Kiev, 10 Mar 2024 - "La nostra bandiera è gialla e blu. Questa è la bandiera con la quale viviamo, moriamo e vinciamo. Non isseremo mai altre bandiere". Lo scrive su X il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, dopo le parole del papa sulla "bandiera bianca". "Ringraziamo Sua Santità Papa Francesco per le sue costanti preghiere per la pace, e continuiamo a sperare che dopo due anni di guerra devastante nel cuore dell'Europa, il Pontefice trovi l'opportunità di compiere una visita apostolica in Ucraina per sostenere oltre un milione di ucraini cattolici, oltre cinque milioni di greco-cattolici, tutti cristiani e tutti ucraini".
"Il più forte è colui che, nella battaglia tra il bene e il male, si schiera dalla parte del bene anziché tentare di metterli sullo stesso piano chiamandoli 'negoziati'. Allo stesso tempo, quando si parla di bandiera bianca, conosciamo questa strategia del Vaticano dalla prima metà del XX secolo. Invito a evitare di ripetere gli errori del passato e a sostenere l'Ucraina e il suo popolo nella giusta lotta per la propria vita", ha aggiunto Kuleba.
"È molto importante essere coerenti! Quando si parla della terza guerra mondiale, che abbiamo ora, è necessario imparare le lezioni dalla seconda guerra: qualcuno allora ha parlato seriamente dei negoziati di pace con Hitler e di bandiera bianca per soddisfarlo? Quindi la lezione è solo una: se vogliamo finire la guerra, dobbiamo faredi tutto per uccidere il Dragone!". Lo afferma sui social l'ambasciata ucraina presso la Santa Sede, dopo l'intervista rilasciata dal Papa alla emittente svizzera.
"Le parole di papa Bergoglio sul coraggio della (di alzare) bandiera bianca", sul "negoziare quando vedi che sei sconfitto sono sconvolgenti, imbarazzanti e profondamente offensive nei confronti di un popolo che da oltre due anni cerca di sopravvivere alla terribile e criminale aggressione russa". E' quanto ha dichiarato Oles Horodetskyy, presidente dell'Associazione cristiana degli ucraini in Italia, in un post su Facebook. "Alla richiesta di arrenderci del boia del Cremlino rispondiamo con la resistenza, mai avremmo immaginato di ricevere la stessa richiesta dal nostro Papa, capo della Chiesa Cattolica e predicatore di Vangelo. Per un cristiano è inaccettabile arrendersi al male e al peccato che rappresenta oggi la Russia di Vladimir Putin. Difendere la propria vita e la propria casa è dovere sacrosanto di ogni cittadino. Proprio in questo momento difficile - prosegue Horodetskyy - quando gli aiuti americani sono bloccati e l'Ucraina rischia di rimanere isolata e in balia dell'aggressore, sentire dal Papa questi infelici appelli è fortemente deludente. L'Ucraina non è stata sconfitta e non abbiamo visto alcuna volontà di arrendersi da parte del nostro popolo". "Ci aspettiamo dal Papa una forte condanna dei peccati russi di aggressione, di assassinio di massa, di violenza e distruzione. Ci aspettiamo dal papa un appello a Putin di fermare l'aggressione e andarsene dall'Ucraina. Ci aspettiamo dal papa di essere un promotore di una pace giusta e non certo un alleato morale dell'aggressore. La parola ha una grande importanza - ha concluso Horodetskyy - soprattutto quando è la parola del Pontefice, e bisogna usarla con molta prudenza e responsabilità per non danneggiare la Chiesa di Cristo e la fede dei suoi devoti".
“Non si può negoziare con chi è riconosciuto criminale dal diritto internazionale" dalla Corte dell'Aja, cioè Putin, "non si può negoziare con i terroristi”. All'indomani delle anticipazioni dell'intervista di Papa Francesco alla Radiotelevisione Svizzera, con l'esortazione all'Ucraina perché accetti un compromesso con la Russia, l'ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andrii Yurash, è intervenuto in diretta su RaiNews24 ribandendo la posizione delle autorità di Kiev e dato che “il Pontefice parla della situazione attuale come di una terza guerra mondiale” invita a imparare dalle “lezioni della seconda”, quando “nessuno cercava di mettere a proprio agio Hitler, tutti cercavano di indebolirlo e di rafforzare invece i suoi nemici”.
“La comunità internazionale deve essere attenta verso le parole del presidente francese Emmanuel Macron, che ha chiesto passi concreti verso una presenza della Nato sul territorio ucraino, come garante di una vittoria sul Male, sulla fonte dei problemi del mondo”, ha proseguito.
Ha poi affermato che "ovviamente il popolo ucraino vuole la pace, ma la pace giusta, la pace dopo la vittoria. Siamo pronti a negoziare se l'obiettivo è ripristinare la nostra integrità territoriale e il ritorno verso un ordine mondiale basato sui diritti umani e civili. Gli appelli per la pace devono andare non verso l'Ucraina ma verso la Russia, che ha infranto tutte le regole e ha scatenato questa ‘terza guerra mondiale a pezzi’, come dice il Papa.
Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha invitato Papa Francesco a incoraggiare la Russia a ritirare le sue truppe dall'Ucraina in risposta alle dichiarazioni del Pontefice, il quale ha affermato che l'Ucraina dovrebbe avere il coraggio di "alzare bandiera bianca" e "negoziare" per raggiungere un accordo fine al conflitto. "Che ne dice, per bilanciare, di incoraggiare Putin ad avere il coraggio di ritirare il suo esercito dall'Ucraina? La pace arriverebbe immediatamente senza bisogno di negoziati", ha scritto in un messaggio sul suo account X, accompagnato da un video. Alle parole del pontefice ha fatto riferimento anche il presidente della Lettonia, Edgards Rinkevics: "La mia opinione: non dobbiamo capitolare davanti al male, dobbiamo combatterlo e sconfiggerlo, affinché il male alzi bandiera bianca e capitoli", ha dichiarato Rinkevics.
"Come si fa a pensare che di fronte a una potenza espansionista, a un paese imperialista, ci si possa permettere di fare un passo di lato? Significherebbe dargli la possibilità di approfittarne per andare avanti. Noi dobbiamo parlare lo stesso linguaggio della Russia, quello dei rapporti di forza. Siamo molto ingenui a pensare che dovremmo fissare noi i nostri limiti, mentre è la Russia a violare il diritto internazionale": lo ha detto la ministra degli Esteri francese, Stéphane Séjourné, in un'intervista pubblicata oggi da La Tribune Dimanche. A una domanda sull'ipotesi, evocata dal presidente Emmanuel Macron, di un futuro invio di truppe in appoggio a Kiev, Séjourné afferma: "il tema è sapere se si può portare la Russia a cessare la guerra in un altro modo rispetto a quello di sostenere al massimo l'Ucraina. La Storia ci dà qualche esempio dell'impasse delle strategie del distacco e della debolezza. Quelli che, nel maggio 1939, non volevano morire per Danzica, hanno soltanto stimolato Hitler". Per il ministro, "la Storia ci ha mostrato che, quando i paesi si lasciano dettare la loro politica estera da un paese imperialista, allora si può rischiare un incendio. Tenere testa alla Russia, significa quindi proteggere i francesi e la pace. E' questo il vero patriottismo".
La Russia sta utilizzando una nuova potente bomba che sta decimando le difese ucraine e che potrebbe cambiare gli equilibri al fronte. Lo riporta la Cnn in un lungo articolo postato su internet. La bomba è stata denominata FAB-1500, ha un peso di 1,5 tonnellate di cui circa la metà è composto da esplosivo ad alto potenziale. Viene lanciata da aerei russi a circa 60-70 chilometri dall'obiettivo sul quale arriva planando grazie a due ali estraibili e ad un sistema di guida a distanza.
"Gli ultimi due anni, senza esagerare, sono stati di gran lunga i più difficili degli ultimi 30 anni", ha dichiarato in un'intervista all'agenzia statunitense Associated Press Mihai Popsoi, vice premier e ministro degli Esteri della Moldavia. "Sappiamo che il Cremlino investirà molte energie e risorse finanziarie attraverso i suoi alleati per cercare di ottenere il risultato che vuole", ha dichiarato Popsoi, "Stanno cercando di corrompere gli elettori e di usare i cittadini per corromperli", ha aggiunto. "I russi stanno imparando e si stanno adattando, e stanno cercando di usare il processo democratico contro di noi... per rovesciare un governo democratico in Moldavia".
Secondo il vice premier, "un numero significativo di moldavi vive ancora sotto l'incantesimo della propaganda russa che ha fatto della Nato un uomo nero, ma questo non ci impedisce di cooperare con i nostri partner Nato e di costruire la resilienza delle nostre forze armate". Dall'inizio della guerra, la Moldavia ha ricevuto un sostegno finanziario e diplomatico fondamentale dai suoi partner occidentali, ma ha bisogno di investimenti a lungo termine, ha detto Popsoi. Il referendum che si terrà quest'anno sull'adesione all'Unione europea mira a valutare il futuro dei moldavi. I funzionari hanno l'ambizioso obiettivo di ottenere la piena adesione entro il 2030. ""Faremo del nostro meglio per far passare il messaggio che c'è un domani migliore e che è all'interno dell'Unione europea", promette Popsoi, "non importa quanto la propaganda russa cerchi di convincere i nostri cittadini del contrario".












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