Roma, 9 Mar 2024 - Manifestazioni ieri nelle principali città italiane, e iniziative del governo, come l'ingresso libero ai Musei per le donne. Negli scavi di Pompei apre la sezione femminile del complesso delle Terme del Foro.
"La giornata internazionale delle donne è e deve essere una giornata di lotta contro tutte le discriminazioni che colpiscono le donne, in una società che è ancora profondamente patriarcale". Lo scrive sui social la segretaria del Pd Elly Schlein. "Anche oggi si alza la voce della rivendicazione di donne e ragazze per il diritto di vivere una vita libera dalla disparità, dalla violenza, da una dinamica di potere fatta di subalternità e sopraffazione che non siamo disposte ad accettare. La vediamo anche nel lavoro. Il divario salariale e pensionistico è solo uno degli aspetti di ingiustizia più evidente. Ci sono gli ostacoli nell’accesso al lavoro, le domande discriminatorie nei colloqui, le maggiori difficoltà nel fare carriera, la consapevolezza di quanto il part time forzato e il lavoro precario colpiscano maggiormente le donne in questo Paese", aggiunge Schlein, assicurando che "continueremo a batterci contro la precarietà e il lavoro povero, per il salario minimo e per un congedo paritario di 5 mesi pienamente retribuito e non trasferibile per entrambi i genitori. Per redistribuire il carico di cura che grava sproporzionatamente sulle spalle delle donne". Poi "continueremo a batterci contro ogni forma di violenza di genere, fisica e mentale. Oggi l’Udu ha presentato 1500 testimonianze di molestie e discriminazioni raccolte in meno di un mese nelle università, perché anche i luoghi del sapere non sono sicuri. Eppure per rimuovere le cause più profonde di un fenomeno che è culturale e strutturale la repressione non basta, serve la prevenzione: dobbiamo partire proprio dall’educazione alle differenze, al rispetto, all’affettività in tutti i cicli scolastici. Per sradicare il pregiudizio sessista prima che si formi e sia tardi", osserva la segretaria dem, che conclude: "Mentre in Francia hanno costituzionalizzato il diritto all’aborto, in Italia siamo ancora lontanissimi dalla piena attuazione della legge 194. Serve fissare una percentuale obbligatoria di medici non obiettori nelle strutture, perché ci sono territori dove l’accesso all’IVG è impedito di fatto, e regioni che ancora ignorano le linee guida che permettono di accedere alla pillola Ru486 anche nei consultori"
In migliaia sono scesi in piazza a Bologna alla manifestazione organizzata dall'associazione 'Non una di meno' che ha indetto per l'8 marzo lo sciopero generale contro "la violenza del patriarcato" e per gridare "stop al genocidio" a Gaza. Hanno sfilato almeno in 10mila partendo da piazza XX settembre per ricordare che "se ci fermiamo noi si ferma il mondo" e che questa, "non e' una giornata di festa". Tanti gli interventi, dalla Casa delle donne alle comunità migranti per manifestare contro le violenze e le discriminazioni sulle donne e il gender gap.
Sono diverse migliaia le persone che si sono radunate ieri davanti alla stazione Centrale di Milano per partecipare allo 'sciopero transfemminista' organizzato da Nonunadimeno per la Giornata internazionale della donna, un corteo che passerà da piazza della Repubblica e arriverà fino a Piazza Fontana. Una giornata intera dedicata alle donne, dopo che questa mattina più di un migliaio di studenti ha sfilato per le vie del centro di Milano contro il patriarcato ma anche per chiedere la liberazione della Palestina. Durante il corteo mattutino un piccolo gruppo in tuta bianca ha macchiato di vernice le vetrine di Zara e lanciato palloncini di vernice verso Starbucks e su un cartellone pubblicitario di Armani. A Porta Venezia invece un numero più cospicuo ha occupato un punto vendita di McDonald's.
I manifestanti, soprattutto ragazze, sono entrate urlando "siamo il grido altissimo e feroce di tutto quelle donne che non hanno voce" e poi hanno fatto un sit-in con altri slogan fra cui 'Palestina libera'.
La sera, invece, al presidio hanno preso parte donne, uomini e anche molti bambini accompagnati dai genitori. Tra la folla sventolavano bandiere dei Sentinelli, della rete No Cpr con cartelli come 'io l'8 tutto l'anno', 'Basta violenza machista', 'Libera da commenti e battute sulla maternità' o come quello di un uomo che su un cartone ha scritto: 'Sono qui per imparare'. Su un palazzo che affaccia su piazza Duca d'Aosta è stata anche proiettata la scritta con il laser '8 marzo, Milano, NUDM'. "Vogliamo che le strade della nostra città - hanno detto con il megafono gli organizzatori -siano attraversate da tutte e tutti: riprendiamoci le strade di Milano perché siamo di nuovo marea contro la retorica patriarcale e razzista". Durante il corteo anche un altro blitz sui cartelloni di un cantiere di un edificio su via Vittor Pisani "di un fondo immobiliare che specula" con la scritta con la bomboletta spray 'casa per tutte'.
L'Unione Europea "dovrebbe rinforzare il suo impegno diplomatico a favore dei diritti delle donne in Iran, supportando un cambio di regime che garantisca la promozione della democrazia, dei diritti umani e della sicurezza". Lo chiedono, in sintesi, gli eurodeputati Gianna Gancia (Lega, Id), Lucia Vuolo (Fi, Ppe), Stefania Zambelli (Fi, Ppe), Maria Angela Danzì (M5S, Non Iscritti) e Pietro Bartolo (Pd, S&D), con un'interrogazione presentata alla Commissione Europea. Nel testo vengono sollevate preoccupazioni significative riguardo le sistematiche violazioni dei diritti umani in Iran, sottolineando in particolare la condizione disastrosa delle donne sotto l'attuale regime. Con questa iniziativa, gli eurodeputati mirano a catalizzare un rinnovato impegno da parte dell'Ue, enfatizzando la necessità di un approccio più proattivo e coerente nell'appoggiare le donne iraniane e il loro desiderio di cambiamento e giustizia. La situazione in Iran, rimarcano, richiede una risposta forte e unita, che rispecchi i principi fondamentali su cui si fonda l'Unione Europea.
''Le donne iraniane hanno mostrato una forza e un coraggio incredibili nella loro lotta per la libertà e la giustizia. È nostro dovere, come comunità internazionale, ascoltare la loro voce e agire concretamente per sostenere la loro battaglia. L'Unione Europea deve adoperarsi con tutte le sue risorse diplomatiche per favorire un cambiamento in Iran, che ponga al centro i diritti umani e la dignità delle donne, sostenendo un regime che rispecchi veramente i valori della democrazia e della libertà'', dichiara Gianna Gancia, deputata europea della Lega.
"Alla Sapienza di Roma" è andata in scena una "contestazione di giovani ragazzi dei centri sociali che non vorrebbero farmi parlare. Mi urlano 'Fascista', parlano di Gaza e dicono 'un sionista non può parlare'. Siamo bloccati dentro un'aula e non possiamo uscire! W la democrazia!". Lo ha scritto su Instagram il giornalista David Parenzo spiegando quanto avvenuto stamane.
"C'era questo convegno organizzato da Azione universitaria sulla parità di genere e fuori c'è un gruppo di persone che ci impedisce di parlare, gridano 'Palestina libera', battono sui muri e a un certo punto hanno anche buttato della spazzatura per terra... il loro obiettivo è che io me ne vada fuori dall'università, non mi vogliono far parlare", ha spiegato in una breve diretta video.
A Firenze durante il presidio di Non una di Meno in piazza Santissima Annunziata una giovane di 'Sinistra per Israele' si è presentata con un cartellone con scritto: "Non una parola sugli stupri di Hamas" ma è stata invitata dalle organizzatrici, in un acceso botta e risposta durato alcuni minuti, ad allontanarsi. Cosa che ha fatto, dopo essere stata convinta dalla Digos, non prima di denunciare che "le femministe di Non una di meno strumentalizzano le piazze per fare propaganda anti sionista".
E, infine, ieri, nella giornata interazionale delle donne, su un quotidiano è comparsa l’inchiesta Dai risultati dell’indagine ‘La tua voce conta’, condotta dall'Unione degli Studenti Universitarie, emerge che 1/3 degli intervistati ha sentito parlare di casi di molestie in ambiente universitario. La metà reputa il proprio ateneo non attrezzato per gestire gli abusi. Le vittime, spesso per paura di possibili ritorsioni, preferiscono non denunciare.
I dati sono stati presentati in occasione della Giornata Internazionale della donna alla Camera dei Deputati. Il campione è di 1.500 studenti universitari, e tra le denunce anonime riportate nel questionario spiccano varie tipologie di molestie: da quelle verbali fino a quelle fisiche, che producono veri e propri danni alle vittime. E sono proprio i locali degli atenei quelli dove si verificano più spesso questi episodi: dagli uffici dei docenti ai luoghi di tirocinio, passando per aule e biblioteche. Il portale Skuola.net ne ha riassunto i passaggi principali.
I dati nel dettaglio
Il 34% ha sentito parlare di casi di violenze di genere o molestie nella propria università. Gli ambienti dove maggiormente avvengono questi comportamenti sgradevoli, così il 37% degli intervistati, sono le stanze dei docenti. Seguono i luoghi di tirocinio (34,7%) e gli studentati (32%).
Nel 48% dei casi sarebbero i docenti a perpetrare gli abusi. Anche i compagni di corso maschi, però, vengono considerati come parte del problema: il 47% del campione li indica come responsabili di questi atteggiamenti. Una doppia insidia che contribuisce a generare insicurezza nelle studentesse e negli studenti, anche in chi - per sua fortuna - non si è mai trovato a che fare con queste spiacevoli situazioni. Più in generale, dunque, per il 20,5% degli studenti gli atenei italiani non sarebbero spazi sicuri.
Per il 47,4% dei giovani interpellati, l’università in cui studia non è attrezzata per ricevere e gestire segnalazioni di violenza o molestia. A riscontrare strutture pienamente all’altezza della missione è appena il 7,2% del campione.
Solo il 25,7% degli intervistati riporta dell'esistenza di centri antiviolenza: per il 13,4% questi sono gestiti dall’ateneo, per il 9,4% dalle associazioni studentesche e solo per il 2,9% da enti esterni. Il 12,2%, al contrario, lamenta l’assenza di servizi ad hoc. C’è, infine, una preoccupante percentuale del campione (il 62,1%) che dichiara di non saperne nulla: sintomo di una certa disinformazione sul tema.
Per il 22,4% degli intervistati il clima presente in facoltà non metterebbe chi subisce una molestia o una violenza nelle condizioni sufficienti per denunciare.
Nelle Università dove esistono presìdi antiviolenza la propensione a denunciare arriva al 45,4%, mentre dove non sono presenti cala addirittura al 19,1%.
Alcune testimonianze contenute nel report e messe in evidenza da Skuola.net, mostrano più nello specifico quello che devono subire le studentesse (e gli studenti) in un ambiente che non riesce a tutelarli in maniera soddisfacente.
“Ero nel parco dell'università e due ragazzi hanno cominciato a fischiarmi e a seguirmi, per fortuna sono riuscita a raggiungere i miei colleghi in fretta” racconta una ragazza. “Con quel visino può fare la escort, ci pensi. Guadagnerebbe anche bene" si è sentita dire un’altra giovane. “Passa uno dei medici tutor che inizia a commentare volgarmente il mio fisico con apprezzamenti non richiesti e allusioni sul volermi vedere piegata altrove” spiega una tirocinante. Se questo non è ancora abbastanza, “Sono stata più volte toccata dal mio relatore di tesi durante le correzioni del testo” dice una laureanda. E poi ancora: “Una ragazza in un'aula occupata conosce un ragazzo che subito fuori dall'ateneo la prende per il collo, la sbatte al muro e cerca di baciarla, lei completamente nel panico e lui scomparso dall'ateneo”. Ci sono anche dichiarazioni maschili: “Una professoressa che insegna ad infermieristica da spesso delle pacche sul didietro agli studenti maschi durante i tirocini”.
A volte a macchiarsi di questi comportamenti è il personale universitario: “Un ragazzo appartenente al personale della ditta di pulizie ha molestato fisicamente una conoscente, chiudendola in una stanza isolata e tentando di immobilizzarla e palpeggiarla”.












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