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Il primo giorno del referendum farsa nei territori occupati per esprimersi sull’annessione alla Russia. Il mondo intero pronto a non riconoscerne il risultato isolando completamento il dittatore Russo Putin.

Cagliari, 24 Sett 2022 – È iniziato ieri in Ucraina il referendum, che proseguirà fino al 27 settembre, in cui viene richiesto alla popolazione di esprimersi per l'annessione alla Federazione Russa nelle regioni controllate dalle forze russe di Kherson, compresa la località di Mycolayv, Zaporozhzha e nelle autoproclamate repubbliche di Lugansk e Donetsk. Il referendum, come era ovvio, non è riconosciuto dall'Ucraina.

Le operazioni del referendum sono iniziate alle 8 del mattino con seggi organizzati stabili, ma anche squadre che portano le urne direttamente a chi deve votare. Le commissioni elettorali arrivano direttamente nei cortili degli edifici residenziali e avvisano i residenti tramite altoparlanti dell'inizio delle votazioni, chiamandole ad esprimere il loro voto.

L’Osce, l'Organizzazione intergovernativa per la sicurezza e la cooperazione in Europa per la promozione della pace, del dialogo politico, della giustizia e della cooperazione che conta, attualmente, cinquantasette paesi membri, in un primo tempo aveva dichiarato questo referendum illegale: “Qualsiasi elezione o referendum sul territorio dell'Ucraina può essere annunciato e condotto solo da autorità legittime in conformità con la legislazione nazionale e gli standard internazionali”, in seguito ha mandato sul posto 130 osservatori per monitorare le operazioni di voto che da molte parti vengono accusate di non tutelare la libertà di espressione di chi si reca alle urne, o che vi siano irregolarità nei successivi conteggi. Tra loro vi sarebbero anche osservatori italiani. Lo riferisce la Commissione elettorale centrale, secondo la quale alla consultazione presenziano, oltre ai russi e agli italiani, osservatori provenienti da Venezuela, Romania, Togo e Sudafrica. Lo scrive l'agenzia russa Tass. Nel frattempo, l'autoproclamata Repubblica popolare di Luhansk ha condannato Maxym Petrov e Dmytro Shabanov, 2 membri dell'OSCE osservatori fino alla primavera del 2022, a 13 anni di prigione sostenendo che fossero spie dell'Ucraina e degli Stati Uniti.

Denis Pushilin, il capo della DPR, la Repubblica Popolare di Doneck, anch'essa autoproclamata, si fa riprendere dalla Tass mentre sorride e vota per il referendum in un seggio a Donetsk contornato dall'entusiasmo dei presenti.

Sergej Viktorovič Lavrov, Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, interpellato in un intervista da un media russo, sui referendum a Lugansk e Donetsk ha detto: "Sin dall'inizio dell'operazione militare speciale, abbiamo detto che i popoli del DONBASS avrebbero dovuto decidere da soli la loro sorte. Tutto conferma che vogliono essere padroni del proprio destino".

L'inizio delle operazioni di voto di questa mattina non ha però sospeso la battaglia e lo spargimento di sangue nei luoghi del referendum. Nel centro di Donetsk, la zona di un mercato è stato bombardato da ordigni di cui ancora non si conosce la provenienza, provocando numerose vittime. È stato colpito anche un autobus. I video che circolano sui social sono tremendi. Non è però chiaro chi sia il responsabile dell'attacco. Le forze russe accusano quelle ucraine di continuare a bombardare con armi occidentali i territori sotto il controllo di Mosca; Kiev invece lo attribuisce al nemico, spiegando che il bombardamento è utile alla Russia per incolpare l'Ucraina e per giustificare il "referendum" e la mobilitazione.

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