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A Di Maio il Movimento di Beppe Grillo non gli concede il terzo mandato e lui dà l’addio al M5S. Ma da ministro cinquestelle non stelle non si dimette. Sarebbe stata la prima cosa da fare.

Roma, 22 Giu 2022 - L'addio di Luigi Di Maio al Movimento che aveva contribuito a portare oltre il 30%, non gli concede il terzo mandato per non tornare ad essere un ‘signor nessuno’ e arriva alla fine della giornata più lunga per la tenuta della maggioranza e del governo.

“Quella di oggi – che dovrebbe parlare da ex ministro essendo stato designato dal Movimento che abbandona- è una scelta sofferta che mai avrei immaginavo di dover fare. Oggi io e tanti colleghi lasciamo il Movimento 5 stelle. Grazie al Movimento cinque stelle per quello che mi ha dato, ma credo anche di avere ricambiato. Da domani non sarà più prima forza in Parlamento”. Queste le frasi con cui, verso la fine del suo discorso tenuto all'Hotel Bernini di Roma, il ministro degli Esteri Luigi di Maio ha sancito lo strappo definitivo con il suo passato.  E poi: "Da oggi inizia un nuovo percorso e per fare progredire l'Italia da Nord a Sud abbiamo bisogno di aggregare i migliori talenti e le migliori capacità, perché uno non vale l'altro", così le parole di Di Maio, che sembrano accantonare il celebre “uno vale uno”, che per anni è stato uno dei cavalli di battaglia del M5S.

Una scissione annunciata quella di stasera, per una "forza politica che non sarà personale", dove "non ci sarà spazio per odio, sovranismi e populismi", l'epilogo degli ultimi attriti con Giuseppe Conte sul posizionamento del Movimento nei confronti della guerra in Ucraina. Una separazione in casa che si trasforma in divorzio con tanto di nuovo nome per il neonato soggetto politico 'Insieme per il futuro'. Due gruppi parlamentari uno alla Camera e uno al Senato con 39 deputati e 11 senatori, in tutto 50 firme che - filtra da fonti vicine al titolare della Farnesina - hanno come obiettivo quello di raggiungere quota 60. 

Di Maio, dunque, potrà contare inoltre su una folta truppa di esponenti del governo: oltre a lui stesso c'è l'adesione del viceministro al Mef, Laura Castelli, del sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, del Sud, Dalila Nesci, e della Salute, Pierpaolo Sileri. Prima dell'annuncio ufficiale, in una conferenza stampa affollatissima all'hotel Bernini Bristol di Roma, l'ex capo politico M5S, fa un passaggio al Quirinale per incontrare il capo dello Stato, Sergio Mattarella. Un incontro fissato da tempo - filtra da ambienti del Quirinale - nulla a che fare con l'addio al Movimento, assicurano.

Qua e là nel discorso del ministro passaggi che suonano come scomuniche per il pensiero del Movimento: "Per fare progredire l'Italia da Nord a Sud verso le sfide globali abbiamo bisogno di aggregare i migliori talenti e le migliori capacità, perché uno non vale l'altro". Mentre in platea qualcuno non trattiene un sussulto, Di Maio aggiunge: "Le esperienze, le capacità personali, devono rappresentare un valore aggiunto per le forze politiche", tutto il contrario degli slogan di qualche anno fa dei 5 stelle, parole che non sono certo frutto del caso.

E d'altronde qualche passo più avanti Di Maio chiarisce: "Mi sono interrogato a lungo sul percorso che il M5S ha deciso di intraprendere: un percorso di chiusura, che guarda al passato, che ripete gli errori del passato. Non siamo riusciti a cambiare, a invertire quella rotta che avrebbe dovuto consentirci di raggiungere la maturità. Siamo ancorati a vecchi modelli. Era necessario aprirsi al confronto, ascoltare delle critiche, ma non è stato possibile".

Ma il discorso era iniziato spiegando i motivi più contingenti della frattura in seno ai 5 stelle, "in Parlamento c'è stato un voto che delinea la posizione dell'Italia e che ribadisce l'appartenenza all'area euro-atlantica" e non poteva essere altrimenti perché non è il momento per le "ambiguità" ha cominciato così il suo intervento di Di Maio incontrando i giornalisti. "Di fronte alle atrocità che sta commettendo Putin non potevamo mostrare incertezze, dovevamo necessariamente scegliere da che parte stare nella storia. Nei giorni scorsi si è acceso un dibattito proprio sul voto di questa mozione. Un dibattito nato dall'esigenza di fare chiarezza su alcune dichiarazioni di dirigenti M5s. Putin ancora in questi minuti sta continuando a bombardare. Non possiamo permetterci ambiguità".

"La risoluzione votata al Senato rafforza il governo e il presidente Draghi che andrà al prossimo Consiglio europeo con il forte sostegno delle forze politiche. Dopo settimane di ambiguità, turbolenze e attacchi oggi siamo arrivati a un voto netto", ma dispiace ha detto di Maio, dando una prima stoccata ai suoi ex compagni del Movimento, "sulla risoluzione odierna aver visto ancora una volta uno scontro alimentato a lungo e logorante, utilizzato per fini mediatici".

"Dovevamo necessariamente scegliere da che parte stare della storia, con l'Ucraina aggredita o la Russia aggressore, con di chi difende la democrazia o di chi ci sta ricattando con il prezzo del gas. Irresponsabile picconare il governo, le posizioni di alcuni dirigenti del M5s hanno rischiato di indebolire il nostro Paese", ha continuato di Maio. In questi mesi la prima forza politica in Parlamento aveva il dovere di sostenere il governo senza ambiguità, dice il ministro. "Abbiamo scelto di fare un'operazione verità, partendo proprio dall'ambiguità in politica estera del M5s. In questo momento storico sostenere i valori europeisti e atlantisti non può essere una colpa".

"Proprio di fronte a situazione così complessa c'è bisogno di una Europa unita" che "dipende dall'unità dei governi degli stati membri, lasciando da parte ogni polemica strumentale. Pensare di picconare la stabilità del governo solo per la propria crisi di consensi è da irresponsabili.  Questa guerra non è uno show mediatico, è reale, le vittime sono reali". "Stiamo cercando in tutto i modi la pace ma c'è ancora molto da fare" e "mentre cerchiamo di riavviare negoziato stiamo conducendo la battaglia per il tetto sul prezzo del gas".

“Quando ho iniziato questa esperienza di governo non conoscevo personalmente il presidente Mario Draghi. In un anno e mezzo abbiamo lavorato bene insieme e per questo sono stato definito draghiano. Faccio parte del Governo Draghi e credo che la sua azione sia motivo d’orgoglio per l’Italia in tutto il mondo e continueremo a sostenerlo con lealtà, idee e il massimo impegno che possiamo metterci”

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