Ozieri (SS), 5 Sett 2023 - Nel pomeriggio del primo settembre scorso, i militari del Nucleo operativo della compagnia di Ozieri – supportati nella fase esecutiva dai colleghi delle stazioni di Alà dei Sardi, Ittireddu, Buddusò, Mores e Orune – hanno dato esecuzione a tre misure cautelari personali disposte dal tribunale di Sassari, a seguito di una richiesta avanzata dalla locale Procura della repubblica.
I provvedimenti limitativi della libertà personale, sono stati così applicati a C.D., operaio 43enne di Orune, arrestato e messo agli arresti domiciliari presso la propria abitazione, dove dovrà rimanervi con l’applicazione del braccialetto elettronico. Invece a M.S. e C.A., – entrambi operai 40enni di Mores – è stato imposto l’obbligo di dimora nel loro comune di residenza con l’ulteriore restrizione del divieto di uscire dalle rispettive abitazioni nelle ore notturne.
Questi individui sono stati sottoposti alle prescrizioni limitative ordinate dal giudice, in quanto sono stati ritenuti ancora sussistenti ed attuali le esigenze di cautela previste dalla legge per i procedimenti penali ancora pendenti; infatti, i tre – alcuni mesi addietro, al termine di un’indagine – erano stati ritenuti responsabili della coltivazione di circa 2.600 piante di Cannabis che, secondo gli accertamenti dei carabinieri forestali del N.i.p.a.a.f. (Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale) di Sassari, presentavano un valore di principio attivo molto elevato rispetto al consentito.
La piantagione, individuata in un terreno posto al confine tra il comune di Mores e quello di Ozieri, era stata attentamente monitorata dai militari dello Squadrone carabinieri eliportato “Cacciatori di Sardegna” che erano poi intervenuti con i colleghi di Ozieri che, nell’immediatezza, tenuto conto anche della gravità dei fatti contestati, avevano chiesto ed ottenuto dal Questore di Sassari l’emissione di due provvedimenti di prevenzione a carico dell’orunese che era stato così sottoposto all’avviso orale ed al foglio di via obbligatorio per il proprio paese d’origine con l’espresso divieto di ritorno per tre anni in buona parte dei comuni del Monteacuto.
Le attività di monitoraggio delle campagne da parte del personale dell’Arma continuano incessantemente.










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