internazionale”. Esattamente un anno fa, quando Trump ha ventilato ambizioni sul territorio artico. 

Oggi, appaiono qualcosa di più di un'ambizione. Nell'intervista a The Atlantic, alla domanda se l'attacco al Venezuela possa indicare la volontà di un'azione militare per il controllo della Groenlandia, Trump ha affermato che spetta ad altri decidere cosa significhi l'azione militare Usa per quanto riguarda il territorio danese. “Dovranno valutarlo da soli”.

È il peggiore carcere federale degli Stati Uniti, conosciuto anche come la 'Guantanamo di New York'. E ha ospitato negli anni alcuni detenuti alla ribalta delle cronache, dall'ex complice di Jeffrey Epstein a Sean 'Diddy' Combs passando per Luigi Mangione, il killer dell'amministratore delegato di United Health Care. Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn, dove è rinchiuso Nicolas Maduro, è rinomato per il regime carcerario durissimo. Pur essendo collocato fra un'autostrada e il porto di New York, una delle aree con la maggiore concentrazione al mondo di avvocati e difensori di diritti civili, il carcere è sfuggito finora a qualsiasi tentativo di controllo e verifica nonostante le lamentele e le denunce. Negli anni diversi giudici hanno ridotto le pene dei detenuti per compensare le condizioni sopportate nella struttura prima del processo. Nel penitenziario, l'unico gestito a livello federale di New York, i detenuti passano infatti in via transitoria e dopo il processo vengono solitamente trasferiti in altre prigioni, come accaduto all'ex re della droga El Chapo.

Maduro è atteso probabilmente il 5 gennaio in tribunale per la sua prima apparizione. I capi di accusa mossi nei suoi confronti, contenuti nelle 25 pagine di incriminazione, sono cospirazione per narcotraffico e terrorismo, cospirazione per l'importazione di cocaina e possesso di armi.

Gli Stati uniti non sono in guerra con il Venezuela ma stanno conducendo una offensiva contro le organizzazioni del narcotraffico e applicando le proprie leggi, comprese le sanzioni sul petrolio. Lo ha dichiarato il segretario di Stato statunitense Marco Rubio intervistato da Kristen Welker a Meet the Press, il talk show domenicale del network Nbc, commentando l'operazione militare contro il Venezuela e la cattura del presidente Nicolas Maduro. "Non c'è una guerra. Siamo in guerra contro le organizzazioni del traffico di droga. Non è una guerra contro il Venezuela", ha affermato, spiegando che Washington sta facendo rispettare le leggi americane in materia di sanzioni petrolifere. Il segretario di Stato ha precisato che le autorità statunitensi colpiscono esclusivamente entità già sanzionate. "Abbiamo sanzionato delle entità, andiamo in tribunale, otteniamo un mandato e sequestriamo quelle navi cariche di petrolio. E questo continuerà", ha detto, aggiungendo che gli Stati uniti continueranno a riservarsi il diritto di colpire le imbarcazioni coinvolte nel traffico di droga dirette verso il loro territorio. Rubio ha inoltre sottolineato che tali operazioni prendono di mira organizzazioni criminali transnazionali, citando il cosiddetto cartello dei Soli. "Ci riserviamo il diritto di colpire le barche del narcotraffico che portano droga verso gli Stati uniti e che sono gestite da organizzazioni criminali transnazionali, incluso il  Cartel de los Soles", ha dichiarato. "Il leader di quel cartello è ora sotto custodia negli Stati uniti e sta affrontando la giustizia americana nel distretto sud di New York, ed è Nicolas Maduro", ha affermato, definendo l'operazione un passo avanti significativo. "Abbiamo fatto grandi progressi da questo punto di vista", ha detto ancora, “lo scopo di questa politica è vedere cambiamenti in Venezuela che siano vantaggiosi per gli Stati uniti, prima di tutto, perché è per questo che lavoriamo”, ma "crediamo che questi cambiamenti siano anche vantaggiosi per il popolo del Venezuela, che ha sofferto enormemente. Vogliamo un futuro migliore per il Venezuela, renderebbe la regione più stabile" ha concluso. Rubio ha anche elogiato la leader dell'opposizione Machado e il suo movimento, ma ha sottolineato i limiti attuali dell'opposizione. "Maria Corina Machado è fantastica, ed è una persona che conosco da moltissimo tempo, e lo è anche l'intero movimento. Ma stiamo affrontando la realtà immediata", ha affermato. Secondo il segretario di Stato, “la realtà immediata è che, purtroppo e tristemente, la stragrande maggioranza dell'opposizione non è più presente all'interno del paese”.

"Non possiamo permettere, nel nostro emisfero, un paese che diventi un crocevia per le attività di tutti i nostri nemici nel mondo", ha detto poi Rubio nel corso dell'intervista, "i nostri militari stanno aiutando la Guardia costiera a svolgere una funzione di applicazione della legge, che comprende non solo la cattura di Maduro, ma anche l'applicazione delle nostre sanzioni", ha spiegato. "Andiamo in tribunale, otteniamo un mandato e sequestriamo le navi".

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