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La strage di Capaci avvenuta 23 maggio 1992. Messaggio di Sergio Mattarella in ricordo delle vittime i giudici Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.

Palermo, 23 Magg 2023 - In occasione dell'anniversario della strage di Capaci, avvenuta il 23 maggio 1992, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi si è recato stamani alla stele sulla A29, e ha deposto una corona di fiori in ricordo delle vittime: i giudici Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Alla cerimonia erano presenti anche, tra gli altri, il capo della polizia Vittorio Pisani e il prefetto di Palermo Maria Teresa Cucinotta.

Al giardino di Palazzo Jung, dove Piantedosi si è recato per l'apertura simbolica del cantiere della sede in cui sorgerà il Museo del presente e della memoria della lotta alle mafie Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ha sottolineato che "L'arresto di Matteo Messina Denaro ha significato la chiusura di una pagina della nostra storia, quella stragista. Adesso è cominciata un'altra storia. La battaglia prosegue, la mafia si è evoluta, ha cambiato il suo modo di agire. L'importanza del ruolo Stato e delle sue istituzioni è anche quella di adattarsi a questo mutare della mafia e non retrocedere. Come ha detto Falcone, la mafia è un fenomeno umano e come tale è destinato a finire". 

E all'arresto di Messina Denaro fa riferimento anche Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso nella strage di Capaci, anche lei in occasione dell'inaugurazione del museo: “Io credo che con l'arresto di Messina Denaro si sia chiuso un cerchio. Si è messo finalmente al 41 bis l'ultimo dei sanguinari di Cosa nostra, quelli che sono stati responsabili delle stragi del 1992 e del 1993. Come dice Tina (Montinaro, ndr), credo che la giustizia debba continuare ad andare avanti e scoprire se c'era qualcosa dietro alla mafia. Quella di oggi è soltanto la posa di una prima pietra di quello che sarà, spero a fine ottobre, il museo della memoria”. A Palazzo Jung sono giunti anche il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, e il presidente dell'Ars, Gaetano Galvagno. Con loro anche il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla.

Stamattina il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: "Magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno demolito la presunzione mafiosa di un ordine parallelo, svelando ciò che la mafia è nella realtà: un cancro per la comunità civile, una organizzazione di criminali per nulla invincibile, priva di qualunque onore e dignità. L'azione di contrasto alle mafie va continuata con impegno e sempre maggiore determinazione. Un insegnamento di Giovanni Falcone resta sempre con noi: la mafia può essere battuta ed è destinata a finire".

"Il 23 maggio di trentuno anni fa - aveva ricordato il capo dello Stato - lo stragismo mafioso sferrò contro lo Stato democratico un nuovo attacco feroce e sanguinario. Con Giovanni Falcone persero la vita sua moglie Francesca Morvillo, magistrata di valore, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani, che lo tutelavano con impegno. Una strage, quella di Capaci, che proseguì, poche settimane dopo, con un altro devastante attentato, in via D'Amelio a Palermo, nel quale morì Paolo Borsellino, con Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina.   A questi testimoni della legalità della Repubblica, allo strazio delle loro famiglie, al dolore di chi allora perse un amico, un maestro, un punto di riferimento, sono rivolti i primi pensieri nel giorno della memoria. Quegli eventi sono iscritti per sempre nella storia della Repubblica.   Si accompagna il senso di vicinanza e riconoscenza verso quanti hanno combattuto la mafia infliggendole sconfitte irrevocabili, dimostrando che liberarsi dal ricatto è possibile, promuovendo una reazione civile che ha consentito alla comunità di ritrovare fiducia. I criminali mafiosi pensavano di piegare le istituzioni, di rendere il popolo suddito di un infame potere. La Repubblica seppe reagire con rigore e giustizia".    

"La mafia li ha uccisi - dice ancora Mattarella -  ma è sorta una mobilitazione delle coscienze, che ha attivato un forte senso di cittadinanza. Nelle istituzioni, nelle scuole, nella società civile, la lotta alle mafie e alla criminalità è divenuta condizione di civiltà, parte irrinunciabile di un'etica condivisa", ha concluso il Capo dello Stato.

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