Roma, 12 Nov 2021 - "'Ho servito il Paese con correttezza istituzionale e dignità morale'. Con queste parole il presidente della Repubblica, Giovanni Leone, si congedava dagli italiani alla vigilia del semestre bianco. Ennesima testimonianza dell'altissima sensibilità istituzionale che per tutta la vita aveva ispirato le sue scelte". Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante l'incontro di studio, organizzato al Quirinale, "Giovanni Leone. Presidente della Repubblica 1971 - 1978" nel ventesimo anniversario della scomparsa.
Leone, ha continuato Mattarella, "figura a buon titolo tra i fondatori e i protagonisti" della Repubblica. Credo che sia giusto rifarsi -ha affermato il Capo dello Stato- al suo discorso di insediamento come presidente della Camera nel '55. Affermò: "Nell'esercizio del mio mandato affidatomi non obbedirò che alla mia coscienza". Nel corso del suo lungo impegno nei tanti ruoli di vertice nelle nostre Istituzioni è sempre stato questo il criterio delle sue scelte e la Repubblica, a venti anni dalla sua morte, lo con riconoscenza".
Da Giovanni Leone arriva la lezione di "coraggio e generosità nella disponibilità a corrispondere all'interesse generale" ha aggiunto Mattarella. L'ex presidente della Repubblica "fu sempre mosso da un profondo senso della legalità" e "ha sempre garantito il buon funzionamento delle istituzioni". Leone "non ebbe remore ad abbandonare una responsabilità che gli era congeniale, quella di presidente della Camera. Ha mostrato coraggio e generosità a corrispondere all'interesse generale della vita della Repubblica". E anche in un momento grave per il Paese, c'era appena stata Piazza della Loggia, Leone si adoperò per una "lenta ricucitura del tessuto sociale. E quello della ricucitura, del rammendo, è tema che tornerà frequentemente nella pedagogia dei presidenti che si sono succeduti al Quirinale".
"Pace sociale non significa rinuncia alle legittime aspirazioni e neanche a spinte e sollecitazioni a farle valere, significa rinunciare al metodo della violenza e dell'intolleranza. Negli strumenti della Costituzione c'è spazio per tutte le aspettative ma anche un richiamo vigoroso a rispetto delle istituzioni democratiche e della libertà dell'individuo, parole ancora oggi di estrema attualità" dice ancora Mattarella, citando le parole di Leone.
La presidenza di Giovanni Leone "si caratterizzò per un forte richiamo ai valori dell'antifascismo. E per la fedeltà ai valori della Resistenza, in particolare delle istituzioni Repubblicane di fronte ai tentativi eversivi" ha continuato il Presidente. Mattarella ha citato le parole di Leone, secondo cui "il fascismo è una tentazione che si affaccia sovente nella storia dei popoli e un modo per concepire uno Stato forte", "un metodo di violenza di sopraffazione della libertà delle coscienze e del pensiero".
Leone definiva la stampa componente essenziale della società. Ma allora espresse parole profetiche: "La stampa è al servizio della verità, ma sappiamo come la verità sia spesso inafferrabile, accontentiamoci che ci sia un riscontro oggettivo, la buona fede". Per concludere credo che si possa fare un caloroso invito ad avere tutto il riguardo per la dignità della persona che va salvaguardata. Difficile trovare una campagna scandalistica come quella rivolta contro Giovanni Leone" ha affermato il presidente.
Mattarella ha quindi citato l'intervento che Leone fece il 15 ottobre del 1975 in Parlamento, "che venne ritenuto da giuristi autorevoli una degli interventi sulle riforme istituzionali". Tra i temi trattati da Leone, "bicameralismo, Cnel, Pubblica amministrazione, mezzogiorno, scioperi nei servizi pubblici. Leone ripropose la sollecitazione, già sottolineata dal presidente Segni di introdurre la non rieleggibilità del Presidente della Repubblica con la conseguente eliminazione del semestre bianco", ha concluso il Capo dello Stato.










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