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Consiglio Sardegna – Prosegue dibattito sul Dl 107: chiusa la discussione generale sull’art.7.

Cagliari, 13 Magg 2021 - La seduta pomeridiana del Consiglio Regionale della Sardegna è stata aperta dal presidente Michele Pais. Dopo le formalità di rito, ha informato il Consiglio che, al termine di un supplemento di istruttoria, sono stati riammessi alcuni emendamenti all’art.7 e dovranno essere riformulati i pareri del relatore e della Giunta sugli emendamenti.

Il relatore Stefano Tunis (Misto) ha riproposto all’Aula il parere sugli emendamenti, negativo su tutte le proposte. La Giunta ha espresso parere conforme.

Aprendo la discussione generale sull’art.7 “Compiti degli uffici di gabinetto”, il consigliere dei Progressisti Massimo Zedda ha espresso apprezzamento per il ritrovato clima di serenità in Consiglio, segnalando però un episodio accaduto ieri che ha visto protagonista l’assessore Todde il quale dovrebbe scusarsi nei confronti dei colleghi Ganau ed Orrù, per i suoi comportamenti scorretti. Tornando al testo in discussione, Zedda ha criticato le lacune della tabella finanziaria allegata, lacune che tuttavia non riescono a nascondere due dati di fondo: la spesa sarà ben superiore ai 6 milioni e gli uffici al servizio del presidente della Regione saranno raddoppiati, perché passeranno da 22 a 44.

Sempre per i Progressisti il consigliere Gianfranco Satta ha sostenuto che l’articolo rappresenta il fulcro della legge perché dimostra chiaramente la volontà di accentrare il controllo della nuova mega struttura nelle mani del presidente ella Regione, segno di una smania di grandezza che dimostra, sull’altro fronte, l’evidente sfiducia nella sua squadra di governo.

A nome del M5S, Desirè Manca ha ribadito che il Consiglio è tenuto in ostaggio dal Dl 107, in particolare a causa dell’art.7 che regala incarichi prestigiosi agli amici del presidente a cominciare da quelli che compongono il suo ufficio personale di Gabinetto.

Per i Progressisti, Maria Laura Orrù ha messo in luce che la legge in discussione continua a dividere mentre il Consiglio e soprattutto la Sardegna avrebbero bisogno di grande unità e di una Giunta che si occupi dei gravi problemi dei cittadini: sanità, lavoro, e scuola. L’art.7, ha aggiunto, configura con costi elevatissimi una forma di presidenzialismo spinto che contrasta con lo Statuto e ridimensiona il ruolo degli stessi assessori.

Il consigliere del Pd Salvatore Corrias ha osservato che il testo dilata in modo anomalo la spesa pubblica e costruisce una grande sovra-struttura collocata al servizio del Presidente, in aperto contrasto con le disposizioni nazionali che prevedono le riduzione degli organismi interni alle istituzioni.

Il consigliere di Leu Eugenio Lai si è soffermato sulle contrapposizioni forti determinate da una legge che, fra l’altro, manda all’esterno il pessimo segnale di una istituzione lontana dalla comunità ed impegnata ad auto-sostenersi, in un momento di pesantissima crisi che fa soffrire tantissime famiglie sarde.

Il consigliere del Pd Giuseppe Meloni ha evidenziato che l’art.7 assorbe oltre un terzo della dotazione finanziaria della legge, ancora piuttosto incerta nel suo ammontare e senz’altro approssimata per difetto, nonostante il “racconto” della maggioranza che prova maldestramente a ridimensionarla.

Ancora per il Pd il consigliere Piero Comandini ha sostenuto che non solo la legge è divisiva e lontana dalle priorità della Sardegna in questo momento di crisi, ma contraria all’etica pubblica che dovrebbe contraddistinguere le istituzioni nel rapporto con i cittadini. I sardi, ha spiegato, non chiedono più persone negli uffici centrali della Regione ma, per esempio, interventi strutturali sugli uffici che si occupano della spesa regionale: centro regionale della programmazione ancora senza guida, direzione centrale di committenza che può accelerarla, l’agenzia Aspal per le politiche attive sul lavoro, e la ragioneria, tutti uffici sotto organico di almeno 500 persone. Rivolto alla maggioranza, Comandini l’ha esortata a fare in Consiglio ciò che dice ai cittadini nei territori.

Il consigliere Diego Loi, dei Progressisti si è detto sicuro che la legge non trasformerà e non migliorerà la macchina amministrativa regionale, anzi aumenterà confusione e disordine organizzativo. L’art.7 in particolare, ha concluso Loi, nella parte in cui prevede la costituzione del comitato per la legislazione è di fatto una sorta di marginalizzazione del Consiglio come soggetto legislativo.

Il relatore di maggioranza Stefano Tunis (Misto) ha manifestato soddisfazione per la “ritrovata armonia del dialogo” ed ha ribadito le ragioni del centrodestra in favore del disegno di legge 107, insistendo sulla necessità di metter mano alla organizzazione della Regione: «Il cuore della norma è ripristinare la relazione tra la responsabilità politica e quella amministrativa».

Polemico, invece, l’intervento del capogruppo di Leu, Daniele Cocco, che è ritornato sulle vicende della sanità, in particolare di quella Nuorese e sulle carenze strutturali e gestionali che, a suo giudizio, la penalizzano. Dopo aver svolto alcune considerazioni in lingua sarda, l’esponente della minoranza ha concluso riaffermando la contrarietà al provvedimento e nello specifico all’articolo 7 ed alle figure professionali che si punta ad incrementare in seno allo staff. Roberto Li Gioi (M5S) ha dapprima manifestato solidarietà alla collega del gruppo Progressisti, Maria Laura Orrù, con riferimento ai tumulti della seduta della sera precedente ed ha stigmatizzato “i banchi spogli della Giunta dopo la sceneggiata della giornata di ieri con l’assessora del Personale, Valeria Satta, un’altra volta assente dai lavori”. Li Gioi si è quindi riferito all’intervento del consigliere della maggioranza Franco Stara (Udc) per ribadire la richiesta della “annunciata e mai presentata tabella esplicativa dei costi e della copertura finanziaria dell’applicazione della norma in discussione”.

Invece Valter Piscedda (Pd), intervenendo in sostituzione del capogruppo Ganau, ha replicato al relatore Tunis che in un precedente intervento aveva appellato i rappresentanti della minoranza “come dei cialtroni”: «Rispediamo al mittente l’epiteto pronunciato da Tunis». Piscedda ha quindi proseguito criticando duramente un post pubblicato su Facebook nel profilo dell’assessore dell’Urbanistica, Quirico Sanna, a proposito delle nomine dei dirigenti non sardi, ed ha dichiarato con tono perentorio: «Nessuno metta il becco nelle vicende interne del Pd». In conclusione del suo intervento Piscedda ha confermato la netta contrarietà al provvedimento in esame ed alle previsioni contenute nell’articolo 7: «Moltiplica i consulenti gli esperti e gli addetti di staff in un’ottica verticistica che non condividiamo e che comporterà spreco di risorse umane e economiche».

Il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula, è dunque intervenuto con toni crudi in replica alle affermazioni dell’onorevole Piscedda (Pd) ed ha chiesto ripetutamente l’acquisizione dei verbali della seduta della giornata precedente “per capire chi ha scatenato il caos in Aula”. Dopo un vivace scambio di battute con alcuni esponenti della minoranza, il presidente del Consiglio ha sospeso i lavori ed alla ripresa ha restituito la parola al capogruppo Psd’Az per le conclusioni. Ha concluso la serie degli interventi dei capogruppo, Francesco Agus (Progressisti) che ha insistito sulle critiche verso il Dl 107 ed ha ricordato “che nelle passata legislatura per giustificare l’incremento di una unità nello staff del presidente, l’allora governatore Pigliaru fu chiamato a spiegare in Aula perché era necessario introdurre un altro consulente che potesse occuparsi del progetto Iscol@s”.  Agus ha concluso ricordando i costi dell’applicazione del solo articolo 7: “due milioni e 240mila euro”. Dopo una breve conferenza dei capigruppo, il presidente del Consiglio ha quindi tolto la seduta ed ha annunciato la convocazione dell’assemblea per martedì 18 maggio alle 10, in prosecuzione dell’ordine del giorno. Com

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