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Quirinale, Silvio Berlusconi intima che se non va lui al Quirinale anche Draghi non deve essere eletto. La sua richiesta dopo il suo ritiro perché non ha i numeri per essere eletto. E meno male per l’Italia che stava per essere esposto alla derisione planetaria.

Roma, 23 Gen 2022 - Silvio Berlusconi si ritira dalla corsa per il Quirinale. Lo ha comunicato Licia Ronzulli agli alleati collegati via Zoom. "Faremo una proposta condivisa col centrodestra", ha spiegato.

Il centrodestra, con Meloni, Salvini e i centristi si è riunito ieri, ma senza che tra i collegati ci sia stato Silvio Berlusconi. Per Forza Italia erano presenti Antonio Tajani e Licia Ronzulli. Il Cavaliere, a quanto si apprende, avrebbe preferito non essere presente.

"Mario Draghi deve rimanere al suo posto, - ha intimato l’uomo delle cene eleganti di Arcore - si completi l'opera con l'attuale governo". Sarebbe un passaggio della nota di Silvio Berlusconi che Licia Ronzulli ha letto in apertura del vertice dei leader.

In precedenza, si era tenuto il meeting via zoom di Forza Italia con la presenza di Berlusconi. Lo spostamento del vertice dell'alleanza al tardo pomeriggio, è stato spiegato, si è reso necessario perché alle 16.30 Berlusconi aveva fatto il punto con ministri, sottosegretari e dirigenti forzisti.

La linea di Forza Italia è che "Mario Draghi resti a Palazzo Chigi e non vada al Quirinale", ha aggiunto il vice presidente (si fa per dire, sapendo che l’unico vero padrone di Forza Italia e il Berlusca), Antonio Tajani, nel corso dell'incontro via Zoom. Inoltre, Tajani avrebbe aggiunto una riflessione sul governo, "che non dovrebbe subire rimpasti né nuovi ingressi". La riflessione si è poi allargata alla partita del Quirinale, ribadendo che è inaccettabile "la ghettizzazione della sinistra" verso i candidati di area centrodestra.

"Sono davvero grato, dal profondo del cuore, alle molte migliaia di italiane e italiani che, in questi giorni, mi hanno manifestato affetto, sostegno e incoraggiamento da quando il mio nome è stato indicato per la Presidenza della Repubblica.

Sono grato in particolare alle forze politiche del centro-destra che hanno voluto formulare la mia candidatura, (cosa che non hanno mai fatto ma hanno detto solo che se si candidava lo avrebbero appoggiato pur sapendo che molti dei loro parlamentari nel voto segreto lo avrebbero impallinato) ai tanti parlamentari di tutti gli schieramenti che hanno espresso il loro appoggio e il loro consenso, agli importanti esponenti politici stranieri, in particolare ai vertici del Partito Popolare Europeo, che si sono pronunciati a favore di questa proposta.

Dopo innumerevoli incontri con parlamentari e delegati regionali, anche e soprattutto appartenenti a schieramenti diversi della coalizione di centro-destra, ho verificato l’esistenza di numeri sufficienti per l’elezione.

È un’indicazione che mi ha onorato e commosso: la Presidenza della Repubblica è la più Alta carica delle nostre istituzioni, rappresenta l’Unità della Nazione, del Paese che amo e al servizio del quale mi sono posto da trent’anni, con tutte le mie energie, le mie capacità, le mie competenze.

Nello stesso spirito, ponendo sempre l’interesse collettivo al di sopra di qualsiasi considerazione personale, ho riflettuto molto, con i miei familiari ed i dirigenti del mio movimento politico, sulla proposta ricevuta.

L’Italia oggi ha bisogno di unità, al di là della distinzione maggioranza-opposizione, intorno allo sforzo per combattere la gravissima emergenza sanitaria, per far uscire il paese dalla crisi.

La Nazione riparte nei momenti difficili se tutti sappiamo trovare, come avvenne nel dopoguerra, un senso comune di appartenenza nella nostra democrazia, superando le lacerazioni e al di là delle legittime ed anzi necessarie distinzioni.

Per queste ragioni sono stato il primo a volere un governo di Unità Nazionale che raccogliesse le migliori energie del Paese, e che – con il concorso costruttivo anche dell’opposizione – è servito ad avviare un percorso virtuoso che oggi più che mai, alla luce della situazione sanitaria ed economica, deve andare avanti. Per questo considero necessario che il governo Draghi completi la sua opera fino alla fine della legislatura per dare attuazione al PNRR, proseguendo il processo riformatore indispensabile che riguarda il fisco, la giustizia, la burocrazia.

In questo stesso spirito, ho deciso di compiere un altro passo sulla strada della responsabilità nazionale (cosa poco probabile perché si è reso conto che ma maggioranza assoluta non lo avrebbe mai votato), chiedendo a quanti lo hanno proposto di rinunciare ad indicare il mio nome per la Presidenza della Repubblica.

Continuerò a servire il mio Paese in altro modo, come ho fatto in questi anni, da leader politico e da Parlamentare Europeo (risultato essere un assente cronico alle sedute dell’Assemblea europea), evitando che sul mio nome si consumino polemiche o lacerazioni che non trovano giustificazioni che oggi la Nazione non può permettersi. Da oggi lavoreremo quindi con i leader del centro-destra – che rappresenta la maggioranza nel Paese ed a cui spetta l’onere della proposta – per concordare un nome in grado di raccogliere un consenso vasto in Parlamento.

Occorre individuare una figura capace di rappresentare con la necessaria autorevolezza la Nazione nel mondo e di essere garante delle scelte fondamentali del nostro Paese nello scenario internazionale, l’opzione europea e quella atlantica, sempre complementari e mai contrapponibili, essenziali per garantire la pace e la sicurezza e rispondere alle sfide globali.

Spero che il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni sappiano compiere questa scelta nel tempo più breve possibile e con un’ampia convergenza".

Così fonti della Lega: "Riunione decisiva del centrodestra e gesto fondamentale di Silvio Berlusconi per il bene del Paese e della coalizione. Nonostante il Cavaliere avesse i numeri, ha deciso un passo di lato con grande senso di responsabilità. Il centrodestra è compatto ed è pronto a formulare diverse proposte di alto profilo su cui la sinistra non potrà porre veti come fatto nelle ultime settimane". Si ipotizza una terna di candidati. E poi: "Giornata importante, per il centrodestra e per l'Italia. Dopo la scelta generosa di #Berlusconi, ora vediamo se a sinistra continueranno a dire di no a tutte e tutti". Così Matteo Salvini su Twitter.

Il vertice dei leader del centrodestra si è "interrotto" per il mancato accordo sulla nota congiunta da diffondere al termine della riunione in cui è stato ufficializzato il ritiro di Silvio Berlusconi dalla corsa al Colle. Gli alleati di Lega, Forza Italia e i centristi di NcI, Udc e Coraggio Italia insistevano per aggiungere al comunicato un "auspicio affinché la legislatura prosegua". Ciò ha provocato l'irritazione di Fratelli d'Italia, che è all'opposizione di Mario Draghi, e per questo è saltata la nota congiunta e il vertice si è aggiornato. 

È quanto si legge in una nota dell'Ufficio di Presidenza di Coraggio Italia, composto da Luigi Brugnaro, Giovanni Toti, Gaetano Quagliariello, Marco Marin, Paolo Romani. "Il Gruppo di Coraggio Italia con i suoi 32 grandi elettori è pronto a dare il proprio contributo agevolando tutte le possibili convergenze, a partire dal dialogo con i nostri tradizionali alleati", conclude la nota.

"Con il suo gesto Berlusconi testimonia con generosità e profondo senso dello Stato la sua statura di uomo delle istituzioni ed è un sentimento di gratitudine condiviso da tutto il Centrodestra. Siamo fiduciosi che anche gli altri schieramenti del Parlamento mostreranno altrettanta sensibilità e responsabilità istituzionale". Lo affermano in una nota Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell'Udc, e Antonio De Poli, presidente nazionale del partito.

 “Il presidente Berlusconi non ha fatto un passo indietro, ma uno in avanti, per la responsabilità che il centrodestra ha verso il Paese. Ha anteposto gli interessi della nazione alla legittima aspirazione della coalizione di avere il suo fondatore alla più alta carica dello Stato. Ha dato una grande dimostrazione di rispetto per le istituzioni, sottolineando la cultura politica del centrodestra. Ora si apre una fase nuova, di confronto e dialogo, per eleggere al Quirinale una personalità di altissimo profilo con il più ampio consenso possibile. Una prova anche per il centrodestra che, unito e compatto, ha i numeri per essere determinante. Al centrosinistra chiediamo di non avere pregiudizi e porre voti”. Lo afferma il presidente di Noi Con L’italia, Maurizio Lupi.

"Lo avevamo affermato in modo chiaro: la candidatura di Silvio Berlusconi era irricevibile. Con il suo ritiro facciamo un passo avanti e cominciamo un serio confronto tra le forze politiche per offrire al Paese una figura di alto profilo, autorevole, ampiamente condivisa''. Così il leader del M5S, Giuseppe Conte, in un tweet commenta il passo indietro di Silvio Berlusconi.

"Il centrodestra non è maggioranza e non ha quindi diritto di prelazione sul Quirinale. Lo abbiamo detto fin dall'inizio. Ora col ritiro di Berlusconi e lo scontro deflagrato all'interno del cd tutto è chiaro. Ora ci vuole accordo alto su nome condiviso e un patto di legislatura". Lo scrive il segretario Pd Enrico Letta su Twitter.

Il centrosinistra potrebbe scegliere il nome di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio ed ex ministro, come candidato di bandiera nelle prime votazioni per il Quirinale. Lo si apprende da diverse fonti di centrosinistra. Il nome sarebbe emerso in ambienti M5Se viene confermato da fonti Dem come possibile scelta condivisa. Domani è in programma una serie di riunioni per valutare il da farsi.

È in programma alle 10,30 alla Camera il vertice del centrosinistra: Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza saranno accompagnati dai capigruppo del Pd, del M5S e di Leu. L'incontro potrebbe essere preceduto da un incontro dei soli tre leader. Letta dovrebbe tornare a incontrare anche il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, mentre fonti Dem spiegano che vedrà Matteo Salvini appena possibile, così come gli altri leader del centrodestra.

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