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Una corte d’Appello americana confermano l’illegalità dei dazi di Trump”, lui fa ricorso. Il deficit Usa cresce del 22,1%.

Washington, 30 Ago 2025 – Una Corte d'Appello USA ha stabilito che la maggior parte dei dazi di Trump sono illegali, compromettendo l'uso che il Presidente ne fa come strumento chiave di politica economica internazionale. I giudici hanno consentito che i dazi restino in vigore fino al 14 ottobre per dare al governo Trump la possibilità di presentare ricorso alla Corte Suprema.

"La legge conferisce al Presidente un'autorità significativa per intraprendere una serie di azioni in risposta a un'emergenza nazionale dichiarata, ma nessuna di queste azioni include esplicitamente il potere di imporre tariffe, dazi o simili, o il potere di tassare", afferma la Corte. 

Donald Trump attacca su Truth la sentenza di una Corte d'Appello USA contro i suoi dazi, sostenendo che se fosse lasciata in vigore "distruggerebbe letteralmente gli Stati Uniti d'America". Definisce la Corte “scorretta e partigiana” e annuncia ricorso alla Corte Suprema.

"Se è un giorno che finisce con la lettera 'y', è un giorno in cui Trump viene trovato colpevole di aver violato la legge!": il governatore della California, Gavin Newsom, deride su X Donald Trump dopo che una Corte d'appello di Washington ha dichiarato illegale la maggior parte dei suoi dazi. Il senso della frase è che ogni giorno (in inglese tutti finiscono in 'y') a Trump viene contestata la violazione di una legge.

"Trump è il più grande fallito d'America", ha poi commentato Newsom in una nota. Il governatore del Golden State afferma che, sebbene il presidente americano sia un "perdente, le vere vittime sono i cittadini comuni, che continuano a subire gli effetti delle sue politiche economiche fallimentari". Secondo il governatore dello Stato più ricco e popoloso del Paese, che in questi mesi si sta profilando come l'antagonista principale del tycoon, "mentre Trump giocava a golf o pubblicava post notturni su Truth Social", l'economia nazionale in forte crescita è diventata stagnante "in tempi record".

Secondo i conti di Sacramento, i dazi farebbero perdere oltre 64.000 posti di lavoro solo in California, primo Stato ad aver intentato una causa legale per bloccarli lo scorso 16 aprile.

I recenti accordi commerciali transatlantici (compresa l'introduzione di dazi del 15%, "dannosi per la nostra economia e in gran parte unilaterali") e le minacce del presidente Trump di imporre ulteriori dazi ai Paesi con tasse o legislazioni digitali, sono profondamente problematici. Lo scrive il Pse che ieri ha riunito in video collegamento i leader socialisti europei, tra cui Antonio Costa (Presidente del Consiglio Europeo), Mette Frederiksen (premier della Danimarca), Lars Klingbeil (vice Cancelliera della Germania), Iratxe Garcia (Presidente del Gruppo S&D all'Europarlamento), Elly Schlein (segretaria del PD), Teresa Ribera (vicepresidente della Commissione Ue) e Magdalena Andersson (leader di SAP Svezia).
"In quanto progressisti - prosegue il Pse - sottolineiamo che l'Europa non deve accettare tali pressioni unilaterali. La nostra politica commerciale deve salvaguardare l'autonomia strategica dell'Europa e garantire che le relazioni economiche siano basate su equità e valori condivisi".

Il Presidente del Pse, Stefan Lofven, ha sottolineato: "Per noi progressisti, il commercio non riguarda solo i dazi o le cifre, ma anche la protezione delle persone, la giustizia e la difesa della capacità dell'Europa di agire con autonomia e dignità sulla scena mondiale".

'Unione europea deve essere pronta a rinunciare all'accordo commerciale sui dazi con gli Usa se Trump darà seguito alle minacce di ritorsioni contro le regole digitali Ue. Lo chiede la vicepresidente esecutiva della Commissione europea, Teresa Ribera, in un'intervista al Financial Times. Secondo Ribera, l'Ue non può fare concessioni sulle sue leggi di punta, il Digital services act e il Digital markets act. "Le imprese americane stanno ottenendo grandi profitti da questo mercato, ma sono soggette alle stesse leggi e regolamenti di qualsiasi altro attore, indipendentemente da dove abbiano la loro sede centrale", continua Ribera, chiarendo che eventuali minacce da parte di Washington non fermeranno l'azione regolatoria dell'Ue.

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