Cagliari, 20 Sett 2022 - La diffusione di impianti FER, portata avanti anche attraverso la diffusione delle comunità energetiche previste dalla Direttiva Europea RED II, potrebbe incidere positivamente sulle piccole comunità locali della Sardegna.
Tomasi e Porcu (Cna): Puntare su una sempre maggiore diffusione della produzione di energia da fonti rinnovabili e applicare queste tecnologie al supporto di politiche di sviluppo di comunità urbane sostenibili, utilizzando le superfici esistenti a uso produttivo (capannoni industriali e artigianali), consentirebbe di tutelare l’ambiente, risparmiare sui costi dell’energia, creare partnership tra le diverse parti interessate del territorio riducendo la dipendenza energetica e riducendo i costi non più sostenibili per imprese e famiglie.
La diffusione massiccia di fonti energetiche rinnovabili, grazie anche alla diffusione delle comunità energetiche, potrebbe incidere positivamente sulle piccole comunità locali della Sardegna limitando l’impennata dei costi dell’energia che sta incidendo particolarmente su imprese e famiglie. Il prezzo dell’energia elettrica per un consumatore domestico tipo è infatti passato da 16,6 euro per KWh del terzo trimestre 2020 a 41,5 nel terzo 2022: un aumento di circa il 150%. È quanto si evince da un recente dossier del Centro Studi della Cna Sardegna che analizza l’andamento di consumi energetici e l’andamento della produzione nell’isola negli ultimi anni.
L’analisi dei dati degli ultimi 20 anni fa capire come la produzione di energia da fonti rinnovabili abbia acquisito una progressiva importanza nella nostra regione passando dal 3% della produzione complessiva nel 2000 al 25% nel 2020. Un’ottima opportunità per aumentare ulteriormente questa percentuale può essere rappresentata oggi dalle “comunità energetiche rinnovabili” previste dalla Direttiva Europea RED II (2018/2001/UE) e introdotte in Italia dal Decreto Milleproroghe 162/2019: si tratta di associazioni tra cittadini, attività commerciali, pubbliche amministrazioni locali o piccole e medie imprese che decidono di unire le proprie forze per dotarsi di uno o più impianti condivisi per la produzione e l’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili.
“Il vantaggio dello sviluppo delle FER riguarda i tempi rapidi per rispondere alla crisi energetica - commentano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna Sardegna –: se la realizzazione dei progetti di infrastrutturazione connessi alla metanizzazione dell’Isola prevede tempi decennali, la diffusione di impianti FER si realizza in tempi minori grazie al coinvolgimento di una platea molto più ampia di soggetti (privati cittadini, imprese, amministrazioni pubbliche). Inoltre, grazie al principio dell’autoconsumo i benefici sarebbero immediati per i portafogli dei consumatori, ovvero famiglie, imprese e amministrazioni pubbliche coinvolte in progetti di comunità energetiche. Lo sviluppo delle comunità energetiche, inoltre, avvierebbe progetti di sviluppo economico di cui beneficerebbero le imprese locali, installatori, imprese di costruzioni, artigiani e professionisti”.
L’impatto del caro energia è devastante negli effetti che produce sul tessuto produttivo; se a fine 2021 - proseguono Tomasi e Porcu – una ricognizione effettuata dal centro studi della nostra Confederazione sulle imprese associate aveva rilevato che le piccole aziende a rischio chiusura a causa del caro energia erano il 6,8%, mentre il 10,6% dichiarava che avrebbe dovuto deve ridurre l’attività, oggi con la sostanziale duplicazione dell’impatto energetico sui costi aziendali si stima che il 13,6% non è più in grado di proseguire l’attività e il 21,2 è costretta a ridurre l’attività e conseguentemente anche l’occupazione;
La produzione fotovoltaica – proseguono i vertici Cna – potrebbe crescere molto e in tempi rapidi senza consumare suolo se solo si valorizzassero le superfici oggi disponibili di gran parte dei “capannoni” industriali e artigianali che potrebbero essere destinati all’autoproduzione e all’autoconsumo all’interno delle aziende incentivate da un credito di imposta che Cna propone nella misura del 50% delle spese sostenute per l’installazione di impianti di auto-produzione da Fer fino a 200 kW; puntare su una sempre maggiore diffusione della produzione di energia da fonti rinnovabili e applicare queste tecnologie al supporto di politiche di sviluppo di comunità urbane sostenibili, promuovendo l’autoproduzione e l’autoconsumo delle attività produttive consentirebbe di tutelare l’ambiente, risparmiare sui costi dell’energia, creare partnership tra le parti interessate del territorio riducendo la dipendenza energetica e i costi non più sostenibili per imprese e famiglie”.
Produzione e consumo di energia in Sardegna - Il tema della produzione e del consumo di energia è un tema particolarmente strategico per la Sardegna. La condizione di insularità ha infatti reso più difficoltoso rispetto al resto d’Italia lo sviluppo delle infrastrutture energetiche. Come è noto, ad esempio, il processo di metanizzazione non è avvenuto, per la difficoltà di costruzione di una rete per il trasporto del gas naturale, e i prezzi di approvvigionamento dei combustibili sono sempre più alti rispetto al continente. L’energia elettrica viene perlopiù prodotta (oltre il 75%) da centrali termoelettriche che funzionano a carbone o a gas (gnl), con elevati livelli di emissioni (ormai da anni è stato avviato il processo di dismissione imposto dalle normative europee), insostenibili dal punto di vista economico in un momento di crisi energetica connessa proprio all’approvvigionamento di gas. L’Isola però dispone, più di altri territori, di vento e sole che potrebbero essere maggiormente utilizzati per produrre energia a basso costo e, soprattutto, per rispondere alle esigenze di comunità locali piccole e piccolissime. I consumi. Sulla base dei dati riportati nel Piano Energetico Ambientale Regionale (Paers) e successivi monitoraggi, i consumi energetici regionali ammontano nel 2020 a circa 27.000 Gwh: il settore residenziale rappresenta circa il 25% del totale, il terziario il 10%, il settore trasporti circa il 40%, il settore industriale il 25%.
In particolare, il 31% dell’energia complessivamente consumata ai fini residenziali è energia elettrica, il 37% deriva da bioenergie (pellet o legno), il 18% da GPL, il 12% da gasolio e il 2% da altre fonti fossili, del tutto assente il gas naturale. Il settore terziario consuma per quasi l’80% energia elettrica, un valore molto superiore alla media nazionale, che si attesta al 50%, soltanto il 10% da GPL, il 7% da gasolio. Red










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