Roma, 18 Dic 2020 – Ieri sera, è andata in onda l’arroganza, ricatti e altre pretese del fallimentare Renzi. Compresi i suoi fedeli servitori. Infatti, la serata delle pretese ricattatorie si è svolto a palazzo Chigi che ha visto di fonte il presidente Conte e la delegazione di Iv, composta dai capigruppo Davide Faraone e Maria Elena Boschi, dalle ministre Elena Bonetti e Teresa Bellanova, dal presidente Iv, Ettore Rosato, e da Matteo Renzi.
“È stato un incontro franco e cordiale, anche in virtù dei temi anticipati ieri dalla lettera che il senatore Matteo Renzi ha inviato al presidente del Consiglio". E' quanto sottolineano fonti di Palazzo Chigi interpellato sull'incontro di questa sera tra Conte e la delegazione di Italia Viva. Fonti: Renzi ha chiesto a Conte risposte entro inizi gennaio Risposte concrete, che diano il segno di un cambio di rotta nel merito e nel metodo, entro i primi giorni di gennaio. Le avrebbe chieste Matteo Renzi al premier Giuseppe Conte, a quanto riferiscono fonti presenti all'incontro, nel corso del vertice a Palazzo Chigi.
"Abbiamo consegnato al presidente Conte il documento" con le nostre rivendicazioni, ha detto la ministra Bellanova lasciando palazzo Chigi. Conte ha valutato il documento "costruttivo e importante - precisa la ministra - lo approfondirà e avremo ulteriori passaggi. Aspettiamo che il Presidente del Consiglio faccia una riflessione e ci faccia sapere se ci sono le condizioni per continuare a lavorare, dandosi un programma ulteriore".
In base a questo primo passaggio, i ministri di Italia viva, Bellanova e Bonetti, parteciperanno al Consiglio dei ministri di domani e Italia viva sosterrà le leggi in discussione in Parlamento. Bellanova precisa: "Stiamo lavorando in Parlamento per dare il nostro contributo a migliorare i provvedimenti. Alla Camera la legge di bilancio, al senato il dl migranti. Continueremo a partecipare al Cdm, così come in Parlamento stiamo sostenendo i provvedimenti".
La ministra per le Politiche agricole prosegue: "Abbiamo ribadito al Presidente del Consiglio che i problemi a cui bisogna dare risposta non sono gli incarichi né nuove formule di Governo. Le questioni sono quelle del documento: quale idea di Paese, come affrontare la gravissima crisi che abbiamo di fronte a noi. Nei primi 9 mesi del 2020 ci sono state minori assunzioni per il 34%, che vanno ad aggiungersi ai troppi ragazzi e ragazze disoccupati. A marzo finisce il blocco dei licenziamenti, questo Paese rischia di avere una questione economico-sociale e problemi di ordine pubblico. Dobbiamo definire le scelte di coraggio che bisogna fare. Questo è il punto".
La ministra fa inoltre sapere che "al momento non è stata convocata" la riunione tra il premier Conte e i capi delegazione di maggioranza, data per possibile già in serata. Al vaglio del vertice di maggioranza ci sarà la possibilità di porre tutta l'Italia in zona rossa dalla Vigilia di Natale fino alla Befana o al 3 gennaio o, in alternativa, di chiudere solo nei giorni festivi e prefestivi dello stesso periodo.
Nel pomeriggio si è svolta una seduta interlocutoria della Conferenza Stato-Regioni tenuta in videoconferenza dal ministro Boccia. L'incontro in pratica ha rimandato alle decisioni da prendere nel vertice con i capi delegazione.
Una riunione del Consiglio dei ministri è prevista per domani alle 18. Sul tavolo potrebbe esserci anche la discussione delle nuove misure restrittive che si applicheranno nei giorni delle festività natalizie se dovesse andare a buon fine l'incontro di questa sera di Conte con i capi delegazione.
Le restrizioni per il periodo di Natale saranno accompagnate da "da ristori certi che vareremo tempestivamente". Lo ha garantito il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia nel corso della riunione con Regioni, Province e Comuni. Il ministri riconvocherà domani gli enti locali dopo l'incontro tra il premier Giuseppe Conte e i capi delegazione per illustrare le misure che verranno decise.
"Abbiamo avuto una riunione che però è stata anche questa interlocutoria. Il Governo non ha ancora chiarito quale sarà la proposta. Lo farà domani tra mezzogiorno e le 3, quindi domani capiremo". Lo ha spiegato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana in merito al confronto di questo pomeriggio tra Regioni e Governo sulle ulteriori restrizioni anti-Covid nel periodo natalizio. "Quello che come presidenti del centrodestra abbiamo richiesto - ha aggiunto Fontana - è che ci siano certezze, che ci siano i ristori e che siano effettivi per tutte le categorie che subiranno dei danni da questa situazione".
Il governatore della Liguria, Giovanni Toti, avverte che "se il Governo deciderà la zona rossa per tutta Italia a Natale, necessariamente ci adegueremo, però ritengo che sia un'ingiustizia, è ingiusto cambiare le regole in modo ulteriormente restrittivo anche là dove se ne potrebbe fare a meno".
Il presidente della provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, ha invece comunicato alla sua Aula che "i ministri hanno anticipato l'orientamento del governo, che è quello di dichiarare zona rossa tutto il territorio nazionale a partire dalla vigilia di Natale. Fugatti ha detto anche che "gran parte delle regioni si sono dette d'accordo e alcune hanno suggerito di anticipare di qualche giorno, senza attendere la vigilia di Natale".
Chiusura dei confini comunali dalle 14 nel periodo compreso tra il 19 dicembre e il 6 gennaio: questo il cuore dell'ordinanza anticipata dal presidente della Regione, Luca Zaia. "Siamo arrivati a giovedì, non è ben chiaro cosa accadrà" a livello nazionale. "Davanti ad una incertezza che oggi è palpabile circa la misura a livello nazionale" occorre "prendere questo provvedimento", ha spiegato il governatore. "Il grande tema è di regolamentare i flussi tra i territori comunali. È una sorta di zona arancione 'ridotta' - ha detto Zaia - perché dà la concessione fino alle 14" di muoversi tra i Comuni. Zaia ha spiegato che sono poi previste deroghe agli spostamenti (dopo le 14) legati, ad esempio, a motivi di salute, di necessità e di lavoro. Questo provvedimento "mantiene inalterate tutte le attività produttive e commerciali. Ma dalle 14 si lavora solo con i cittadini della propria città".
Il governatore della Toscana, Eugenio Giani dichiara: "Ritengo che le cose debbano essere fatte per gradi. Ad oggi il governo, che è competente, e diventa colui che non condivide con altri, lo abbiamo visto anche per quello che è accaduto in questi due mesi, nel momento in cui va a prendere provvedimenti sia sulle differenziazioni di regioni, sia provvedimenti che valgono su tutto il territorio nazionale come quelli che si prefigurano per Natale, è particolarmente attento, ha una capacità decisionale che è propria dello stesso governo".
Il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga: "Con quella posizione responsabile che abbiamo sempre tenuto noi Regioni abbiamo detto che se il Governo ritiene indispensabile procedere a nuove chiusure, a queste devono corrispondere dei risarcimenti, non li chiamo neanche ristori; risarcimenti totali per questo periodo". In alternativa, ha osservato, "molte attività non riapriranno più. Avremo una platea di persone, attività produttive, professionisti che non pagherà più le tasse perché non avrà più la propria attività. Anche questo vuol dire saldo di finanza pubblica. Su questo è necessario intervenire".
Quella del Fondo di Recupero "è una sfida decisiva per il Mezzogiorno. Se applicano le percentuali di distribuzione delle risorse tra Centro, Nord e Sud consumeranno un furto sulla pelle del Mezzogiorno di 40 miliardi di euro. Noi ci giochiamo il futuro di una intera generazione di giovani meridionali. I fondi europei sono destinati soprattutto a recuperare il divario tra Nord e Sud e quindi è doppiamente vergognoso che il governo proponga una suddivisione con il 34% al Sud e il resto al Centro-Nord. Avrò un incontro con i governatori delle Regioni del Sud (previsto per oggi e spostato a domani, ndr) e chiederemo un incontro al presidente del Consiglio per avere un riequilibrio". Così il governatore campano, Vincenzo De Luca.
"Allungare l'orario dei negozi per diluire il flusso e evitare lo spostamento tra regioni e festeggiamenti, occasioni conviviali con più gruppi familiari, queste sono le cose più pericolose". Lo ha detto Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia dell'Università di Padova, a Radio 24. "Regole da zona rossa per tutta Italia - ha aggiunto - Se il valore è quello della salute umana e di risparmiare vite, dobbiamo cogliere l'opportunità del Natale per ottenere questo risultato, con le scuole chiuse e le attività produttive ridotte si tratta di un'occasione unica che non compromette l'economia, con un piccolo sacrificio si può raggiungere l'obiettivo".
"Il 7 gennaio dobbiamo tornare a scuola. Sempre se saremo abbastanza prudenti durante le vacanze di Natale. La scuola deve tornare a essere un imperativo culturale sociale ed economico di questo Paese. È vero che il rischio zero non esiste, ma a scuola c'è un rischio controllato. Un rischio accettabile". Lo ha detto il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, Agostino Miozzo. "Stiamo chiedendo qualcosa che in altre parti del mondo è una priorità e che evidentemente questo Paese, culturalmente, non ha".
"Queste ondate hanno investito due istituzioni deboli del nostro Paese: scuola e sanità - ha osservato il coordinatore del Cts -. Stiamo facendo una guerra con un esercito debole. Per decenni abbiamo dimenticato di investire. Ora come Comitato scientifico stiamo lottando per dire che il rischio è esterno e non interno alla scuola".












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