Cagliari, 29 Dic 2020 - La seduta di ieri pomeriggio è stata aperta dal presidente Pais che, dopo le formalità di rito, ha messo in discussione il D.L n.108 presentato dalla Giunta regionale “Disposizioni per il riuso, la riqualificazione ed il recupero del patrimonio edilizio esistente ed altre disposizioni in materia di governo del territorio. Modifiche alla legge regionale n. 8 del 2015, alla legge regionale n 45 del 1989 e alla legge regionale n. 16 del 2017”.
Il relatore di maggioranza Giuseppe Talanas (Forza Italia), presidente della Commissione “Governo del Territorio”, ha illustrato all’Aula i contenuti del provvedimento che, nelle intenzioni della Giunta e della maggioranza, mira a intervenire su un comparto, quello dell’edilizia, in profonda crisi già prima della diffusione della pandemia Covid 19.
«La necessità di una ripartenza economica trainata anche dall'edilizia è un obiettivo ineludibile proprio al fine di evitare la chiusura delle imprese edili e artigiane della Sardegna – ha detto Talanas - obiettivo da perseguire attraverso interventi diretti alla riqualificazione, razionalizzazione ed al miglioramento della qualità architettonica e abitativa, della sicurezza strutturale, della compatibilità paesaggistica e dell'efficienza energetica del patrimonio edilizio esistente nel territorio regionale e persegue inoltre la semplificazione delle procedure».
Talanas ha poi elencato le principali novità inserite nel testo: «Le nuove disposizioni sull’agro vanno incontro all'esigenza da più parti manifestata di un ritorno alla vita in campagna consentendo l'edificazione di fabbricati residenziali con la finalità di assicurare la tutela del territorio agricolo attraverso pratiche di miglioramento fondiario, così come contenute nella direttiva agricola regionale. Inoltre, con il presente disegno di legge si cerca di incrementare la sicurezza del territorio attraverso il presidio umano che funge da argine al fenomeno degli incendi boschivi e all'abbandono delle aree rurali».
Talanas è poi passato all’esame degli incrementi volumetrici: «Il testo ha l'obiettivo di incoraggiare la ripresa dell'attività edilizia attraverso un leggero ritocco al rialzo degli indici volumetrici dei bonus ma soprattutto vuole stimolare alcune attività produttive locali legando il meccanismo dell'incentivazione all'impiego di materiali primari, di bioedilizia e derivati da lana e sughero tutti prodotti in Sardegna nella misura di almeno il 35 per cento e anche l'impiego di manufatti realizzati in Sardegna nella misura di almeno il 35 per cento».
Sugli interventi nella fascia costiera, punto tra i più contestati dalle associazioni9 ambientaliste, Talanas ha affermato: «Il testo affronta il tema degli interventi nelle strutture turistico ricettive in zona F. Come è noto vi sono numerose strutture che necessitano di essere adeguate per continuare a rimanere nel mercato. La scelta della Commissione è stata quella di consentire incrementi volumetrici, anche mediante la realizzazione di corpi di fabbrica separati, nella misura massima del 50 per cento del volume urbanistico esistente differenziando le percentuali nel modo seguente: - il 25 per cento all'adeguamento delle camere agli standard internazionali, senza incremento del numero complessivo delle stanze; - il 15 per cento all'incremento del numero complessivo delle stanze; - il 10 per cento al miglioramento del livello di classificazione alberghiera. In alternativa o in aggiunta ad uno o più dei casi suddetti e comunque fino alla concorrenza massima del 50 per cento del volume urbanistico esistente si consente l'ampliamento delle zone comuni nelle strutture ricettive turistico-alberghiere quali hall, sale convegni e spazi comuni, anche in considerazione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19. Il testo va incontro anche ad un'esigenza da più parti manifestata di consentire gli incrementi volumetrici nelle residenze ubicate in zona F. Infatti tali fabbricati, prevalentemente risalenti agli anni 60-70, necessitano di essere migliorati e adeguati sia sotto il profilo dell'efficienza energetica che della qualità architettonica e abitativa, della sicurezza strutturale e della compatibilità paesaggistica. Il testo al fine di incentivare queste finalità prevede incrementi volumetrici dal 20 al 30 per cento a seconda della localizzazione dell'intervento. Il testo prevede inoltre la cessione dei crediti volumetrici con atto pubblico di asservimento».
Il relatore di maggioranza ha poi chiarito che «sono stati previsti nelle zone urbanistiche B e C ulteriori incrementi volumetrici, necessari per garantire la massima fruibilità degli spazi destinati ad abitazione principale dei disabili, con misura massima di 150 metri cubi. Inoltre, nelle strutture turistiche ricettive, la coperture delle piscine è assimilabile ad interventi di edilizia libera senza che ciò comporti utilizzo di volumetria. Ciò senza ombra di dubbio mira a promuovere un turismo di tutto l'anno, e pertanto un turismo invernale, incrementando l'economia e l'occupazione. Il medesimo discorso deve essere fatto per la chiusura delle verande con elementi amovibili per un periodo di 240 giorni all'anno».
Il presidente Pais ha quindi dato la parola al relatore di minoranza, il consigliere del Pd Walter Piscedda che, ha esordito, accusando la maggioranza di non aver mantenuto le promesse: «Sin dall'inizio della legislatura, in occasione delle svariate proroghe che hanno riguardato il cosiddetto "Piano casa" della Giunta Pigliaru, numerosi esponenti dell' attuale maggioranza avevano promesso che avrebbero presentato non solo un Piano casa nuovo di zecca, ma addirittura una legge urbanistica organica completamente diversa dalla precedente e in grado di conseguire il vero rilancio dell'edilizia in Sardegna. Dopo oltre un anno e mezzo, invece, ci ritroviamo in aula con il testo del disegno di legge n. 108, che, al contrario, si limita ad apportare delle modifiche alla tanto vituperata legge regionale n. 8 del 2015». Piscedda ha ricordato i ripetuti inviti da parte della opposizione fatti ai colleghi della maggioranza già dallo scorso mese di giugno perché venisse presentata una legge organica in modo da consentire un’istruttoria adeguata, anche con il supporto di consultazioni pubbliche di gruppi di esperti, delle audizioni dei portatori di interesse: «Richiesta banale forse, ma dall'esito non scontato, visto il precedente della proroga di Giugno, quando ci fu negata l'opportunità delle audizioni. Con enorme rammarico e disappunto, invece, si è assistito non solo ad una calendarizzazione tardiva dei lavori, ma soprattutto ad una istruttoria frettolosa e poco ragionata, finalizzata solamente alla celere approvazione in Commissione del disegno di legge n. 108. Ciò al solo fine di consentire all'Assemblea di approvare il testo entro la fine dell'anno, in modo da evitare l'interruzione dell'efficacia della norma. Discutere un dispositivo normativo di così vasta portata senza avere i tempi minimi a disposizione per valutarne gli effetti, le ricadute, le possibili criticità appare un esercizio piuttosto pericoloso e dalle conseguenze sul territorio sardo del tutto sconosciute».
Piscedda ha espresso un giudizio molto critico sulla decisione di non accorpare le sei proposte di legge in materia presentate in commissione: «Si è proceduto con l'analisi del solo disegno di legge n. 108, peraltro su un testo vecchio, completamente riscritto attraverso gli emendamenti della stessa maggioranza, che evidentemente non lo condivideva. Tuttavia, il nuovo testo del disegno di legge n. 108/A, oggi alla nostra attenzione, è un testo che peggiora notevolmente la legge regionale n. 8 del 2015, snaturandola e rendendola in gran misura inapplicabile nelle parti oggetto di modifiche. È un testo a forte rischio di impugnativa da parte del Governo dinanzi alla Corte Costituzionale, specie per ciò che concerne quelle parti in cui introduce deroghe alla copianificazione paesaggistica, nelle zone A, nella fascia costiera e nell'agro ubicato nella fascia costiera. Non si venga nei prossimi mesi a dire che saremo di fronte all'ennesima impugnativa del Governo nemico della Sardegna, perché non si tratta di questo, ma di una ovvietà che in tanti vi stiamo significando fin da oggi. Ma anche prescindendo da ciò, quello che non è accettabile sono le scelte operate nel merito, le quali appaiono profondamente sbagliate oltre che slegate dalle reali necessità del territorio sardo».
Piscedda ha poi citato un passaggio del parere fornito dalla Cgil: «Ciò che non condividiamo di questo disegno di legge è "la sua filosofia ispiratrice. Infatti, sebbene esso richiami nel titolo il risparmio di suolo e la riqualificazione dell'esistente, orienta invece le politiche di sviluppo generale alla crescita quantitativa delle costruzioni e orienta la crescita della filiera turistica ad un indiscriminato incremento delle volumetrie realizzabili nelle zone costiere Consentire l'edificazione di residenze nell'agro, oltretutto eliminando l'obbligatorietà del requisito professionale, e portando da tre ettari ad un ettaro la superficie minima di intervento, è una scelta pianificatoria illogica e foriera di costi elevatissimi per i Comuni, sia in termini di infrastrutture che di servizi essenziali. Infatti il modello urbanistico che ne conseguirebbe, a fronte di un incremento dei residenti modesto determinerebbe, per ciascun Comune, una inevitabile domanda di infrastrutturazione (viaria, fognaria, ecc) e di servizi essenziali (ritiro dei rifiuti, scuolabus, etc) tale da essere economicamente insostenibile».
Alta, secondo il relatore di minoranza, anche l’incidenza delle norme sul consumo del suolo e sull’innalzamento del rischio idrogeologico, «pericoli che interessano tuttora e in maniera diffusa le nostre campagne – ha detto Piscedda - consentire l'edificazione di residenze nell'agro ha effetti negativi anche per l'agricoltura, perché disincentiva gli accorpamenti fondiari finalizzati alla produzione agricola efficiente in termini di economie di scala, e frammenta ulteriormente la proprietà fondiaria, determinando uno sfruttamento dei terreni alquanto ridotto rispetto alle loro potenzialità complessive, con la conseguente perdita di competitività di tutto il comparto. Inoltre, snatura il plusvalore del "paesaggio sardo", unanimemente riconosciuto e tutelato dalla vigenti norme paesaggistiche, e per il quale, in maniera assolutamente contraddittoria, si sta invece chiedendo il riconoscimento da parte dell'UNESCO».
Piscedda ha quindi sottolineato ulteriori contenuti negativi del provvedimento come le deroghe agli standard urbanistici che mortificano il concetto di co-pianificazione. «Bisogna ricordare che tra le competenze fondamentali esercitate dai comuni per legge, vi è proprio quella della pianificazione urbanistica, mentre la Regione ha il compito di dettare esclusivamente la cornice normativa. Ci riferiamo, solo per citarne alcune, alle varie "deroghe" previste, e, soprattutto, agli eccessivi incrementi generalizzati dei bonus volumetrici, con la possibilità di applicarli anche a casistiche non contemplate dai precedenti versioni del "piano casa". Tradotto, suscita disappunto la previsione secondo cui sarà possibile computare i volumi oggetto di condono edilizio ai fini della determinazione dell'incremento volumetrico. La legge n. 8 del 2015 aveva mantenuto fermo quel divieto, perché, pur trattandosi di volumetrie sanate appariva comunque iniquo e controproducente "premiare" anche quelle volumetrie realizzate illecitamente, in un certo senso quindi legittimando gli abusi edilizi. A questo proposito, non posso esimermi dal censurare l'Assessore Sanna, che ha rilasciato alla stampa dichiarazioni tendenti a far credere che con questo disegno di legge le premialità calcolate sui condoni sarebbero state vietate, mentre è vero l'esatto contrario».
Piscedda ha poi elencato le ragioni della contrarietà dei gruppi di opposizione al disegno di legge: «Siamo contro il recupero abitativo dei seminterrati. Ci appare veramente pericoloso consentire il cambio d'uso ai fini residenziali dei seminterrati. Anche se è escluso nelle zone grave rischio idrogeologico, i seminterrati ubicati in moltissimi comuni sardi - anche in quelli esclusi dalle zone a rischio - sono soggetti ad allagamenti anche solo in seguito ad un banale temporale. Altra questione nodale appare il tema degli incrementi volumetrici per le residenze ubicate in zona F nella fascia costiera, le cosiddette "seconde case" al mare. Come è noto, la legge regionale n. 8 del 2015 non prevedeva ampliamenti per le residenze in zona F entro i 300 metri dalla linea di battigia, mentre invece il disegno di legge n. 108 prevede questa possibilità. Riteniamo non condivisibile tale scelta per svariate ragioni».
Piscedda ha quindi concluso il suo intervento invitando la Giunta e la maggioranza a un ritiro della legge: «Meglio procedere a una proroga, con riserva, della legge regionale n. 8 del 2015 nella sua attuale formulazione, dandovi la nostra disponibilità a condividere con il voi ed il Governo un cronoprogramma che consenta alla Sardegna di avere, al massimo entro un anno da oggi, una proposta di legge urbanistica, per il governo del territorio, davvero organica e condivisa». Segue











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