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Questa volta il Santo Padre sull’Ucraina sbaglia e alimenta la notizia che sia filo Putin. Infatti, ieri ha esortato l’Ucraina ad arrendersi e consegnarsi ad un criminale di guerra e il Medio Oriente e ha aggiunto che: “È più forte chi ha il coraggio della bandiera bianca”.

Città del Vaticano, 10 Mar 2024 – Ieri il Papa ha fatto una dichiarazione che ha lasciato di stucco il mondo. Secondo lui gli ucraini dopo le centinaio di miglia di morti che hanno dato la vita per difendere la loro amata patria, devono arrendersi e consegnarsi al criminale di guerra Putin, realizzando così il sogno del dittatore russo in modo che possa cominciare a ricreare la grande Urss da cui lui proviene.

Quindi con questa sua dichiarazione ha alimentato ancora di più le voci che lo vogliono sempre più schierato al fianco della Russia e del suo padre e padrone, nonché terribilmente sanguinario che ordina l’assassinio di ogni suo rivale o chi parla male di lui e del suo operato. Pertanto il Santo padre questa volta è uscito ulteriormente allo scoperto mettendo in piazza le sue vere ammirazioni.

Infatti ieri, in una lunga intervista concessa a Rsi, la tv della svizzera italiana, che andrà in onda il 20 marzo nel programma culturale ‘Cliché’ e della quale Vatican news anticipa alcuni passaggi salienti. Al centro del colloquio con il giornalista Lorenzo Buccella, i conflitti in Ucraina e a Gaza.

Sono parole forti quelle di Papa Francesco. "Credo che è più forte chi vede la situazione, chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca, di negoziare. E oggi, si può negoziare con l’aiuto delle potenze internazionali" dice. La guerra in Medio Oriente? "La fanno due, non uno. Gli irresponsabili sono questi due che fanno la guerra" afferma. Sottolinea come "a volte gli interventi umanitari servano a coprire il senso di colpa". E mette l'accento su chi parla di difesa, "ma poi bombarda gli altri".

Come rispondono i potenti della terra al Papa quando chiede la pace? "C'è chi dice: è vero, ma dobbiamo difenderci. E poi ti accorgi che hanno la fabbrica degli aerei per bombardare gli altri. Difenderci no, distruggere. Come finisce una guerra? Con morti, distruzioni, bambini senza genitori. Sempre c'è qualche situazione geografica o storica che provoca una guerra...Può essere una guerra che sembra giusta per motivi pratici. Ma dietro una guerra c'è l'industria delle armi, e questo significa soldi". "Mi diceva l'economo, un mese fa - mi dava il rendiconto di come stavano le cose in Vaticano, sempre in deficit - mi diceva: lei sa dove oggi gli investimenti danno più reddito? La fabbrica delle armi. Tu guadagni per uccidere. Più reddito: la fabbrica delle armi". "Terribile la guerra. E non esiste una guerra bianca. La guerra è rossa o nera". "Io questo lo dico sempre: quando sono stato nel 2014 al Redipuglia ho pianto. Poi lo stesso mi è successo ad Anzio - racconta -, poi tutti i 2 novembre vado a celebrare in un cimitero. L'ultima volta sono andato al cimitero britannico e guardavo l'età dei ragazzi. Terribile. Questo l'ho detto già, ma lo ripeto: quando c'è stata la commemorazione dello sbarco in Normandia, tutti i capi di governo hanno celebrato quella data ma nessuno ha detto che su quella spiaggia sono rimasti ben 20 mila ragazzi".

"Credo che è più forte chi vede la situazione, chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca, di negoziare. E oggi si può negoziare con l’aiuto delle potenze internazionali. La parola negoziare è una parola coraggiosa. Quando vedi che sei sconfitto, che le cose non vanno, occorre avere il coraggio di negoziare. Hai vergogna, ma con quante morti finirà? Negoziare in tempo, cercare qualche paese che faccia da mediatore. Oggi, per esempio nella guerra in Ucraina, ci sono tanti che vogliono fare da mediatore. La Turchia, si è offerta per questo. E altri. Non abbiate vergogna di negoziare prima che la cosa sia peggiore”.

"Dobbiamo andare avanti. Tutti i giorni alle sette del pomeriggio chiamo la parrocchia di Gaza. Seicento persone vivono lì e raccontano cosa vedono: è una guerra. E la guerra la fanno due, non uno. Gli irresponsabili sono questi due che fanno la guerra". "Poi non c'è solo la guerra militare, c'è la 'guerra-guerrigliera', diciamo così, di Hamas per esempio, un movimento che non è un esercito. E' una brutta cosa".

E nella serata di ieri, arriva la precisazione del portavoce del Vaticano: “Il Papa non chiede a Kiev la resa”. Ma purtroppo dalla sua bocca è uscita la parola resa e alzare bandiera bianca.

L'intervento di Matteo Bruni mette chiarezza e confuta l'interpretazione data da alcune agenzie di stampa sulle affermazioni del Pontefice riguardo “il coraggio della bandiera bianca” e la guerra in Ucraina.

''Il Papa usa il termine bandiera bianca, e risponde riprendendo l'immagine proposta dall'intervistatore, per indicare con essa la cessazione delle ostilità, la tregua raggiunta con il coraggio del negoziato. Altrove nell'intervista, parlando di un'altra situazione di conflitto, ma riferendosi a ogni situazione di guerra, il Papa ha affermato chiaramente: “Il negoziato non è mai una resa", precisa il portavoce del Vaticano.  ''L'auspicio del Papa - ribadisce Bruni - resta quello sempre ripetuto in questi anni, e ripetuto recentemente in occasione del secondo anniversario del conflitto: ”Mentre rinnovo il mio vivissimo affetto  al martoriato popolo ucraino e prego per tutti, in particolare per le  numerosissime vittime innocenti, supplico che si ritrovi quel po' di umanità che permetta di creare le condizioni di una soluzione diplomatica alla ricerca di una pace giusta e duratura'''.

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