Tel Aviv, 7 Feb 2024 - Il governo israeliano "non accetterà mai" la proposta di cessate il fuoco con il ritiro delle forze armate dalla Striscia di Gaza arrivata da Hamas. Lo ha detto al network statunitense Nbc una fonte dell'ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu. La risposta arrivata dal gruppo estremista palestinese alla proposta di accordo messa a punto da Qatar, Egitto, Stati Uniti e Israele, prevede la sospensione dei combattimenti e il ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza prima che venga raggiunto un accordo sulla fine della guerra. "Il fatto che Hamas chieda un cessate il fuoco così che gli israeliani ritirino le proprie forze, è qualcosa che Israele non accetterà mai", ha detto la fonte.
"Hamas non sopravviverà a Gaza". Lo ha rimarcato il premier israeliano Benjamin Netanyahu nella conferenza stampa dopo l'incontro delle scorse ore con il segretario di Stato Usa, Antony Blinken. "Solo la vittoria finale ci consentirà di portare la sicurezza nel nord e nel sud di Israele", ha detto ancora il primo ministro israeliano, riferendosi anche ai confini del Paese con il Libano.
"Siamo quasi vicini alla vittoria, che è la distruzione totale di Hamas. Se ci arrendiamo ad Hamas non solo non arriveremo al rilascio degli ostaggi, ma ad un secondo massacro. Il giorno dopo la guerra, sarà il giorno dopo Hamas. A Blinken ho detto che dobbiamo smilitarizzare completamente Gaza".
"Il mio cuore è lacerato" per gli ostaggi nelle mani di Hamas. Così il primo ministro israeliano. "Non smettiamo nemmeno un momento di lavorare la loro liberazione - ha aggiunto - il proseguimento della pressione militare è una condizione necessaria per il loro rilascio".
Il primo ministro prevede una "normalizzazione" dei rapporto con il mondo arabo al termine del conflitto con Hamas. "Il cerchio della pace si allargherà", ha detto in una conferenza stampa dopo che l'Arabia Saudita ha dichiarato che non normalizzerà le relazioni con Israele finché la guerra a Gaza non sarà finita e non sarà creato uno Stato palestinese
Nonostante il paese sia in guerra la "forza Kaplan", uno dei movimenti di protesta contro la riforma giudiziaria in Israele, ha annunciato che riprenderà domani sera le manifestazioni davanti le case di ministri e deputati, per la prima volta dopo il massacro del 7 ottobre. Lo slogan della protesta contro "l'avventata condotta del primo ministro Benyamin Netanyahu e dei suoi colleghi estremisti", riferisce Haaretz, sarà: "è tempo di svegliarsi, la nostra casa sta crollando". Secondo gli organizzatori, "invece di parlare di cosa accadrà dopo la guerra", i ministri del governo vanno a convegni dove si parla di trasferimento dei palestinesi e minano gli sforzi dei militari. Questo non è più "un governo di emergenza" ma "un governo Ben Gvir che danneggia i rapporti con gli Stati Uniti" e "abbandona gli ostaggi".
Un duro appello pubblico ad accettare l'accordo con Hamas mediato in primis dal Qatar per ottenere la liberazione degli ostaggi israeliani detenuti tuttora nella Striscia di Gaza è stato lanciato oggi al governo di Benyamin Netanyahu da un'associazione di famiglie di ostaggi basata nel Regno Unito. L'associazione riunisce in particolare familiari con passaporto anche britannico. "Israele non ha un'altra opzione" da offrire in questo momento, ha tagliato corto a nome del gruppo Sharone Lifschitz,il cui padre, Oded Lifshitz, di 83 anni, risulta fra le persone catturate nell'attacco del 7 ottobre. Il governo "ha il dovere di riportare a casa i suoi concittadini e di farlo costi quel che costi", ha insistito, aggiungendo che "l'accordo va chiuso ora. Se questo non accadrà - ha denunciato - l'attesa si prolungherà" e "molti ostaggi semplicemente non potranno sopravvivere" alla prosecuzione dell'azione militare d'Israele contro la Striscia.
Sono particolarmente allarmato dalle notizie riguardo al fatto che l'esercito israeliano intende concentrarsi prossimamente su Rafah, dove centinaia di migliaia di palestinesi si sono ammassati nella disperata ricerca di salvezza". Lo ha detto, intervenendo all'Assemblea Generale dell'Onu, il segretario generale António Guterres. "Un'azione del genere aumenterebbe esponenzialmente quello che è già un incubo umanitario con conseguenze indicibili per la regione", ha aggiunto il capo dell'Onu rinnovando la richiesta per un immediato cessate il fuoco e il rilascio incondizionato degli ostaggi. La situazione a Gaza è "una ferita purulenta della nostra coscienza collettiva" che minaccia l'intera regione, ha aggiunto Guterres, precisando che "nulla giustifica gli orribili attacchi lanciati da Hamas contro Israele il 7 ottobre. Né c'è alcuna giustificazione per una punizione collettiva del popolo palestinese. Le operazioni militari israeliani hanno provocato distruzione e morte a Gaza ad un livello e velocità che non ha paralleli da quando sono diventato segretario generale", ha concluso.
Nel suo incontro con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il segretario di Stato americano Antony Blinken ha riaffermato il sostegno degli Stati Uniti a uno Stato palestinese "come il modo migliore per garantire pace e sicurezza durature sia per israeliani che per palestinesi e una maggiore integrazione per la regione". Lo ha affermato il portavoce del Dipartimento di Stato Matthew Miller. Blinkan "ha anche ribadito il sostegno degli Stati Uniti al diritto di Israele di garantire che gli attacchi terroristici del 7 ottobre non si ripetano mai più e ha sottolineato l'importanza di adottare tutte le misure possibili per proteggere i civili a Gaza".












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