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La transizione Fbi: Rischio rivolte armate fino al giuramento di Biden.

Washington, 12 Gen 2021 - L'Fbi avrebbe informazioni su "proteste armate" pianificate in tutti gli Stati Uniti, compresa Washington, nei giorni che precedono l'insediamento di Joe Biden. I giorni critici sarebbero quelli tra il 16 e il 20 gennaio. I federali hanno anche fatto sapere di aver ricevuto l'8 gennaio "informazioni su un gruppo che esortava altri a unirsi a loro nell'assaltare tribunali ed edifici amministrativi statali, locali e federali nel caso in cui il presidente venga rimosso dalla carica prima del giorno dell'insediamento". Tra gli obiettivi di questo gruppo, anche quello di "prendere d'assalto" gli uffici governativi nel Distretto di Columbia e in ogni Stato il 20 gennaio.

Fino a 15 mila militari della Guardia Nazionale americana sono stati autorizzati in vista dell'insediamento del presidente eletto Joe Biden il 20 gennaio. Lo ha riferito il responsabile del corpo, il generale Daniel Hokanson. Al momento sono 6.200 i membri della Guardia Nazionale già mobilitati in seguito all'assalto a Capitol Hill di sostenitori del presidente Donald Trump mercoledì scorso. Secondo la Cnn, il Pentagono intende avere 10 mila militari nella capitale entro il 16 gennaio.

La sindaco di Washington, Muriel Bowser, ha quindi chiesto al dipartimento degli Interni di impedire qualsiasi raduno pubblico in città fino al 24 gennaio. La richiesta è stata accolta dal presidente. Trump ha approvato una dichiarazione di emergenza per Washington ordinando l'assistenza federale da oggi al 24 gennaio per garantire la sicurezza in vista del giuramento di Joe Biden. Il presidente eletto vuole continuare la tradizione dei giuramenti all'aperto nonostante alcuni dirigenti dell'Fbi avrebbero consigliato di spostare la cerimonia all'interno del parlamento per motivi di sicurezza.

Una deputata democratica che era stata portata in una location sicura di Capitol Hill insieme ad altri parlamentari durante l'assedio dei sostenitori di Trump lo scorso 6 gennaio è risultata positiva al coronavirus.  "Dopo gli eventi di mercoledì, compreso il riparo per diverse ore insieme ad altri colleghi che si sono rifiutati di indossare mascherine, ho deciso di fare il test", annuncia via Twitter la deputata Bonnie Watson Coleman, avvertendo di essere stata contagiata.

Twitter ha annunciato di aver "sospeso permanentemente" 70.000 account affiliati al movimento pro-Trump QAnon da venerdì, per impedire loro di utilizzare il social network "per scopi violenti, come per rivolte a Washington la scorsa settimana". La piattaforma ha intrapreso un'epurazione iniziata venerdì con il blocco definitivo dell'account del presidente americano, accusato di aver "incoraggiato i suoi sostenitori a interrompere la certificazione della vittoria del democratico Joe Biden da parte del Congresso".

Bloccata la risoluzione presentata dal leader della maggioranza alla Camera Usa, Steny Hoyer, con cui si chiede al vicepresidente Mike Pence e al Gabinetto di governo di rimuovere il presidente Trump dal suo incarico, invocando il 25° emendamento. Hoyer ha cercato di far approvare la risoluzione oggi con il consenso unanime, ma il rappresentante repubblicano della Virginia Alex Mooney si è opposto alla richiesta e la questione è così aggiornata. Il presidente della Camera Nancy Pelosi ha detto che i Democratici spingeranno perché Pence risponda entro 24 ore. Se ciò non accadrà verrà avviata la discussione sull'impeachment.

Hoyer ha poi annunciato che la Camera voterà mercoledì sull'impeachment del presidente uscente Donald Trump. Nella notte la Camera voterà sulla misura offerta dal rappresentante Jamie Raskin che permetterebbe la destituzione di Trump sulla base del XXV Emendamento della Costituzione americana.  "I repubblicani alla Camera hanno respinto questa legislazione volta a proteggere l'America, consentendo agli atti di sedizione del presidente, instabili e squilibrati, di continuare. La loro complicità mette in pericolo l'America, erode la nostra democrazia e deve finire", ha dichiarato Pelosi.

Il testo della risoluzione sottolinea le ripetute affermazioni false di Trump sulla vittoria elettorale strappatagli a forza di brogli e le sue pressioni sul segretario di Stato della Georgia perché "trovasse" i voti necessari a ribaltare a suo favore il risultato elettorale nello Stato. "In tutto questo, il presidente Trump ha messo in grave pericolo la sicurezza degli Stati Uniti e delle istituzioni del governo", si legge nella risoluzione, "ha minacciato l'integrità del sistema democratico, interferito con il pacifico trasferimento di poteri e ha messo in pericolo una branca del governo di pari autorità. Ha quindi tradito il suo mandato di presidente a manifesto danno del popolo degli Stati Uniti".

Il procuratore generale di Washington D.C. Karl Racine ha spiegato che il suo ufficio sta valutando la potenziale incriminazione del presidente Donald Trump per incitamento alla violenza.

Donald Trump deve lasciare l'incarico, "punto e basta". Così il presidente eletto Joe Biden ha riferito di aver discusso del possibile impeachment contro Trump con alcuni senatori. Biden si dice certo che il Senato potrà occuparsi sia dell'impeachment che della ratifica delle nomine dei membri della sua amministrazione. Parlando con i giornalisti in occasione dell'inoculazione della seconda dose di vaccino contro il coronavirus, il presidente eletto ha affermato che "si aspetta e auspica" che il Senato divida la sua giornata fra l'avvio della sua presidenza e l'impeachment di Trump.

La sua idea è che la mattina i senatori potranno confermare le nomine ed esaminare il provvedimento di sussidi economici per il coronavirus, mentre il pomeriggio si occuperanno di Trump, riferisce il Guardian. "Il lavoro dei prossimi quattro anni deve essere il ripristino della democrazia e il recupero del rispetto per lo Stato di diritto, e il rinnovamento di una politica che mira a risolvere i problemi, senza alimentare le fiamme dell'odio e del caos", ha poi scritto sul proprio profilo Twitter Biden.

Intanto, la potenziale rimozione di Trump ha un sostegno senza precedenti nella storia moderna tra i cittadini del Paese. Secondo un sondaggio ABC News/Ipsos, condotto dopo la rivolta dei sostenitori violenti del repubblicano al Campidoglio, il 56% degli statunitensi dovrebbe essere rimosso dal suo incarico, contro il 43% che pensa debba restare presidente. Una media dei sondaggi da mercoledì mostra che oltre il 50% dei cittadini vorrebbe si porti a termine l'impeachment, sia invocato il 25° emendamento oppure Trump si dimetta. La minoranza (43%) ritiene invece che nessuno di questi scenari debba verificarsi. L'alta percentuale di cittadini che vorrebbero rimuovere Trump dall'incarico arriva mentre i democratici alla Camera stanno pianificando di introdurre una risoluzione di impeachment contro Trump, dopo che già nel 2019 era stata lanciata un'inchiesta per l'impeachment nei suoi confronti.

Il fatto che così tanti statunitensi desiderino che Trump sia rimosso dall'incarico è storicamente senza precedenti. La percentuale che voleva che il presidente Bill Clinton fosse messo sotto accusa non salì mai oltre il 40%, sottolinea Cnn. Allo stesso modo, la percentuale che pensava Richard Nixon dovesse essere rimosso o dimettersi era di circa il 40% quando la Camera votò per avviare formalmente un'indagine di impeachment nel febbraio 1974.

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