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Lavori Consiglio Sardegna – Piano di recupero (Recovery plan), comunicazioni del presidente della Regione.

Cagliari, 3 Mar 2021 - Nel pomeriggio di ieri durante i lavori del Consiglio Regionale della Sardegna, il presidente Pais ha aperto la seduta e dopo le formalità di rito, ha comunicato l’adesione del consigliere Alfonso Marras al gruppo Psd’Az.

L’Aula è quindi passata all’esame del primo punto all’ordine del giorno: le dichiarazioni del presidente della Regione Christian Solinas sul Recovery Fund. Il capo dell’esecutivo, in apertura del suo intervento, ha voluto precisare alcune inesattezze circolate su cifre e assegnazioni a favore della Sardegna: «Ho sentito parlare di oltre 7 miliardi di euro per la nostra Isola – ha detto Solinas – la realtà è che non esiste alcuna assegnazione di fondi per le regioni. La cifra di cui si parla è la sommatoria delle proposte presentate dalla Regione Sardegna in Conferenza Stato- Regioni e ai ministeri competenti». Il presidente della Giunta ha poi proseguito ricordando all’Aula che i progetti presentati sono ormai datati: «Nel frattempo c’è stato un cambio di Governo. Il nuovo premier ha chiarito che il Recovery garantirà complessivamente circa 209 miliardi di euro all’Italia. Occorre fare chiarezza sui criteri di ripartizione. E’ vero che sono state individuate 6 missioni principali (Rivoluzione verde e transizione ecologica; Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; Infrastrutture; Istruzione e ricerca; Parità di genere, coesione sociale e territoriale; Salute) ma è altrettanto vero che nella ripartizione di fondi va rispettata la riserva del 34% delle risorse per il Sud. L’obiettivo dell’Europa è quello di ridurre il divario tra Nord e Sud».

Solinas ha quindi rivolto un segnale di apertura alle opposizioni: «C’è tutta la disponibilità della Giunta ad accantonare integralmente i progetti presentati per definire insieme all’opposizione, alle forze sociali e alle università quattro o cinque progetti di ampio respiro per lo sviluppo dell’Isola. Le proposte progettuali presentate alla Conferenza Stato-Regioni sono il frutto di elaborazioni del passato rese coerenti con le esigenze attuali e le linee del Recovery. La Conferenza delle Regioni ci ha chiesto lo scorso autunno di individuare le priorità. Il carteggio con la Conferenza si è concluso il 25 novembre scorso». Solinas ha quindi consegnato al presidente del consiglio Michele Pais il fascicolo con l’elenco dei progetti presentati dalla Regione in modo da metterli a disposizione dei consiglieri: «La progettazione è figlia di un contesto delineato dal governo precedente. Oggi abbiamo il dovere di individuare 4-5 nuove linee strategiche. Lo si può fare con il coinvolgimento di tutte le forze politiche e sociali della Sardegna».

Il presidente Pais ha quindi aperto il dibattito dando la parola al primo iscritto a parlare: il consigliere del Pd Cesare Moriconi. L’esponente della minoranza ha lamentato il grave ritardo con il quale il presidente della Regione si è presentato in aula per discutere del Recovery Fund: «Noi stiamo provando a dire la nostra sul Recovery dallo scorso mese di giugno. Sono trascorsi oltre 200 giorni dalla presentazione della nostra mozione in Consiglio. A settembre il presidente Solinas ha rivelato alla stampa la sua linea ma ha ritenuto di non presentarsi in Consiglio. Nelle scorse settimane in Conferenza dei capogruppo il tavolo è saltato per l’indisponibilità della Giunta. Oggi discutiamo di Recovery sulla base di semplici comunicazioni. Noi finora non abbiamo visto gli atti di programmazione. Occorrerebbe credere di più sul nostro ruolo di programmatori e legislatori. Parlare di Recovery Fund significa parlare delle criticità che frenano il nostro sviluppo. Nell’ordine del giorno approvato a febbraio del 2020 avevamo proposto la convocazione straordinaria del degli stati generali della società sarda per parlare degli svantaggi dell’insularità e degli strumenti per superare le criticità. Oggi volete fare ciò che vi abbiamo proposto un anno fa. Cosa non vi piaceva allora? Non mi sento per questo di approvare provvedimenti unitari. Finora non ci avete consentito di esercitare le nostre prerogative, annuncio quindi la mia astensione su eventuali proposte di approvazione di documenti».

Giudizio differente da parte di Fausto Piga (FdI): “Nessuno di noi pensava a inizio mandato di vivere questa esperienza – ha affermato Piga – un anno fa è comparsa la pandemia che ha avuto effetti pesanti per la Sardegna ma, dal punto di vista sanitario, non abbiamo visto le immagini dolorose e drammatiche che hanno interessato altre regioni. Le cure Covid sono state garantite a tutti. Il sistema sanitario ha resistito e oggi siamo la prima regione italiana a passare in zona bianca. Questo ci consente di guardare al futuro con più ottimismo». Piga ha poi rivendicato l’azione della Giunta sul fronte dei ristori al sistema economico e sociale: «La Sardegna è la Regione che ha stanziato più risorse. Certo vanno migliorati i tempi della burocrazia, per questo serve un provvedimento emergenziale che consenta a imprese e famiglie di ricevere in tempi rapidi le risorse stanziate. La discussione arriva nel momento giusto: ora il governo nazionale è più stabile, esiste un regolamento comunitario. Si accolga l’appello del presidente Solinas per l’elaborazione di un piano che coinvolga tutte le forze politiche e sociali dell’Isola. Non è questo il momento di scendere nei dettagli, credo sia più utile che le criticità delle pandemia vengano trasformate in occasioni di crescita per superare gli svantaggi causati dall’insularità. Quando si parla di progetti non dobbiamo illuderci: né su grandi opere, né sul numero degli interventi. La priorità deve essere la qualità degli investimenti che garantiscano crescita e sviluppo».

Massimo Zedda (Progressisti) ha sollecitato un deciso cambio di rotta nell’azione della Giunta: «Il presidente Solinas ha detto che non esistono risorse assegnate alle Regioni. Il rischio, se si procede di questo passo, è che non vengano assegnate nemmeno in futuro. Il pericolo è perdere i soldi o che i progetti vengano decisi a Roma. Noi dovremo fare uno sforzo doppio perché l’Europa assegna le risorse con l’obiettivo di porre rimedio al divario di sviluppo. Gli interventi su opere strategiche non hanno avuto finora ricadute per il Mezzogiorno».

Zedda ha poi proseguito con un invito al pragmatismo: «Abbiamo perso tempo, speriamo di poterlo recuperare. Suggerisco di non presentare ordini del giorno mirabolanti ma di darci un piano di lavoro. Gli obiettivi che vengono dati dall’Europa sono gli stessi della vecchia programmazione con l’aggiunta della Salute e dell’Inclusione sociale. Ciò che serve è un cronoprogramma. Occorre stabilire nel dettaglio che cosa fare. Ogni assessorato deve tirar fuori i dati di contesto. Sappiamo che i dati sono vecchi e vanno aggiornati. Occorre istituire un tavolo con la Banca d’Italia che ha statistiche aggiornate e indica ogni anno le ragioni del nostro sottosviluppo. Una volta avute le analisi di contesto serve individuare obiettivi strategici per determinare sviluppo e occupazione». Il consigliere dei progressisti ha quindi concluso il suo intervento auspicando un coinvolgimento dei privati: «Sarebbe inutile fare piani se non ci sono progetti di investimento. Per questo bisogna pensare a progetti di ampio respiro, progetti strategici accattivanti che guardino al contesto mediterraneo, al Nord Africa e alla Corsica, come un grande piano di raccolta delle plastiche in mare, in modo da diventare, noi, centro di innovazione tecnologica».

Roberto Li Gioi (M5S) ha iniziato il suo discorso parafrasando la nota canzone di Lucio Dalla “Caro amino ti scrivo”. Poi è entrato nel merito della questione rimproverando al presidente Solinas i ritardi con cui ha deciso di presentarsi in aula a discutere di Recovery Fund: «Si sono persi due mesi preziosi, i progetti inviati al governo non sono altro che quelli custoditi per decenni nei cassetti degli assessorati. Negarlo sarebbe un’altra caduta di stile. La pandemia ha paradossalmente regalato a questa legislatura l’opportunità di disegnare il futuro della Sardegna. Sarebbe un delitto non sfruttarla. I macro temi individuati sembrano fatti apposta per resuscitare la Sardegna. Costituiamo subito la cabina di regia senza preconcetti, c’è in gioco il futuro della Sardegna».

Anche Maria Laura Orrù (Progressisti) ha lamentato i ritardi nell’avvio del dibattito consiliare. «Il tema è stato affrontato con superficialità, mediocrità e senza alcun coinvolgimento, non solo del Consiglio, ma di tutte le comunità locali. Oggi, tralasciando le polemiche, è necessario pensare a un programma. Vi abbiamo chiesto da tempo di aprire un tavolo di confronto ma avete fatto spallucce. La riscrittura del piano da parte del Governo Draghi è una scusa. La definizione delle macro aree di intervento sono note da tempo. Per la Regione Sardegna si apre una grande opportunità: occorre ragionare tenendo conto dei fondi del Recovery e della programmazione europea 2021-2027». Per la consigliera di minoranza, la Sardegna deve seguire la via della transizione ecologica: «Abbiamo presentato una proposta di legge per la promozione delle comunità e cooperative energetiche. Bisogna pensare all’eliminazione delle plastiche dal mare, alla riforestazione, alla riqualificazione ambientale. Basta iniziare da cose semplici: si rivedano le leggi sul Piano casa e sulla rimozione della posidonia. Finora avete fatto provvedimenti da medioevo ambientale, altro che transizione ecologica!». Orrù, infine, ha invocato un cambio di marcia sulle zone interne: «Occorre aggredire il fenomeno dello spopolamento, dare risposte ai territori più in sofferenza come il Sulcis-iglesiente. L’Europa per questo territorio ha previsto risorse con il piano della prossimo generazione verde (Next green generation). Cosa pensate di fare in merito, avete un’idea? A Taranto si sono già attivati con un tavolo di confronto e c’è già una bozza di progetto di riqualificazione ambientale. Voi non avete nemmeno convocato i sindaci». Segue.

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