Milano, 16 Feb 2023 - L’ex cavaliere milanese che ancora una volta si è fatto beffa della giustizia avendo a sua disposizione degli avvocati, i migliori in Italia, ed è stato nuovamente assolto. Il giudice è lo stesso che ha mandato assolti tutti dello scorso scandalo Eni. E desso per colpa dei Pm che non hanno tenuto conto della situazione utilizzando testimonianze di persone che poi sono era sotto processo e quindi già indagate, all’esito della sentenza di ieri, la procuratrice aggiunta di Milano, Tiziana Siciliano, ha affermato: “il tema è squisitamente giuridico: se hanno mentito nella veste di testi o di soggetti che avrebbero dovuto avere un’altra qualifica, che non sarebbero stati tenuti a dire la verità”. Ma in attesa delle motivazioni del collegio, presieduto da Marco Tremolada, il verdetto spinge a porsi alcune domande. Due su tutte: perché i giudici ai quali era stata presentata la stessa istanza sull’inutilizzabilità dei verbali avevano respinto citando le sezioni Unite della Cassazione? E perché i collegi degli altri due processi, in totale almeno 12 magistrati tra primo grado e appello - scrive il Fatto Quotidiano oggi in prima pagina - non avevano ritenuto di fermare le testimonianze delle giovani perché in presenza di un reato?
E ancora si legge sul Fatto, analizzando il verdetto del tribunale: “La corruzione in atti giudiziari sussiste solo quando il soggetto corrotto sia un pubblico ufficiale. Per giurisprudenza costante, la persona che testimonia assume un pubblico ufficio e le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito che il giudice chiamato ad accertare la fattispecie correttiva deve verificare se il dichiarante che si assume essere stato corrotto sia stato o meno correttamente qualificato come testimone”.
Durante tutta l’istruttoria ai Pm era stato confermato che le testimoni spiegavano – durante gli interrogatori - che i soldi elargiti da Berlusconi – 2500 mensili più altri aiuti – erano il risarcimento per il discredito e il fango gettato sulla loro reputazione perché partecipanti alle serate ad alto tasso erotico di villa San Martino. Solo dopo i dibattimenti, con le sentenze, i giudici del primo troncone del processo e successivamente del secondo avevano trasmesso gli atti alla Procura. Nel primo caso per valutare la falsa testimonianza e nel secondo proprio la corruzione in atti giudiziari. Tutto questo nel 2013. Cioè molto dopo la primavera del 2012, quando – secondo il collegio che ha assolto tutti – le ragazze avrebbero dovute essere iscritte nel registro degli indagati. Iscrizione che avrebbe fatto perdere la qualità di pubblico ufficiale. Solo a fine dei dibattimenti, dopo tutta l’attività istruttoria e gli interrogatori resi – tutti uguali soprattutto nel processo bis – i magistrati avevano ritenuto di individuare profili di reato e avevano deciso la trasmissione degli atti alla procura.












Comments are closed.