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Brexit, tra Bruxelles e Londra c’è l’accordo della vigilia di Natale.

Bruxelles, 24 Dic 2020 - "The deal is done", "L'accordo è fatto": il premier britannico Boris Johnson ha celebrato il raggiungimento di un accordo con l'Ue per il post-Brexit postando su Twitter una foto con entrambi i pollici alzati. Fumata bianca dunque dopo mesi di estenuanti negoziati: lo hanno annunciato fonti di Londra, in contemporanea con Bruxelles, formalizzando il via libera al compromesso finale su un accordo di libero scambio - un testo di 2000 pagine circa - che allontana l'incubo di un traumatico 'no deal' commerciale.

L'intesa, raggiunta in extremis, entrerà in vigore dal primo gennaio 2021, scadenza della fase di transizione post divorzio, seppure soggetta alle ratifiche parlamentari. "L'annuncio dell'accordo raggiunto a livello di negoziatori è un importante passo avanti", ha scritto su twitter il presidente del Consiglio Ue Charles Michel, annunciando che "ora sta al Consiglio e al Parlamento Ue analizzare l'accordo prima di dare il via libera". Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha annunciato che "il Parlamento esaminerà ora l'accordo e deciderà sul consenso durante il nuovo anno".

"Tutto quello che era stato promesso ai britannici con il referendum del 2016 e con le elezioni dello scorso anno è stato raggiunto con questo accordo", ha commentato Downing Street. "Abbiamo ripreso il controllo del nostro denaro, frontiere, leggi, commercio e delle nostre acque di pesca". "L'accordo è una notizia fantastica per famiglie e imprese ovunque in Gb", si sottolinea.

Il premier Tory annunciando l'accordo ha parlato di "un buon deal per tutta l'Europa". "Sono lieto che abbiamo concordato questo accordo di 600 miliardi di sterline all'anno sullo stile di quello del Canada che proteggerà le merci che saranno vendute senza dazi sul mercato europeo. Questo accordo ci permette di riprendere il controllo delle nostre leggi dal primo gennaio siamo al di fuori del mercato unico e il suolo del regno Unito sarà gestito dal Parlamento e dai giudici. Ci saranno nuove strutture per quanto riguarda i servizi, saremo capaci di decidere come stimolare l'aumento di posti di lavoro, porti e nuove zone industriali, ammirare il nostro panorama e stabilire le regole che vogliamo per sostenere la produzione agricola. Avremo coste indipendenti con piena sovranità sul nostro territorio e tra cinque anni e mezzo ci sarà una nuova realtà e controlleremo il nostro mercato della pesca e le nostre acque".

"L'accordo di libero scambio post Brexit con l'Ue ci aiuterà a "difendere i posti di lavoro" nel Regno Unito e allo stesso tempo di "riprendere il nostro destino nelle mani" uscendo dal mercato unico e dall'unione doganale dal primo gennaio 2021 per "prosperare" facendo fruttare nuove opportunità, oltre che per concentrarci nella battaglia contro il Covid che è al momento "la nostra priorità numero uno", ha detto Boris Johnson.

“Abbiamo finalmente trovato un accordo, è buono, equilibrato e la cosa più responsabile da fare per entrambe le parti": lo ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen durante la conferenza stampa congiunta con il capo negoziatore Ue Michel Barnier. "L'Europa continuerà ad avanzare", ha aggiunto. Nel mercato unico "le regole e gli standard Ue saranno rispettati", ha assicurato la presidente. "Continueremo a cooperare con il Regno Unito ad esempio nel campo del cambiamento climatico e nel campo della sicurezza nei trasporti". "I negoziati sono stati difficili" ma "era un accordo per cui valeva la pena di battersi. Nessun accordo può cambiare la realtà, noi siamo un insieme, l'Ue è preparata bene per la Brexit, sappiamo che ci sono disaccordi ma sappiamo che saranno risolti. Nel bilancio ci sono cinque miliardi di dollari per aiutare le persone e le aziende a superare l'impatto della Brexit. Il Regno Unito è un paese terzo, ma rimarrà un partner per l'Europa" soprattutto per le tematiche fondamentali. 

L'accordo sulla Brexit include "meccanismi che verranno attivati se una delle due parti non si atterrà' alle regole concordate" come "un meccanismo di arbitrato, oltre al monitoraggio" sulle possibili violazioni, ha detto la presidente della Commissione europea che ha spiegato che sono state incluse "salvaguardie per assicurare che ci sia un forte incentivo alle due parti per rispettare l'accordo".

"Oggi è un giorno di sollievo, ma anche impregnato di tristezza", ha detto Barnier. "Il Regno Unito ha scelto di lasciare l'Unione europea e il mercato unico. Ci saranno cambiamenti reali per i cittadini e le aziende. Abbiamo costruito accordi di libero commercio, un commercio alla pari anche se con nuove regole economiche e condizioni, una nuova generazione di accordi commerciali che copriranno i trasporti, l'energia, la lotta al cambiamento climatico e sono sicuro che avremo un accesso reciproco alle acque con una nuova ridistribuzione delle quote di pesca. Il presidente Ue e il primo ministro Johnson hanno preso in considerazione il nuovo status delle coste britanniche. Coopereremo alla ricerca, innovazione. Ci saranno clausole di non discriminazione per i visti. E collaborazione nel campo della sicurezza". "L'Ue ha mostrato unità e solidarietà ed è stato un onore per me essere parte di questa unità europea", ha concluso il negoziatore Ue per la Brexit.

Di un intoppo dell'ultimo minuto sulla pesca, in pratica la quantità di pesce che le barche dell'Ue potranno pescare nelle acque britanniche, aveva parlato anche il ministro degli Esteri irlandese, Simon Coveney.

Se Londra insiste nel difendere la riconquistata sovranità anche sulle zone di pesca britanniche, oltre le 12 miglia nautiche dalla costa, escludendola al traffico dei pescherecci europei, come avviene per tutti i Paesi dell'Ue, l'Ue reclama il proseguimento dell'accesso alle zone di pesca britanniche come precondizione a un accordo sul commercio senza dazi.

Le quote di pescato nazionali sono elaborate sulla base di dati storici che risalgono agli anni Settanta e che tuttavia, secondo Londra, non sono favorevoli alla Gran Bretagna che ne chiede la revisione. A complicare ulteriormente la questione, la pratica, dei pescherecci britannici di vendere parte della loro quota a colleghi europei (il 60 per cento della quota di pescato inglese, per esempio, finisce in mani straniere). La maggior parte del pesce esportato dalla Gran Bretagna, circa i due terzi, viene esportata nei Paesi dell'Unione europea. E la maggior parte del pesce consumato in Gran Bretagna è importato, secondo le misteriose leggi che hanno governato, negli anni precedenti all'ondata di protezionismo, il commercio globale.

L'edizione di oggi del Financial Times che titola in prima pagina "L'Ue e il Regno Unito a un passo dall'accordo", scrive che "l'accordo commerciale si chiude dopo due settimane difficili", sottolineando che "tra le molte questioni importanti che hanno minacciato di affossare i colloqui, c'è stata la pesca, il piatto meno digeribile". Per il giornale "l'ultimo miglio della maratona negoziale, iniziata a marzo all'ombra della prima ondata della pandemia Covid-19 in Europa, è stato in gran parte dedicato all'elaborazione di dolorosi compromessi sulle quote di pesca dell'Ue nelle acque del Regno Unito".

In base alle anticipazioni si va verso un compromesso reciproco che dovrebbe attribuire ai Paesi Ue quote di pesca nelle acque britanniche non superiori al 25%, ma per un periodo di 5 anni e mezzo garantito; contro il 35% (ma per soli 3 anni garantiti) evocato finora da Londra. L'Ue si è rifiutata di accettare una riduzione di oltre il 25% del valore del pesce catturato, asserendo che fosse difficile da sostenere per Paesi come Francia e Danimarca.

In attesa dell'annuncio ufficiale sull'accordo fra Ue e Regno Unito relativo al dopo Brexit, è già corsa ai bollettini di vittoria contrapposti. Alla Francia, che nella notte evocava presunte "concessioni" chiave di Londra sul dossier residuo della pesca, il governo di Boris Johnson risponde negando seccamente la ricostruzione di Parigi sul punto.

Sul sito di destra Guido Fawkes in un documento, presentato come una sorta di circolare interna condivisa ieri da Downing Street con i vari ministeri britannici, si evidenzia un bilancio negoziale più che positivo per il governo Tory: se non altro basandosi sui punti iniziali di partenza della trattativa e sui rapporti di forza svantaggiosi per l'isola rispetto al fronte di 27 Paesi rappresentato da Bruxelles.

Stando a questa tabella, su 65 temi nodali presi inconsiderazione, il Regno porterà a casa un 43% di "vittorie" negoziali, contro un 40% di compromessi reciproci e solo un 17% di 'sconfitte' nette dinanzi alle richieste Ue. Sulla pesca, il risultato finale, appare un pareggio (con la quota europea di pesce garantito nelle acque britanniche che scenderebbe al 25%, ma senza poter essere rinegoziato per 5 anni e mezzo e non solo per 3, malgrado il recupero del controllo del mare e delle leggi sbandierato da Londra); mentre i negoziatori del governo Johnson guidati da David Frost l'avrebbero spuntata su aspetti chiave della governance sui contenziosi futuri (con l'esclusione di qualunque giurisdizione della Corte Europea), sulle barriere tecniche doganali al confine, sul futuro sganciamento dei servizi legali e finanziari, su una certa indipendenza nel modello di tassazione.

Il governo di Boris Johnson non riconosce la paternità del documento mentre una portavoce del premier si limita a precisare che un bilancio finale è ancora prematuro poiché la partita con Bruxelles sugli ultimi dettagli del deal "è tuttora in corso". 

Secondo i media britannici, Johnson appare comunque fiducioso di poter far digerire il testo finale di un accordo di libero scambio - compromessi inclusi - anche ai falchi brexiteer più oltranzisti della maggioranza Tory, raccolti nel collettivo di deputati denominato European Research Group (Erg). Una corrente che in passato ha sostenuto la leadership dell'attuale primo ministro e che, secondo anticipazioni di giornalisti del Financial Times che ne seguono le attività, sarebbe in maggioranza già orientata a dare il proprio placet all'intesa che si profila. Scontata invece, fuori dal Partito conservatore, l'opposizione al testo di 2.000 pagine in arrivo da Bruxelles dell'ormai marginale tribuno storico dell'euroscetticismo Nigel Farage, sostenitore del no deal, che - senza ancora conoscerne il contenuto - ha già rilanciato la polemica denunciando presunti cedimenti di Londra sulla Brexit.

Quattro anni e mezzo dopo il referendum sulla Brexit del giugno 2016, l'annuncio di oggi ha consentito alle due parti di risparmiarsi un "no deal" tanto imbarazzante a livello politico quanto dannoso a livello economico. Il Regno Unito ha ufficialmente lasciato l'UE il 31 gennaio, ma si è trovata in un periodo di transizione in cui le norme su commercio, viaggi e affari sono rimaste invariate fino alla fine di quest'anno. Con l'accordo sotto l'albero, Boris Johnson può tirare un sospiro di sollievo in un periodo difficile che vede il Paese alle prese con la nuova variante del coronavirus che ha costretto il governo a estendere il lockdown a tutta la nazione a partire dal 26 dicembre.

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