Cagliari, 26 Mar 2021 - La crisi delle pulitintolavanderie della Sardegna è profonda e importante. Infatti, la recessione scatenata dal Covid-19, infatti, anche nell’Isola ha avuto pesantissimi effetti su questo settore che ha svolto una funzione fondamentale di pulizia e sanificazione dei capi d’abbigliamento.
Nella nostra regione, nel 2020, secondo le analisi l’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, il comparto della lavanderia e pulitura di articoli tessili e di pelliccia, vede registrate 505 imprese, all’interno delle quali quelle artigiane sono rappresentate da 282 laboratori, quasi il 56% del settore.
I dati territoriali – si legge in una nota della Confartigianato Sardegna - parlano di 219 imprese, di cui 125 artigiane (57,1%), nella vecchia provincia di Cagliari, 60, di cui 42 artigiane (70%), in quella di Nuoro, 34, di cui 19 artigiane (55,9%), in quella di Oristano, e ben 192, di cui 96 (50%), nella ex provincia di Sassari.
Tutte queste attività, nel 2019, avevano generato un fatturato pari a quasi 20 milioni di euro, per circa 40mila euro in media ad azienda. I vari confinamenti e le varie restrizioni, nel 2020, hanno fatto registrare minori ricavi per 10 milioni di euro (circa il 50% in meno).
“Il dimezzamento delle presenze turistiche – affermano il Presidente e il Segretario di Confartigianato Imprese Sardegna, Antonio Matzutzi e Daniele Serra - associato a restrizioni sulla mobilità delle persone nell’anno della pandemia, ha influito sull’attività di ristoranti e alberghi e sull’utilizzo, e la relativa manutenzione, di capi di abbigliamento. Inoltre, il diffuso utilizzo di telelavoro e la cancellazione di eventi e cerimonie, ha poi ridotto l’utilizzo del vestiario di più elevata qualità, su cui viene richiesto un maggiore utilizzo dei servizi di pulitintolavanderia”.
Poi c’è il problema dei vari Sostegni e Ristori, che poco hanno supportato il comparto.
“Dopo l’esclusione dal Decreto “Ristori ter”, che aveva però contemplato altre tipologie di imprese escludendo quelle artigiane - ricordano da Confartigianato Imprese Sardegna - avevamo riposto molte speranze nel Decreto “Sostegni” che prometteva, tra le altre cose, il superamento dei codici Ateco. Purtroppo non è andata come ci potevamo aspettare: con le regole adottate, infatti, se facciamo una simulazione su un nostro laboratorio artigiano, che fino al 2019 aveva un fatturato annuo di circa 40mila euro e che nel 2020 ha visto ridurlo a 20mila (con un taglio di ricavi di circa il 50%), questo riceverà circa 2mila euro di ristoro”.
Oltre alla crisi da Covid-19, il settore soffre la presenza di attività che lavorano, troppo spesso, nei coni d’ombra della legalità e della libera concorrenza del mercato.
Per questo motivo, - conclude il comunicato - Confartigianato sta chiedendo da tempo maggiori controlli e una distinzione netta ed univoca di due attività, divise da un confine fin troppo facile da eludere.
“Ci auguriamo tutti che con l'arrivo dei vaccini, col diminuire dei contagi – concludono Presidente e Segretario - tutte le attività riprendano a lavorare per la salute delle nostre imprese e per l’economia del nostro territorio”. Com











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