Bruxelles, 22 Dic 2022 - C'è attesa per l'udienza di oggi in un tribunale belga, che esaminerà il caso di corruzione in cui è coinvolta l'ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili.
Il 9 dicembre fu arrestata assieme al suo compagno Francesco Giorgi, la loro residenza fu perquisita in relazione a un'indagine sulle accuse di corruzione nel Parlamento europeo associate allo svolgimento della Coppa del mondo in Qatar, e le attività di "lobbying illecite", a favore della monarchia del Golfo e del Marocco.
Successivamente Kaili è stata sollevata dal suo incarico ed espulsa dal partito politico greco di cui faceva parte.
"Non è mai stata corrotta" e "spero che la liberino presto", la prima dichiarazione a caldo del suo avvocato, appena arrivato in tribunale a Bruxelles.
Ieri il suo avvocato, Mihalis Dimitrakopoulos, venuto appositamente dalla Grecia, ha detto alla stampa di aver avuto un colloquio fiume di quasi cinque ore per preparare la strategia difensiva, e provare - così il suo legale - "che Eva Kaili è innocente".
Dimitrakopoulos, assicura di "avere argomenti legali molto forti" per garantirle la sua libertà. Argomenti che fanno il paio con le deposizioni del compagno, Francesco Giorgi, che "dopo averla tradita" - così l'accusa del legale - cerca di scagionarla addossandosi le colpe e descrivendo agli inquirenti, passo a passo, la rete di mazzette dell'Euro scandalo che continua a scuotere i palazzi comunitari.
Eva Kaili, ex conduttrice della tv greca, è ormai detenuta da 11 giorni nel nuovo carcere di Haren, alla periferia nord-orientale della capitale belga. Giorni durante i quali ha potuto vedere soltanto il padre, al quale è stata affidata la figlia di due anni nata dall'unione con Giorgi.
I suoi legali promettono di "combattere per lei" davanti alla giustizia belga perché Kaili ai loro occhi non è "né una sospetta latitante, né ha la capacità di inquinare le prove": è soltanto una donna che si sente "tradita" dal compagno e "infelice" sapendo che ad attenderla a casa c'è una bambina "orfana".
Tutti elementi che inducono "ottimismo" sul pronunciamento dei giudici.












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