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Scontri a Gerusalemme Est e Spianata delle Moschee. Israele rafforza artiglieria al confine con Gaza.

Cagliari, 11 Magg 2021 - Una nuova notte di scontri tuttora in corso. Continua il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza verso il Sud di Israele. Ad Askhelon sono di nuovo scattate le sirene d'allarme, mentre, riferiscono i media israeliani, è salito a 26 il numero dei feriti. "Abbiamo lanciato razzi contro Ashkelon dopo un attacco israeliano che ha colpito una casa a ovest di Gaza City. Se Israele continuerà ad attaccare, trasformeremo Ashkelon in un inferno", ha affermato il portavoce dell'ala militare di Hamas, Abu Ubaidah, secondo quanto riporta Haaretz dopo che i media israeliani hanno riferito del ferimento di sette persone, compresi due bambini, a causa del lancio di razzi dalla Striscia di Gaza sulla città nel sud di Israele.

Le forze israeliane (Idf) con l'intensificarsi dei combattimenti hanno schierato ulteriori batterie di artiglieria al confine con Gaza. Lo riporta il Times of Israel dopo testimonianze in tal senso riferite dal sito di notizie Ynet. Otto compagnie di riservisti della guardia di frontiera israeliana sono state richiamate in servizio e ciò indicherebbe secondo gli analisti che l'apparato militare si starebbe preparando per un conflitto più duro. Alcune zone sono state interdette al traffico civile.

Nella notte l'esercito israeliano ha inviato l'aviazione colpendo circa 140 obiettivi nella Striscia, compresa la casa di un alto comandante di Hamas, contro il quartier generale dell'intelligence di Hamas, contro due tunnel che si avvicinavano alla barriera di sicurezza nonché contro siti di produzione e stoccaggio di razzi. Nell'operazione definita "Guardiano delle Mura" sarebbero morte più di 20 persone - denuncia Hamas - e almeno 65 sono rimaste ferite. L'esercito israeliano ha avvertito di essere pronto a un'ulteriore operazione di terra nella Striscia, dichiarando di aver ucciso 15 miliziani e che i civili coinvolti sarebbero morti per via dei razzi difettosi palestinesi.

Parallelamente alle violenze a Gerusalemme Est, sono ripresi gli scontri in altre città di confine tra la striscia di Gaza e Israele con decine di manifestanti palestinesi che hanno incendiato pneumatici e scagliato ordigni incendiari verso i militari israeliani schierati dall'altra parte del confine. Ripresi anche da tre giorni i lanci di palloni incendiari, che nella sola giornata di domenica hanno appiccato quasi 40 incendi nei campi israeliani prossimi alla striscia di Gaza. Si è trattato per lo più di incendi circoscritti, ma danni significativi sono stati arrecati a tre campi di grano e alla riserva naturale di Be'eri. Un incendio ha provocato l'interruzione temporanea della linea ferroviaria Ashkelon-Netivot. Ad Ashkelon, cittadina costiera non lontano dalla Striscia, i razzi hanno colpito un edificio: in un appartamento il capofamiglia - secondo i media - è stato ferito in modo grave, mentre la moglie e i loro due bambini in maniera leggera. In un altro appartamento, ad essere state ferite sono due persone. Tutti sono stati ricoverati in ospedale.

Sulla Spianata delle Moschee, la polizia israeliana si è scontrata con centinaia di manifestanti. Secondo la Mezzaluna Rossa più di 300 palestinesi sono rimasti feriti, 200 dei quali sono stati portati in ospedale e sette sono in gravi condizioni. Le forze dell'ordine israeliane hanno riportato una trentina di feriti. Di fronte ai timori internazionali, il governo israeliano avrebbe esortato gli Stati Uniti a non intervenire nella crisi. Decine di ebrei che hanno cercato di fare irruzione nel complesso del Monte del Tempio dalla Porta di Mughrabi, l'unica consentita ai non-musulmani; gli agenti li hanno respinti e ne hanno arrestati alcuni. Le autorità hanno parlato di circa 8 mila palestinesi barricati nel complesso con pietre, sbarre e bottiglie molotov, pronti a rispondere se agli ebrei fosse stato consentito l'ingresso al sito. Nella 'Giornata di Gerusalemme' per ricordare l'unificazione della città come capitale dello Stato ebraico dopo la conquista della parte orientale ai giordani nella Guerra dei Sei Giorni nel 1967, le violenze esplose sono le più gravi dal 2017.

I Paesi di tutto il mondo guardano con preoccupazione a ciò che sta avvenendo in Medio Oriente. Stati Uniti, Unione Europea e Regno Unito hanno esortato Israele e palestinesi a stemperare le tensioni il prima possibile. Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha detto che Hamas deve porre fine "immediatamente" agli attacchi missilistici, aggiungendo: "tutte le parti devono ridurre la tensione". La portavoce della Casa Bianca Jen Psaki, da parte sua, ha spiegato che il presidente degli Stati Uniti Joe Biden è seriamente preoccupato per le violenze in corso. Gli Usa hanno comunque bloccato una dichiarazione congiunta del Consiglio di sicurezza dell'Onu, ritenendo che non fosse "utile" in questa fase e confermando di essere impegnati "dietro le quinte" nel tentativo di ottenere una de-escalation.

"Le azioni dei sionisti hanno ferito il cuore di Gerusalemme e l'Iran non può restare in silenzio di fronte a questi crimini". Si è espresso così il portavoce del governo di Teheran, Ali Rabiei, dopo l'escalation delle ultime ore. "Il modo migliore per prevenire il terrorismo è rafforzare la cooperazione a livello regionale", ha aggiunto nelle dichiarazioni diffuse dall'agenzia Tasnim con un riferimento all'Afghanistan, allo Yemen e alla "Palestina occupata".

Alla base delle violenze la decisione della magistratura israeliana, che dato le circostanze ha rinviato l'udienza, sulla sorte delle famiglie palestinesi di Gerusalemme Est (nel quartiere di Sheikh Jarrah) minacciate di espulsione da parte di un gruppo di coloni ebraici - una vicenda che negli ultimi giorni ha innescato una serie di disordini in cui sono rimaste ferite centinaia di persone. In particolare l'udienza riguarda quattro famiglie arabe residenti su terreni di proprietà ebraica nel quartiere Sheikh Jarrah di Gerusalemme est. Per il momento il giudice Yitzhak Amit ha ordinato la sospensione degli sfratti, decretati da un tribunale distrettuale. La parte ebraica ha dimostrato che terreni e case vennero perduti durante l'aggressione giordana a Israele del 1948. Le famiglie palestinesi sostengono d'aver ricevuto le case negli anni '50 dalle autorità giordane che all'epoca controllavano Gerusalemme est. La controversia legale ha alimentato il clima di violenze.

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