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Le carte sequestrate a Trump, il Washington Post: documenti top secret collegati alle armi nucleari.

Cagliari, 12 Ago 2022 - L'irruzione dell'Fbi a casa di Donald Trump serviva a cercava documenti legati alle armi nucleari, e quindi top secret e con implicazioni per la sicurezza nazionale. La rivelazione del Washington Post mostra l'urgenza dell'intervento degli agenti federali e la preoccupazione diffusa all'interno del governo americano sul tipo di documenti trafugati a Mar-a-Lago e sul pericolo che potessero finire in mani sbagliate.

Il procuratore generale degli Stati Uniti Merrick Garland ha spiegato di aver autorizzato personalmente l'irruzione dell'Fbi nel resort in Florida dell'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump dopo il fallimento di tentativi "meno intrusivi" di recuperare documenti sottratti alla Casa Bianca da Trump. L'intervento del responsabile della Giustizia arriva in un momento di particolare tensione negli Stati Uniti: Garland ha parlato lo stesso giorno in cui le forze dell'ordine hanno sparato e ucciso un uomo che aveva cercato di entrare nell'ufficio dell'FBI di Cincinnati. E nel mezzo ad un profluvio di proteste e minacce dell'ala più 'trumpiana' dei repubblicani.

L'indagine è incentrata sul fatto che quando Trump ha lasciato la Casa Bianca, ha portato con sé delle scatole contenenti documenti. L'Archivio Nazionale ha cercato per mesi di recuperare il materiale, per acquisire ciò che per legge avrebbe dovuto essere conservato negli archivi federali. Quando quest'anno gli archivisti hanno recuperato 15 scatole, hanno scoperto diverse pagine di materiale classificato e hanno segnalato la questione al Dipartimento di Giustizia. In seguito i funzionari si sono convinti che altro materiale classificato fosse rimasto a Mar-a-Lago. Mesi prima che l'FBI entrasse a Mar-a-Lago, Trump aveva ricevuto un mandato di comparizione a cui non avrebbe dato seguito. Secondo il New York Times alcuni dei documenti sequestrati erano così sensibili e legati alla sicurezza nazionale che il Dipartimento di Giustizia ha dovuto agire.

Pochi minuti prima che Garland salisse sul podio, un alto funzionario del Dipartimento di Giustizia ha presentato una mozione per rendere pubblici il mandato di perquisizione e l'inventario degli oggetti recuperati nella perquisizione. Il giudice che si occupa del caso ha dato 24 ore di tempo a Trump per opporsi alla mozione. La dichiarazione pubblica di Garland è arrivata in un momento in cui stanno prendendo slancio una serie di indagini sull'ex presidente: Mercoledì Trump ha invocato il suo diritto al Quinto Emendamento contro l'autoincriminazione in un'indagine civile a New York, e questa settimana, in un filone dell'indagine sugli sforzi di Trump per rimanere al potere nonostante la sua sconfitta elettorale nel 2020, ad un suo alleato alla Camera gli agenti federali hanno sequestrato il telefono.

È la prima volta nella storia americana che l'amministrazione in carica prende un provvedimento giudiziario nei confronti di un ex presidente. Joe Biden, ha fatto sapere il suo entourage, non era a conoscenza dell'iniziativa dell'Attorney General, ma questo non ha placato la rabbia dei Repubblicani. Il clamoroso raid può portare a due possibili sviluppi: se le indiscrezioni del Washington Post sui documenti legati al nucleare si rivelassero vere, Trump sarebbe messo con le spalle al muro e dovrebbe affrontare conseguenze penali pesanti, oltre a perdere l'appoggio di larga parte di repubblicani che non potrebbero perdonargli di avere messo a rischio la sicurezza nazionale; ma se non dovessero essere state ritrovate carte particolarmente compromettenti, tuta l'azione si trasformerebbe in carburante per la candidatura dello stesso Trump alle presidenziali del 2024 e potrebbe anche sgombrargli il campo dai candidati che si stavano preparando a sfidarlo alle primarie.

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