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Antonio Panzeri si pente e comincia a parlare su coinvolgimenti di altri parlamentari europei di vari schieramenti. In molti tremano: da sinistra a destra e lo scandalo presto si allargherà. Panzeri è disposto a tutti per salvare moglie e figlia.

Bruxelles, 18 Gen 2023 - L’ex Articolo 1 in carcere a Bruxelles ha deciso di ‘cantare’. E i partiti di tutti gli schieramenti italiani sono in fibrillazione nel Consiglio europeo. Infatti Panzeri, è stato messo all’angolo da accuse sempre più pesanti e con la drammatica prospettiva di una lunga carcerazione anche per figlia e moglie, ha deciso ieri di collaborare e firma un accordo con la Procura federale di Bruxelles in base alla legge sui “pentiti”, copiata dall’Italia, che lo obbliga a rivelare tutte le sue manovre, a chi ha dato i soldi ricevuti da Qatar e Marocco e che gli garantisce appena un anno di carcere.

L’uomo “È distrutto, depresso e vuole uscire dal tunnel”, dice il suo legale, l’avvocato Laurent Kennes.

La svolta è giunta ieri mattina quando è emerso che tra gli atti depositati al Parlamento europeo dai Pubblico Ministero per chiedere la rimozione dell’immunità che protegge il deputato italiano Andrea Cozzolino ed il collega belga Marc Tarabella, coinvolti nell’inchiesta, c’è un verbale in cui l’ex parlamentare europeo confessa di aver versato tra i 120 e i 140 mila euro in contanti a Tarabella perché lo aiutasse nella questione Qatar. I due, molto legati, sono stati insieme nel gruppo S&D dal 2004 al 2019, quando Panzeri non si ripresentò alle elezioni per fondare la ong Fight impunity all’ombra della quale avrebbe corrotto componenti dell’assemblea e loro collaboratori per favorire Qatar e Marocco. Tarabella, che era stato sempre duro verso il mancato rispetto dei diritti umani nel Paese del Golfo, il 14 novembre interviene nella sottocommissione diritti umani e a sorpresa prende posizione a favore del Qatar alla presenza del ministro del lavoro Ali Bin Samikh Al Marri che voleva evitare a tutti i costi danni all’immagine del Paese a 6 giorni dal via ai Mondiali. Invece su Cozzolino, la richiesta fa solo qualche accenno all’accusa, uguale per tutti, di organizzazione criminale, corruzione e riciclaggio. Di lui Francesco Giorgi, arrestato con la compagna Eva Kaili, aveva detto che era coinvolto con il Marocco, cosa peraltro emersa dai contatti con l’ambasciatore di Rabat a Varsavia e in relazione a un presunto incontro con il capo dei servizi marocchini.

Quella di ieri è la prima volta dagli arresti che l’inchiesta fa un passo avanti così forte, ed è la prima volta che Panzeri ammette di aver corrotto un deputato e con queste somme. Quando ieri Panzeri arriva in cellulare nel palazzo di giustizia di Bruxelles, rinuncia al riesame del suo arresto e chiede ai giudici di rinviare l’udienza rimanendo in carcere un altro mese, è palese che qualcosa sta accadendo. La notizia si materializza nel pomeriggio e viene confermata dalla nota della Procura che annuncia che l’ex parlamentare ha deciso di pentirsi in base alla legge conosciuta con il curioso nome italiano ‘Pentiti’ (in riferimento alla legge italiana antimafia, precisano i Pm) applicata prima solo nel 2021 nella Calciopoli belga con il pentimento dell’agente dei giocatori Dejan Veljkovic. Panzeri e i suoi legali, Laurent Kennes e Marc Uyttendaele, firmano un «memorandum» in cui l’ex eurodeputato si impegna a rivelare strategie criminali, accordi finanziari, Paesi e persone coinvolte, incluse tutte quelle che «ammette di aver corrotto», il che alza ulteriormente la temperatura nei corridoi del Parlamento. Qui qualcuno potrebbe iniziare a temere, visto che il verbale sui soldi a Tarabella è del 10 dicembre, il giorno dopo l’arresto. Da allora potrebbe aver detto molte cose.

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