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Bilancio: il Cdm approva il documento programmatico, manovra da 23 miliardi, pari all’1,2% del Pil.

Roma, 19 Ott 2021 - Il Consiglio dei ministri ha approvato all'unanimità, a quanto si apprende, il documento programmatico di bilancio (dpb) che disegna la cornice della manovra. Nel corso della riunione la Lega ha espresso una riserva politica sulla soluzione ad ora individuata sulle pensioni con quota 102 e 104, ma il tema sarà discusso nei prossimi giorni in vista del varo della legge di bilancio in un successivo cdm.

Una manovra da 23 miliardi, l'1,2% di Pil. Otto miliardi subito per il taglio del cuneo fiscale (ma Ive e Fi ne chiedono 10). Addio a Quota 100, si passa a Quota 102 nel 2022 e Quota 104 nel 2023 per le pensioni (per una platea di 50mila persone in due anni). Una misura sulla quale la Lega mantiene dubbi. Un finanziamento aggiuntivo di un miliardo per il Reddito di cittadinanza. Il Pd chiede la proroga del Superbonus. Sono le misure della Legge di Bilancio 2023 affrontate nella Cabina di regia a Palazzo Chigi, mentre il Cdm è riunito per dare via libera al Documento programmatico di bilancio da presentare alla Commissione europea. Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di bilancio, che traccia l'architettura della manovra che il governo si appresta a varare nel prossimo Cdm.

Il Documento programmatico di bilancio, atteso da Bruxelles già dal 15 ottobre, parte da una base di 23 miliardi garantiti dall'extra deficit, ovvero dalla differenza tra l'indebitamento a livello tendenziale (quindi a politiche invariate) che secondo le stime del governo si ridurrà al 4,4% l'anno prossimo a fronte di un indebitamento programmatico fissato al 5,6% del Pil.

Sono quattro i nodi che il governo dovrà affrontare: reddito di cittadinanza, pensioni, taglio del cuneo fiscale e riforma degli ammortizzatori sociali. Nella Nadef il governo si è impegnato ad avviare la prima fase della riforma dell'Irpef e degli ammortizzatori sociali e a mettere a regime l'assegno unico universale.

La riforma complessiva del fisco sarà solo anticipata in manovra. E secondo quanto viene riferito, è più probabile che il governo opti per un intervento sull'Irpef che un taglio del cuneo contributivo. Tuttavia, tra le ipotesi al vaglio c'è la cancellazione del contributo Cuaf, la cassa unica assegni familiari, che costa circa 2 miliardi ed è a carico dei datori di lavoro. Con l'introduzione dell'assegno unico bisognerà infatti decidere se i datori di lavoro dovranno continuare a versare il contributo Cuaf destinato agli assegni al nucleo familiare oppure se queste risorse arriveranno da altrove. E il tutto dovrà essere inquadrato all'interno della riforma dell'Irpef che impatterà sul fisco familiare.

L'esecutivo potrebbe impegnare una fetta di risorse superiore a quelle preventivate attingendo proprio all'extra deficit e mettere in campo interventi più robusti anche sul cuneo fiscale. Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, è tornato a chiedere un intervento coraggioso e le imprese premono per una riduzione dell'Irap o, se le risorse non lo consentiranno, uno sfoltimento dei contributi.

Appare scontato un restyling del reddito di cittadinanza che il centrodestra chiede di abolire e sul quale si è già consumato lo scontro nella maggioranza. Il sussidio è stato rifinanziato fino alla fine del 2021 nel decreto fiscale che accompagnerà la legge di bilancio ma dovrebbe essere modificato nella legge di bilancio con una revisione della platea dei beneficiari, riducendo quindi le coperture per il 2022. E alcuni ritocchi potrebbero arrivare anche sul fronte dei controlli.

Altro capitolo la previdenza: sul piatto ci sarebbe una dote di 4-5 miliardi per il post Quota 100. La Lega chiede una compensazione per l'addio al suo cavallo di battaglia. Diverse le soluzioni allo studio per garantire un canale di uscita a 62-63 anni, in aggiunta all'Ape sociale rafforzata, che dovrebbe essere però più selettivo, ovvero destinato solo ad alcune categorie o settori o con un assegno ridotto.

Altro nodo la riforma degli ammortizzatori sociali. Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha chiesto 8 miliardi ma la dote messa a disposizione dal Tesoro al momento è di 3-4 miliardi. In cantiere anche il potenziamento della Naspi e l'estensione del contratto di espansione.

C'è poi l'impegno per il rifinanziamento del Superbonus al 2023. Ma le risorse sono limitate considerando che estenderlo a tutto il 2022 costa già 18 miliardi che saranno finanziati con il Pnrr e il Fondo complementare.

Dopo l'intervento a fine settembre per evitare la stangata dei prezzi del gas e della luce, il governo è pronto a introdurre nuove misure per far fronte ai rincari delle bollette, agendo sugli oneri di sistema che comprendono gli importi fatturati per la copertura di costi relativi ad attività di interesse generale per il sistema elettrico, che vengono pagati da tutti i clienti finali del servizio elettrico. L'intervento a cui si lavora dovrebbe concretizzarsi nel trasferimento degli oneri di sistema nella fiscalità generale.

Tra gli altri interventi attesi il rinnovo dei contratti pubblici, l'integrazione dei fondi per l'assegno unico universale, che entra in vigore l'anno prossimo, un pacchetto di misure a favore degli enti locali, e misure di rafforzamento del sistema sanitario.

Il governo conta di ricavare circa 1 miliardo dal restyling del reddito di cittadinanza. È questa la cifra che sarebbe stata indicata nel corso della cabina di regia sulla manovra. Il sussidio dovrebbe essere modificato in manovra con una revisione dei paletti per l'accesso, snellendo la platea e rafforzando il fronte delle politiche attive per il lavoro. Dovrebbe arrivare anche una stretta sui controlli.

Un fondo da 1 miliardo per il taglio delle bollette. È la cifra che, secondo quanto viene riferito, dovrebbe essere stanziata in manovra. Per la copertura si ricorrerà a uno dei due miliardi già destinati dalla Nadef alla riforma del fisco, ai quali si andrebbero ad aggiungere altri 7 miliardi per il taglio delle tasse.

 Si va verso una legge di bilancio da 23 miliardi, ovvero l'1,2% del Pil. Il responsabile economico di Italia viva, Luigi Marattin, ha spiegato che "il margine è intorno ai 23 miliardi".

È di 8,8 miliardi, a quanto apprende l'Adnkronos, la 'posta' prevista in manovra per rifinanziare il reddito di cittadinanza. Per il 2022 erano previsti 7,6 miliardi, come tendenziale, mentre ora sono stati previsti - riferiscono fonti di governo a Cdm in corso - 8,8 miliardi, quindi 800 milioni in più. La stessa somma, dunque 8,8 miliardi, sarebbe stata prevista per il 2023.

Quota 102, passando per quota 103 con accompagnamento (tipo ape) per chi è vicino all'uscita, fino a quota 104. Sarebbero, secondo quanto si apprende da fonti ministeriali, le ipotesi sul tavolo del governo, e oggetto di discussione in Cdm, per attenuare lo scalone della legge Fornero sulle pensioni e superare quota 100.

Se da un lato i fondi vengono incrementati di circa un miliardo l'anno, dall'altra vengono previsti dei 'correttivi' per migliorare il sistema, soprattutto sul fronte delle politiche attive del lavoro, coinvolgendo anche le aziende private e semplificando l'accesso agli sgravi per quelle che assumono chi percepisce il rdc.

Comunque la Lega ha espresso una "riserva politica" sulla riforma.

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