Cagliari, 14 Giu 2024 - L'Idromostro, considerato come il complesso dei tanti problemi del sistema idrico sardo, costituisce oggi una delle principali emergenze dell'Isola.
A come Abbanoa - Abbanoa è una realtà non più solo amministrativa e gestionale ma istituzionale, politica, economica e soprattutto tecnica.
L'unico posto dove si concentra il sapere in materia idrica è diventato Abbanoa. Quando bisogna fare delle leggi su Abbanoa, quindi, si chiede ad Abbanoa di scriverle.
A quel punto si cade esattamente in una situazione nella quale il controllato diventa controllore e nella quale la spinta corporativa prevale su ogni considerazione rispetto al bene comune.
Non c'è più una valutazione politica che per definizione è la valutazione dell'interesse pubblico, ma c'è una valutazione di parte che spinge le decisioni pubbliche a proteggere interessi particolari.
E in questo caso sono gli interessi di Abbanoa.
Ciò avviene prima di tutto perché non si rispettano le leggi, e mi riferisco alla Legge Galli, cioè la legge quadro del settore, in cui i principi fondamentali sono traditi puntualmente dalle azioni della Regione. Il primo tra tutti è la distinzione tra la gestione e il controllo, che magari viene rispettata formalmente ma nella pratica no.
O come ottimalità –
Poi c'è il problema dell'ottimalità. Cosa vuol dire ottimalità? Significa che un bene o un servizio, in questo caso l'acqua, viene prodotto ad un costo unitario più basso possibile per essere distribuito agli utenti che lo devono pagare con la loro tariffa, e quindi si esclude la possibilità che la fiscalità generale si incarichi di pagare l'acqua. L'acqua non vuol dire solo un litro di acqua, vuol dire l'acqua e tutte le strutture che servono per portare nelle case un litro d'acqua. Il principio è che sia un bene e un servizio a domanda individuale, e quindi se voglio un litro d'acqua a casa mia, in qualsiasi zona della Sardegna, lo pago. Questo principio è tradito costantemente perché non c'è l'ottimalità, cioè l'acqua in Sardegna non è prodotta e distribuita al costo più basso possibile. Se noi dovessimo pagare l'acqua per quello che realmente costa, - prosegue il consigliere nuorese del Partito Democratico - la pagheremmo due euro al litro, per far reggere una baracca come quella di Abbanoa. Allora, per evitare questo, si fanno delle tariffe politiche, vietate perché non coprono l'interezza dei costi, e ciò che rimane da coprire diventa prima deficit, poi debito e per finire diventa ripianamento di deficit o di debito a cura della fiscalità generale, in modo truffaldino. Si fa finta di aumentare il capitale, si emettono obbligazioni, si prova a ingegnerizzare lo squilibrio permanente e strutturale del bilancio di questo gestore per ingannare la necessità che invece l'acqua sia pagata a tariffa. Se si dicesse la verità, ovviamente ci sarebbe una rivoluzione, si scoprirebbe che quella gestione non è ottimale ma è in diseconomia di scala.
I politici, tra le varie formulette che imparano a memoria, hanno imparato solo quella dell'economia di scala, che andava tanto di moda nei primi Anni 2000. L'economia di scala è la necessità per raggiungere l'ottimalità di diventare più grandi. Solo che, una volta superato il livello dell'ottimalità, si diventa troppo grandi e si va in diseconomia di scala. Quando si è in diseconomia di scala bisogna ridurre la nostra dimensione per andare verso l'ottimalità.
Sulla base di uno studio che abbiamo fatto con "Democrazia sull'acqua", - prosegue - un'associazione di studiosi sulla materia, è stata fatta una grande comparazione con tutti i gestori italiani e anche internazionali, che ci ha permesso di scoprire che la dimensione di un ambito unico sardo è tripla rispetto a quella considerata mediamente ottimale valutando la generalità dei gestori unici.
Questa dimensione tripla produce una diseconomia di scala che fa salire enormemente il costo unitario del litro d'acqua.
L'acqua gestita in modo diseconomico costa molto di più perché, contrariamente a quello che hanno fatto credere e che si crede, un unico gestore spende molto di più per fare tutto quello che facevano dei piccoli gestori.
Non si è trovato l'equilibrio dicendo che tutti i sardi hanno diritto all'acqua, che la tariffa deve essere unica per tutti, il che ha portato all'ambito unico, al gestore unico.
Si è fatta enorme confusione tra necessità di tariffe più basse possibili, quindi ottimalità, e dimensione ottimale dell'ambito, quindi un ambito unico ideologico e non econometrico come invece sarebbe dovuto essere.
Siccome dalle dimensioni dell'ambito dipende anche la tariffa, allora bisogna puntare all'ottimalità. Invece non è stata fatta una scelta econometrica ma una scelta ideologica, una scelta fatta equamente sia dalla destra che dalla sinistra.
Dalla sinistra per il fatto ideologico, dalla destra perché si ritiene che, sempre nella logica del potere, un solo ambito sia più facile da governare, da conquistare e da tenere, rispetto a tanti ambiti federali.
In questo dibattito culturale, tecnico e politico, - continua l’esponente politico sardo - si scontrano due concezioni: la concezione autonomista e autonomistica con la concezione centralista e dirigista e disintermediatrice che ha trionfato con la legislazione della crisi. Cioè l'idea che si debbano ridurre al minimo i centri di decisione, ridurre al minimo il numero degli ambiti delle decisioni, ridurre al minimo il numero delle persone che decidono, alla ricerca di una scelta rapida, di una dimensione che loro chiamano industriale e che invece è semplicemente diseconomica, e di una centralizzazione del controllo che determina un'immensa crescita delle spese di controllo.
Ecco perché, nonostante alcuni risultati importanti raggiungi, c'è ancora tanta strada da fare.
La legge regionale del 2015 ha superato un tabù, che è quello dell'ambito unico. Oggi in Sardegna non vige più l'ambito unico obbligatorio, ma si possono costituire più ambiti.
Questo si deve anche alla proposta della Giunta Pigliaru, all'inizio della legislatura, alla quale abbiamo fornito tutta la documentazione degli studi di "Democrazia sull'acqua", promettendo una battaglia politica pubblica su questo tema.
Una documentazione, compreso molto bene e valutato talmente importante da dover costruire una legge che ne tenesse conto, naturalmente senza disturbare il manovratore. Mi ha dato regione sul principio ma senza attuarlo, cioè si è stabilito che non è obbligatorio un unico ambito, ma si può crescere come numero di ambiti sino a raggiungere l'ottimalità. Non si è fatto assolutamente nulla per modificare i termini di assetto e quindi è rimasto l'ambito unico e l'assegnazione a una società pubblica che è Abbanoa. È stata negata la piena legittimazione dell'Idromostro, gettando le basi culturali per il superamento dell'Idromostro sardo, ma tenendolo in vita.
Ecco perché, a distanza di anni, è ancora evidente a tutti una realtà tecnico-scientifica che da ormai dieci anni ci sforziamo di diffondere nella sua semplicità: l’ambito unico sardo non è ottimale in relazione al servizio idrico. E' un ambito troppo grande che crea diseconomie di scala. Per ottenere i servizi al costo unitario più basso possibile, cioè ottimalità, bisogna ridurre le dimensioni dell’ambito: tutte le nostre ricerche hanno dimostrato che è ottimale l'ambito di 500.000 persone, che distribuisca 1,5 milioni di metri cubi d'acqua.
Adesso è arrivato nuovamente il momento di dire chiaramente che non esistono alternative alla distruzione dell'ambito unico, con lo smantellamento di Abbanoa, e alla ricostituzione di una dimensione ottimale degli ambiti.
Siamo certi – aggiunge Deriu - che le nostre previsioni si stanno avverando: gli studi passati di "Liberiamo l'acqua" e di "Democrazia sull'acqua" hanno rivelato i contorni del fallimento di Abbanoa, del sistema idrico integrato e della finanza pubblica sarda in relazione alle conseguenze dell'errato dimensionamento dell'ambito unico.
Ho dato tempo prima alla Giunta di centrosinistra, che ha avuto come unico merito quello di superare il vecchio sistema dell'ambito unico, un superamento legislativo ma non effettivo, poi ho dato tempo all'attuale Giunta di centrodestra, che invece non si è proprio occupata dell'argomento.
E ora, - conclude il capogruppo Pd Deriu - di fronte agli ennesimi disastri che vengono compiuti da Abbanoa, dal sistema dell'ambito unico, annuncio una nuova campagna che non può che essere trasversale come lo è stato in passato.
A partire da ora, pertanto, riprenderemo tutte le azioni tese da un lato a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'argomento, dall'altro a destrutturare l'Idromostro e a ricostruire un sistema economicamente, finanziariamente e tecnicamente sostenibile. Com









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