Cagliari, 17 Feb 2022 - Il presidente Usa, Joe Biden e il cancelliere tedesco, Olaf Scholz hanno chiesto alla Russia di adottare "misure reali di riduzione dell'escalation" per evitare qualsiasi conflitto con l'Ucraina. I due leader, in un colloquio telefonico, hanno convenuto che "la Russia deve adottare misure reali di de-escalation" e che "in caso di una nuova aggressione militare contro l'integrità territoriale e la sovranità dell'Ucraina, Mosca deve aspettarsi conseguenze estremamente gravi", si legge in una nota diffusa da Berlino.
"Non vediamo alcun segno di de-escalation sul terreno, tutto questo deve cambiare. C'è un gran numero di forze pronte ad attaccare". Lo denuncia, facendo anche riferimento a immagini satellitari, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, in una conferenza stampa tenuta a termine della riunione dei ministri della Difesa dell'Alleanza, tenutasi oggi a Bruxelles. Non ci saranno "compromessi sui principi fondamentali", ha proseguito Stoltenberg, a partire dal "diritto di ogni nazione a scegliere la propria strada" e da quello a "difendere i nostri alleati".
Gli alleati stanno valutando di inviare nuove truppe nelle regioni centrali e sud-orientali all'interno dell'Alleanza: "I ministri hanno deciso di sviluppare opzioni per rafforzare ulteriormente la deterrenza e la difesa della Nato. La Francia si è offerta di guidare un gruppo tattico in Romania", e sul tavolo c'è anche l'ipotesi di "un rafforzamento nell'area del Mar Nero". Allo stato, "una decisione finale a livello di comando della Nato ancora non è stata presa", ha detto Stoltenberg, ma il ministro della Difesa del Regno Unito Ben Wallace ha subito annunciato il numero degli effettivi britannici in Estonia.
Mosca, secondo i ministri Nato, ha provato a instaurare "una nuova normalità", che "viola i principi fondamentali che sono stati importanti per la sicurezza dell'Europa per decenni. Non sappiamo cosa accadrà, ma sappiamo cosa è accaduto: che la Russia ha fatto volontà di usare la forza per cercare di costringere altri Paesi a cambiare". Tuttavia, resta "possibile un accordo - chiarisce il segretario generale - noi non siamo una minaccia, siamo pronti al dialogo. Non abbiamo alcun piano di dispiegare apparati offensivi in Ucraina" e "per la Russia non è troppo tardi per fare un passo indietro".
Si legge nel comunicato diffuso al termine della sessione: "Siamo gravemente preoccupati per il potenziamento militare russo su vasta scala, non provocato e ingiustificato dentro e intorno all'Ucraina e in Bielorussia. Esortiamo la Russia, con la massima fermezza, a scegliere la via della diplomazia, a invertire immediatamente l'incremento delle sue forze e a ritirarle dall'Ucraina in conformità con i suoi obblighi e impegni internazionali. Rimaniamo impegnati nel nostro approccio a doppio binario nei confronti della Russia: forte deterrenza e difesa, combinati con apertura al dialogo". La riunione riprenderà nella giornata di domani.
Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dice alla Bbc di non "aver ancora visto alcun ritiro" da parte delle truppe russe, mentre il ministro della Difesa di Kiev denunciava un attacco informatico ai siti del ministero e a due banche statali. Secondo l'intelligence americana, si tratterebbe di hacker legati al Cremlino, da dove però si nega ogni addebito.
Derek Chollet, consigliere del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, ha affermato che si continuano a registrare "prove" della possibilità che la Russia attui "un 'false flag' o un sabotaggio per avere un pretesto" per aprire le ostilità
In giornata, la Russia aveva annunciato la fine delle esercitazioni militari in Crimea, e la tv pubblica aveva mostrato immagini di truppe che attraversano un ponte che collega la Crimea con la Russia. Analogamente il ministro degli Esteri bielorusso aveva assicurato che finite le esercitazioni congiunte nel paese "non resterà un solo soldato russo". Il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, aveva espresso cautela di fronte all'annuncio, sottolineando che è necessario prima "verificarlo". a portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, aveva esortato invece l'Occidente a smettere di fornire armi all'Ucraina e ha evocato la possibilità di un attacco di Kiev al Donbass, la regione controllata dai separatisti filorussi.
Oggi c'è stato anche un colloquio telefonico tra il premier italiano Mario Draghi e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: "Ho avuto uno scambio con il premier Draghi sulla situazione attuale della sicurezza. Una de-escalation sarebbe benvenuta ma mancano segnali concreti da parte della Russia. Abbiamo anche parlato della prontezza nella risposta sulla sicurezza delle forniture energetiche, a beneficio dell'Ue dell'Italia", scrive in un tweet von der Leyen, che in precedenza aveva rilasciato un'intervista a a un ristretto gruppo di agenzie stampa internazionali tra cui l'Agi. "Con il conflitto tra Ucraina e Russia, provocato dalla Russia - aveva sottolineato - vediamo un rischio abbastanza evidente di interruzione totale o parziale di fornitura del gas all'Europa. Per questo dallo scorso mese abbiamo lavorato in modo molto sodo per mitigare questo rischio. Siccome siamo ora a un mese e mezzo alla primavera, periodo in cui sappiamo che la domanda di energia si riduce perché diminuisce l'esigenza di riscaldamento, i nostri modelli mostrano che per una parziale interruzione della fornitura o ulteriore riduzione delle consegna da parte di Gazprom, siamo al sicuro". Comunque, "abbiamo parlato con altri fornitori affidabili di gas"
Il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio, fa sapere la Farnesina, si recherà stasera in missione a Mosca per un incontro con il suo omologo russo, Serghei Lavrov, che avrà luogo domattina: "Si discuterà di un'ampia gamma di temi dell'agenda internazionale di reciproco interesse - riferisce la Farnesina - con particolare attenzione alla stabilità strategica nell'area euro-atlantica nel contesto delle iniziative della Federazione russa per fornire garanzie di sicurezza, delle relazioni della Russia con la Ue e la Nato e della situazione in Ucraina".
Secondo il primo ministro britannico Boris Johnson "al momento ci sono poche prove del disimpegno della Russia" dal confine con l'Ucraina. È quanto si legge in una nota di Downing Street, dopo il colloquio tra il capo del governo di Londra e il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. I due leader hanno convenuto che "qualsiasi invasione dell'Ucraina avrebbe conseguenze catastrofiche e di vasta portata". "I leader hanno ribadito la responsabilità degli Stati di rispettare i propri obblighi ai sensi della Carta delle Nazioni Unite e di rispettare la sovranità e l'integrità territoriale dei membri delle Nazioni Unite", aggiunge Downing Street. Il primo ministro e il segretario generale hanno anche riaffermato "l'importanza che tutte le parti operino in buona fede per attuare gli accordi di Minsk".











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