Una parete finta, una macchinetta da gioco illegale e una sala da gioco clandestina. È stata questa la scoperta maturata durante un giro di perlustrazione da parte dei Carabinieri a Senorbì, cittadina nel Sud della Sardegna, in provincia di Cagliari.
Come si legge su Ansa, le forze dell’ordine, che fanno parte della compagnia di Dolianova, sono entrate in azione a marzo, insieme agli operatori di ADM, ovvero l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato. Quello che si sono ritrovati davanti agli occhi era una sala nascosta, accessibile mediante un passaggio secondario dietro una finta parete, coperta da un porta abiti. Nello spazio clandestino i carabinieri hanno trovato alcuni clienti, intenti a scommettere e a giocare alle slot machine. Subito sono scattate le sanzioni per il mancato rispetto delle norme relative al gioco d’azzardo illegale. Una piaga che in Italia è in costante crescita e che è arrivata a creare un giro d’affari da oltre 20 miliardi di euro.
Sono questi i numeri resi noti da Marcello Minenna, direttore generale di ADM, che ha sottolineato un danno per il fisco italiano pari a 4 miliardi di euro. In Italia, dove la pubblicità per il gioco legale è stata vietata nel 2019, il gioco illegale sfiora la percentuale del 23%. La menzione della legge proibizionista non è fatta a caso, ma matura in seguito ai risultati della ricerca della Price WaterHouse Coopers, commissionati dal Betting and Gaming Council, il massimo organismo di gioco d’azzardo britannico.
Questa ricerca voleva sottolineare proprio il legame che si innesta tra una normativa fatta di divieti e di proibizioni e la crescita del gioco illegale e proibito. Basti pensare al caso della Norvegia, dove il governo ha introdotto pesanti divieti sulla pubblicità nonché restrizioni anche sulle puntate. Restrizioni che hanno comportato un boom del gioco illegale, che rappresenta oggi il 66% di tutte le giocate del paese scandinavo. Dati più bassi, ma solo di pochi punti, in Francia, dove il mercato nero è al 57%, mentre in Spagna, dove dal 2020 un Regio Decreto ha sancito il divieto totale della pubblicità all’azzardo, le piattaforme illegali rappresentano il 20% del giro d’affari.
Un rapporto che va assolutamente spezzato, un binomio che si può ancora annullare. Come? Basterebbe rivedere in senso più aperto e inclusivo la norma. E fare della comunicazione un’arma a disposizione del gioco responsabile e legale.










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