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La Corte Suprema abroga il diritto delle donne all’interruzione della maternità in vigore da più di 50 anni e si abbate come una scure sui diritti delle donne. Proteste in tutta l’America.

Cagliari, 25 Giu 2022 - Manifestazioni in tutta l’America e reazioni in tutto il mondo. Da Washington a New York, da Los Angeles a Phoenix, marce di proteste e di tensioni. La decisione della Corte Suprema che ha revocato il diritto all'aborto, in vigore da quasi cinquant'anni, ha portato in piazza fin da ieri sera decine di migliaia di persone in molte città degli Stati Uniti. A New York sono almeno venti le persone arrestate dopo la marcia di protesta organizzata ieri lungo le strade della città. Tensioni ci sono state vicino a Bryant Park, nel cuore di Manhattan. A Los Angeles i manifestanti pro-aborto hanno marciato lungo la 110 Freeway, una delle strade più importanti, bloccando il traffico. Nella capitale Washington centinaia di persone di entrambi gli schieramenti, pro e contro l'aborto, si erano radunate già dal mattino davanti alla Corte Suprema. Un attivista in favore dell'aborto, Guido Reichstadter, si è arrampicato sul Frederick Douglass Memorial Bridge, e ha postato video e foto sui social dalla sommità del ponte, dopo aver disteso un grande striscione verde. "Sono salito qui sopra - ha detto in una diretta su TikTok – perché la Corte Suprema ha lanciato un attacco vigliacco e anticostituzionale ai diritti delle donne in questo Paese". A Phoenix i manifestanti, che si erano radunati attorno al palazzo del Congresso statale, sono stati dispersi con i lacrimogeni dopo un tentativo di fare irruzione nell'edificio del Senato. In molte città le zone dove si trovano i palazzi governativi e le Corti supreme statali sono presidiate da polizia e soldati in assetto di guerra.

E cresce la “disobbedienza civile” tra le grandi aziende che hanno deciso di coprire le spese delle dipendenti che dovranno spostarsi per poter abortire. E sono i grandi brand a muoversi e fare da motore a questo tipo di contestazione: Starbucks, Tesla, Yelp, Airbnb, Netflix, Patagonia, DoorDash, JPMorgan Chase, Levi Strauss & Co., PayPal e Reddit e poi Disney, Meta (Facebook), Dick’s Sporting Goods e Condé Nast.

Iniziano a chiudere le cliniche dove si poteva abortire ma la “Jackson Women's Health Organization”, unica clinica abortista nello stato del Mississippi, resterà aperta e per i prossimi dieci giorni continuerà a permettere alle donne di interrompere la gravidanza. Lo ha annunciato la sua proprietaria, Diane Derzis, nel corso di una conferenza stampa. ''Stiamo continuando a fornire servizi e le donne come me, e ce ne sono molte in tutto il paese, faranno la stessa cosa. Non ci arrendiamo", ha affermato Derzis.        

Secondo le leggi del Mississippi, il divieto di aborto a seguito dalla decisione della Corte Suprema entrerà in vigore 10 giorni dopo che il procuratore generale del Mississippi Lynn Fitch avrà controfirmato la decisione. ''Saremo aperti per i prossimi 10 giorni e vedremo i pazienti per i prossimi 10 giorni'', ha aggiunto la Derzis, definendo ''terrorismo'' le proteste degli attivisti anti-aborto che si sono radunati vicino alla clinica. ''Vi dirò che qualsiasi paziente che ci contatterà, la visiteremo. Ci assicureremo di vederle durante questi 10 giorni. Una donna non dovrebbe lasciare lo stato per ottenere cure mediche". La Cnn riferisce che gli attivisti anti-aborto hanno iniziato a presentarsi alla clinica e la polizia è intervenuta per sedare la protesta. Una volta che la clinica del Mississippi sarà costretta a chiudere i battenti, Derzis ha detto che continuerà ad aiutare le donne a trovare i servizi di cui hanno bisogno. In programma anche l'apertura di una nuova clinica a Las Cruces, nel Nuovo Messico, dove continueranno a fornire servizi.

Una decisione che ha spaccato gli Stati Uniti, che ha rinnegato oltre 50 anni di sentenze della Corte Suprema che in alcune casi erano state artefici di grandi progressi nel campo dei diritti come la Brown vs Board of Education, del 1954, che toglieva la segregazione nelle scuole o la Loving, del 1967,che dichiarava legittimi i matrimoni tra persone di etnie diverse.

Un colpo alle libertà individuali e al diritto di scelta delle donne. Un passo indietro, o meglio ancora un tuffo in un passato che pensavamo nettamente superato.

Una decisione che il Presidente Joe Biden ha descritto “devastante e dolorosa” mentre Donald Trump l’ha definita “La volontà di Dio”.

E in queste due dichiarazioni c’è il nocciolo di questa sentenza che spacca il paese tra conservatori (la Corte Suprema è praticamente in mano ai repubblicani) e liberali. Tra i “Pro choise” e i “Pro life”

Dopo la sentenza i giudici liberal della Corte Suprema Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Stephen Breyer hanno affermato: "Tristemente molte donne hanno perso una tutela costituzionale fondamentale. Noi dissentiamo".

I tre giudici hanno votato contro la decisione di capovolgere la Ros v. Wade, la storica sentenza del 1973 che aveva legalizzato l'aborto negli Stati Uniti.

Per il giudice capo della Corte Suprema John Roberts, che ha votato con la maggioranza contro l'aborto, i cinque conservatori della Corte hanno esagerato nella decisione di cancellare con un colpo di spugna la sentenza "Roe contro Wade" che quasi 50 anni fa aveva reso l'interruzione volontaria di gravidanza un diritto federale protetto dalla Costituzione. "La decisione ha dato un grave scossone al sistema legale. Una sentenza più limitata sarebbe stata meno sconvolgente", ha scritto Roberts allineandosi alla posizione della maggioranza ma volendo esprimere i suoi distinguo.

La sua posizione moderata si è scontrata contro il blocco di destra in cui a Samuel Alito, che ha scritto il tranciante parere di maggioranza, e Clarence Thomas (che vorrebbe abolire anche la contraccezione) si sono uniti i tre giudici di nomina trumpiana, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, iscritta all'organizzazione "People of Praise", una sorta di setta "dove i membri giurano fedeltà gli uni agli altri" e dove si insegna "che il marito è il padrone delle mogli e l'autorità in famiglia".     

Rainews.it ha incontrato Arianna Farinelli, scrittrice e politologa che insegna al Baruch College della City University of New York, in Italia per il “Salerno Letteratura Festival” che subito tiene a precisare che allo stato attuale “solo un'azione legislativa può cambiare le cose e solo a novembre dopo le elezioni di mid-term se il senato fosse a netta maggioranza democratica la legge si potrebbe blindare”.

Manifestazioni in tutta l’America e reazioni in tutto il mondo. Da Washington a New York, da Los Angeles a Phoenix, marce di proteste e di tensioni. La decisione della Corte Suprema che ha revocato il diritto all'aborto, in vigore da quasi cinquant'anni, ha portato in piazza fin da ieri sera decine di migliaia di persone in molte città degli Stati Uniti. A New York sono almeno venti le persone arrestate dopo la marcia di protesta organizzata ieri lungo le strade della città. Tensioni ci sono state vicino a Bryant Park, nel cuore di Manhattan. A Los Angeles i manifestanti pro-aborto hanno marciato lungo la 110 Freeway, una delle strade più importanti, bloccando il traffico. Nella capitale Washington centinaia di persone di entrambi gli schieramenti, pro e contro l'aborto, si erano radunate già dal mattino davanti alla Corte Suprema. Un attivista in favore dell'aborto, Guido Reichstadter, si è arrampicato sul Frederick Douglass Memorial Bridge, e ha postato video e foto sui social dalla sommità del ponte, dopo aver disteso un grande striscione verde. "Sono salito qui sopra - ha detto in una diretta su TikTok - perchè la Corte Suprema ha lanciato un attacco vigliacco e anticostituzionale ai diritti delle donne in questo Paese". A Phoenix i manifestanti, che si erano radunati attorno al palazzo del Congresso statale, sono stati dispersi con i lacrimogeni dopo un tentativo di fare irruzione nell'edificio del Senato. In molte città le zone dove si trovano i palazzi governativi e le Corti supreme statali sono presidiate da polizia e soldati in assetto di guerra.

E cresce la “disobbedienza civile” tra le grandi aziende che hanno deciso di coprire le spese delle dipendenti che dovranno spostarsi per poter abortire. E sono i grandi brand a muoversi e fare da motore a questo tipo di contestazione: Starbucks, Tesla, Yelp, Airbnb, Netflix, Patagonia, DoorDash, JPMorgan Chase, Levi Strauss & Co., PayPal e Reddit e poi Disney, Meta (Facebook), Dick’s Sporting Goods e Condé Nast.

Iniziano a chiudere le cliniche dove si poteva abortire ma la “Jackson Women's Health Organization”, unica clinica abortista nello stato del Mississippi, resterà aperta e per i prossimi dieci giorni continuerà a permettere alle donne di interrompere la gravidanza. Lo ha annunciato la sua proprietaria, Diane Derzis, nel corso di una conferenza stampa. ''Stiamo continuando a fornire servizi e le donne come me, e ce ne sono molte in tutto il paese, faranno la stessa cosa. Non ci arrendiamo", ha affermato Derzis.        

Secondo le leggi del Mississippi, il divieto di aborto a seguito dalla decisione della Corte Suprema entrerà in vigore 10 giorni dopo che il procuratore generale del Mississippi Lynn Fitch avrà controfirmato la decisione. ''Saremo aperti per i prossimi 10 giorni e vedremo i pazienti per i prossimi 10 giorni'', ha aggiunto la Derzis, definendo ''terrorismo'' le proteste degli attivisti anti-aborto che si sono radunati vicino alla clinica. ''Vi dirò che qualsiasi paziente che ci contatterà, la visiteremo. Ci assicureremo di vederle durante questi 10 giorni. Una donna non dovrebbe lasciare lo stato per ottenere cure mediche". La Cnn riferisce che gli attivisti anti-aborto hanno iniziato a presentarsi alla clinica e la polizia è intervenuta per sedare la protesta. Una volta che la clinica del Mississippi sarà costretta a chiudere i battenti, Derzis ha detto che continuerà ad aiutare le donne a trovare i servizi di cui hanno bisogno. In programma anche l'apertura di una nuova clinica a Las Cruces, nel Nuovo Messico, dove continueranno a fornire servizi. 

Una decisione che ha spaccato gli Stati Uniti, che ha rinnegato oltre 50 anni di sentenze della Corte Suprema che in alcune casi erano state artefici di grandi progressi nel campo dei diritti come la Brown vs Board of Education, del 1954, che toglieva la segregazione nelle scuole o la Loving, del 1967, che dichiarava legittimi i matrimoni tra persone di etnie diverse.

Un colpo alle libertà individuali e al diritto di scelta delle donne. Un passo indietro, o meglio ancora un tuffo in un passato che pensavamo nettamente superato.

Una decisione che il Presidente Joe Biden ha descritto “devastante e dolorosa” mentre Donald Trump l’ha definita “La volontà di Dio”.

E in queste due dichiarazioni c’è il nocciolo di questa sentenza che spacca il paese tra conservatori (la Corte Suprema è praticamente in mano ai repubblicani) e liberali. Tra i “Pro choise” e i “Pro life”

Dopo la sentenza i giudici liberal della Corte Suprema Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Stephen Breyer hanno affermato: "Tristemente molte donne hanno perso una tutela costituzionale fondamentale. Noi dissentiamo".

I tre giudici hanno votato contro la decisione di capovolgere la Ros v. Wade, la storica sentenza del 1973 che aveva legalizzato l'aborto negli Stati Uniti.

Per il giudice capo della Corte Suprema John Roberts, che ha votato con la maggioranza contro l'aborto, i cinque conservatori della Corte hanno esagerato nella decisione di cancellare con un colpo di spugna la sentenza "Roe contro Wade" che quasi 50 anni fa aveva reso l'interruzione volontaria di gravidanza un diritto federale protetto dalla Costituzione. "La decisione ha dato un grave scossone al sistema legale. Una sentenza più limitata sarebbe stata meno sconvolgente", ha scritto Roberts allineandosi alla posizione della maggioranza ma volendo esprimere i suoi distinguo.

La sua posizione moderata si è scontrata contro il blocco di destra in cui a Samuel Alito, che ha scritto il tranciante parere di maggioranza, e Clarence Thomas (che vorrebbe abolire anche la contraccezione) si sono uniti i tre giudici di nomina trumpiana, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, iscritta all'organizzazione "People of Praise", una sorta di setta "dove i membri giurano fedeltà gli uni agli altri" e dove si insegna "che il marito è il padrone delle mogli e l'autorità in famiglia".     

Rainews.it ha incontrato Arianna Farinelli, scrittrice e politologa che insegna al Baruch College della City University of New York, in Italia per il “Salerno Letteratura Festival” che subito tiene a precisare che allo stato attuale “solo un'azione legislativa può cambiare le cose e solo a novembre dopo le elzioni di mid-term se il senato fosse a netta maggioranza democratica la legge si potrebbe blindare”.

La sentenza del 1973 affermò il diritto a effettuare aborti in base al 14esimo emendamento della Costituzione, garantendo protezione costituzionale alle interruzioni di gravidanza fino alle 23 settimane di vita del feto, quando esso può sopravvivere al di fuori dell’utero. In questo cinquantennio molti attacchi sono stati sferrati al fondamento costituzionale del diritto all’aborto, ma quello arrivato dal Mississippi lo scorso anno, con la richiesta alla Corte di lasciar passare una legge che limiterebbe l’aborto alle 15 settimane di gestazione, ha dato ai giudici costituzionali la possibilità di revisionare per la prima volta decenni di precedenti giudiziari e legislativi sollevati dalla Roe v. Wade. In attesa della sentenza della Corte, i legislatori statali si stanno preparando, in un senso e nell’altro, a regolamentare autonomamente questa delicatissima materia.

Negli Stati Uniti quasi la metà degli aborti praticati sono farmacologici, mentre il resto è chirurgico. Ed è sulla pillola abortiva che potrebbe aprirsi la battaglia legale decisiva per i diritti riproduttivi. L’aborto farmacologico avviene con l’assunzione due farmaci approvata come sicura ed efficace entro le prime 10 settimane di gestazione e la FDA non ha dato indicazione che debba essere assunta in ambiente sanitario medicalmente assistito, cosicché la maggior parte delle donne lo assume in casa. 

Secondo molti esperti proprio questa pratica farmacologica potrebbe essere un’arma per proteggere il diritto all’aborto. Infatti nel 2020 la GenBioPro ha fatto ricorso contro la legge del Mississippi, sostenendo che le restrizioni alla commercializzazione della pillola contraddicevano le direttive della FDA, ente federale e in quanto tale di grado superiore agli enti statali. La legge contestata prevede anche che le donne debbano assumere la pillola in presenza di un sanitario (richiesta presente in altri 19 Stati). Ma la FDA non prevede questo obbligo e la casa produttrice basa anche su questo il suo ricorso.

Per le donne che abitano negli Stati più antiabortisti resta quindi la possibilità di procurarsi le pillole abortive online. In un articolo del Washington Post si legge che La FDA nel 2000 ha reso permanente la possibilità di praticare l’aborto a casa con farmaci ordinati online negli Stati in cui la pratica è legale. Molte donne si rivolgono a cliniche e produttori stranieri, India in primis, per ordinare farmaci di uguale composizione ma di più facile reperimento. 

Limitare l’accesso a pacchetti postali ordinati online decisamente molto difficile, ma i tentativi non mancano. In 19 Stati è proibita la telemedicina a scopo di consulenza per l’aborto, e c’è l’obbligo per medico e paziente di trovarsi fisicamente nella stessa stanza. In Arizona, Arkansas e Texas è proibito ordinare le pillole per posta. L’aborto farmacologico è limitato a 49 giorni in Texas e 10 settimane in Indiana, e altri Stati (Kentucky, Montana, Oklahoma e South Dakota) hanno approvato regolamentazioni che al momento sono bloccate da ricorsi in tribunale. In Alabama è allo studio una legge che abolirebbe del tutto l’aborto farmacologico: problema “risolto” alla radice.

Inoltre si pone il problema della privacy: alla luce della decisione di venerdì della Corte Suprema americana di ribaltare la sentenza Roe v. Wade del 1973, i dati sanitari, le ricerche su Internet, le tracce digitali di milioni di americani diventano all'improvviso a rischio. Esiste infatti la possibilità che queste informazioni possano essere utilizzate come prove in futuri procedimenti giudiziari ai danni di chi ha scelto o ha intenzione di abortire, e anche di chi aiuta a farlo. Le prove potrebbero essere nella cronologia di navigazione su Internet (dove abortire e come), nelle ricerche di strutture idonee e perfino nella richiesta di farmaci (la "pillola del giorno dopo"). Nel mirino finirebbero, per favoreggiamento, siti di orientamento, di strutture dove si può abortire e anche di assistenza post-aborto. 

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