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Navalny scatenato: “Putin (che quest’anno compie 70 anni) un nonno pazzo e ubriaco, nel Consiglio di sicurezza ladri e rimbambiti”.

Cagliari, 23 Feb 2022 - Ne ha per tutti, Aleksei Navalny, il principale oppositore di Vladimir Putin, attualmente detenuto ingiustamente nelle carceri di Mosca: definisce il presidente russo un “Nonno ubriaco che alle riunioni di famiglia annoia tutti con le sue storielle sul reale funzionamento della politica” e i membri del Consiglio di sicurezza, riunitosi ieri a Mosca in una seduta straordinaria, “ladri e rimbambiti”, rievocando lo slogan ideato nel 2011 per definire il partito di Putin, Russia unita (“ladri e truffatori”). “A causa di Putin – ha chiarito Navalny – centinaia di ucraini e russi ora rischiano di morire e nel futuro il numero potrà salire a decine di migliaia. Si, Putin non consentirà all'Ucraina di svilupparsi, la trascinerà in una palude, ma la Russia pagherà lo stesso un prezzo.”

Il più famoso dissidente russo, con le sue parole infuocate, fa un esplicito riferimento al predecessore di Putin, quel Boris Eltsin celebre per i suoi discorsi incomprensibili, pronunciati con la voce impastata e la mente annebbiata dalla vodka, il più delle volte incapace di reggersi in piedi. All’epoca, erano i difficili anni Novanta, la Russia affrontava i postumi del crollo dell’URSS, che aveva dissolto in un attimo una storia decennale di potere e di egemonia; un’epoca fatta di corruzione, estrema povertà e profondi disagi sociali, che l’attuale capo del Cremlino ha fatto di tutto per far dimenticare e archiviare.

Navalny, rievocando i tempi del Politburo del Comitato centrale del Pcus, associa la giornata di ieri alla riunione dei “rimbambiti della nomenklatura che si credevano invece geopolitici seduti alla grande scacchiera e decisero di inviare le truppe in Afghanistan”. Veri toni da invettiva, quelli del dissidente russo, acerrimo nemico di Putin, vittima di un tentativo di avvelenamento nell’agosto del 2020, dal quale si è miracolosamente salvato. “Il risultato di questa decisione – ha proseguito il blogger, riferendosi all’invasione dell’Afghanistan – era stato quello di avere centinaia di migliaia di vittime, ferite all'intero paese. E le conseguenze, sia noi russi che l'Afghanistan, non le abbiamo superate. L'emergenza è stata una delle ragioni chiave nel collasso dell'Urss”, ha concluso Navalny.

Nel suo fluviale discorso di ieri, a metà strada tra una lezione di storia e una prolusione geopolitica, Putin aveva chiarito che erano stati i comunisti a “creare” l’Ucraina come entità indipendente. “Combattere per la Russia, salvarla – ha sottolineato ancora l’oppositore nazionalista – significa combattere per la rimozione dal potere di Putin e dei suoi cleptocrati. Ma anche, banalmente, combattere per la pace”, ha proseguito Navalny, il quale nel 2014 aveva dichiarato che, qualora fosse stato nella condizione di farlo, non avrebbe restituito la Crimea all'Ucraina.

Navalny (oltretutto, di origini ucraine) precisa che, mentre nel 1979 i membri del Politburo “si vestivano di ideologia, questi personaggi ora non ne hanno alcuna. Pronunciano sempre solo menzogne indistinguibili l'una dall'altra, […] hanno bisogno di un’unica cosa, distrarre l'attenzione dei russi dai problemi reali, lo sviluppo dell'economia, i prezzi in aumento, la mancanza di rispetto della legge”. Quindi, è la tesi dell’attivista anti-Putin, “il capo del Politburo del 21esimo secolo pronuncia questo discorso da pazzo. Sarebbe divertente se il nonno ubriaco non fosse un uomo di 69 anni con il potere in un paese con armi nucleari. Sostituisci nel suo discorso Ucraina con Azerbaigian, Kazakistan, Bielorussia, Paesi Baltici, Uzbekistan e così via, o includi anche la Finlandia, pensa a dove il flusso del pensiero geopolitico di questo nonno ubriaco può portarlo. Tutto questo è finito molto male per tutti nel 1979. E finirà male anche ora. L'Afghanistan è stato distrutto. Ma anche l'Urss ha ricevuto una ferita mortale”.

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