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Le salme di Attanasio e Iacovacci a Ciampino: la mano del Presidente Draghi sulle bare.

Roma, 24 Feb 2021 - Le immagini dell'arrivo all'aeroporto di Ciampino, con un volo dell'Aeronautica Militare, delle salme dell'ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci, uccisi nell'attentato a Goma in Congo. Sul posto, oltre alla famiglia Attanasio, partita nel pomeriggio dall'abitazione di Limbiate, presenti il premier Mario Draghi e i ministri della Difesa e degli Esteri, Lorenzo Guerini e Luigi Di Maio. Attesa in un primo momento la presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, successivamente costretto ad annullare a causa di un disturbo vestibolare.

Durante il picchetto d'onore allestito da un gruppo interforze, il Presidente Draghi si è avvicinato alle salme, avvolte nel tricolore, poggiando la mano

"L’Italia piange due servitori dello Stato. Onore all’Ambasciatore Luca Attanasio e a Vittorio Iacovacci, militare dell’Arma dei Carabinieri. Il nostro Paese non vi dimenticherà mai", ha scritto su Facebook il ministro degli Esteri, Di Maio.

Intanto cresce l'attesa per capire cosa sia successo nella foresta di Virunga. E se l'autopsia sui corpi potrebbero svelare nuovi particolari, fare chiarezza sugli interrogativi ancora aperti della tragica sorte dei connazionali è un compito affidato ai carabinieri del Ros, inviati nella Repubblica democratica del Congo su delega della Procura di Roma per acquisire le prime informazioni, i verbali e le testimonianze sulla morte dell'ambasciatore italiano e del loro collega che gli faceva da scorta.

Raccogliendo le richieste del governo italiano, le autorità congolesi hanno assicurato la piena collaborazione con i militari e i magistrati italiani, mentre il presidente Félix Antoine Tshisekedi ha inviato un suo emissario a Roma per consegnare una "lettera personale" direttamente al premier Mario Draghi. La Farnesina, che ha già chiesto all'Onu un rapporto dettagliato su quanto accaduto, promette "il massimo sforzo" per una ricostruzione corretta e il ministro Di Maio riferirà in Parlamento nelle prossime ore.
In Congo, i Ros intendono acquisire informazioni sulle armi in dotazione ai ranger che difendono il parco nazionale di Virunga, intervenuti subito dopo l'attacco al convoglio del Programma alimentare mondiale (Pam) su cui viaggiavano le due vittime italiane e l'autista congolese, Mustapha Milambo, morto per primo nell'imboscata lungo la strada tra Goma e Rutshuru, nella provincia del Nord Kivu, martoriata dalla presenza di milizie etniche, criminali e jihadiste, ma ritenuta percorribile "senza scorta" dalle Nazioni Unite.

Attanasio e Iacovacci, portati nella foresta dai loro sei rapitori, sarebbero stati colpiti nello scontro a fuoco tra i ranger e gli assalitori: i militari italiani vogliono quindi appurare da quali armi siano partiti i proiettili che hanno ucciso. Su questo punto, però, la presidenza congolese non ha dubbi: i due italiani sono entrambi stati uccisi dai loro rapitori, armati di "cinque kalashnikov e un machete".

Scattato l'allarme dopo l'agguato, è la ricostruzione di Kinshasa "I ranger operativi nel parco e le Forze armate congolesi si sarebbero attivate contro il nemico cercando di creare il panico. A 500 metri, i rapitori hanno tirato da distanza ravvicinata sulla guardia del corpo, deceduta sul posto, e sull'ambasciatore, ferendolo all'addome". Attanasio è morto "un'ora più tardi all'ospedale della Monusco a Goma". Chiamate in causa dal governo congolese, le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr), gruppo ribelle di hutu ruandesi sconfinati dopo il genocidio del 1994, hanno respinto ogni "accusa", invitando le autorità e la missione Onu a "cercare nei ranghi" degli eserciti congolese e ruandese, uniti a loro dire da "un'alleanza contro natura per perpetrare il saccheggio dell'est della Repubblica Democratica Congolese", zona ricchissima di risorse naturali e minerarie e terra di conquista dei vari signori della guerra.

A fornire informazioni ai Ros - almeno sui primi momenti dell'agguato - sarà anche il racconto di Rocco Leone, da due anni nel Paese africano come vicedirettore del Pam, che viaggiava sullo stesso convoglio delle vittime, fortunatamente rimasto illeso e al momento in stato di shock.

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