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Confartigianato sud Sardegna – Benessere – Estetisti, parrucchieri e barbieri: quando la pandemia fa crescere il sommerso.

Cagliari, 10 Dic 2020 - Il settore del benessere alla persona è stato uno dei più colpiti dal confinamento. Per questo parrucchieri, estetisti, barbieri e onicotecnici sono state tra le professioni di cui i clienti hanno sentito più la mancanza durante i mesi più bui della chiusura del Paese e della Sardegna nonché quelle prese maggiormente d’assalto al termine della serrata. “Graziate” dagli ultimi DPCM, ora devono fare i conti con il sommerso che è tornato, rinvigorito, a fare concorrenza sleale.

L’allarme lo lancia Confartigianato Sud Sardegna, con il Presidente del Settore Benessere, Tonio Pani.  In questo periodo, infatti, nel settore del benessere e della cura della persona, sono ripresi a proliferare di irregolari che offrono “servizi itineranti e a domicilio” per il taglio dei capelli, manicure e trattamenti estetici. Dagli ultimi dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, su fonte ISTAT e MEF del 2019, i barbieri e i parrucchieri in Sardegna sono 2.447, con 5800 dipendenti; sul totale delle imprese, ben 2.179 sono artigiane (89,0%), che danno lavoro a oltre 5.200 addetti.

Un settore, i benessere, sempre sotto attacco degli irregolari; secondo un recente calcolo sempre di Confartigianato, si stima come nell’Isola il numero di questi lavoratori si aggiri intorno alle 1.400 unità, che “colpiscono” direttamente il 18% delle imprese regolari.

“In questi mesi – afferma Pani - la grande maggioranza delle imprese del settore si è sacrificata fino in fondo, promuovendo e accettando un protocollo rigidissimo, per garantire la sua parte di sicurezza contro la pandemia e fornire al meglio (con il sorriso, nonostante la fatica) un servizio di qualità”.

Molte attività hanno dovuto fare i conti con misure che hanno ridotto sensibilmente il proprio volume d’affari ed altre ancora hanno chiuso. Tale chiusura, come già è accaduto a marzo e aprile, ha determinato un incremento di coloro che offrono prestazioni senza avere i requisiti necessari. Con la diffusione del passaparola, anche tramite i social, è sempre più facile imbattersi in “falsi professionisti“ che si propongono a prezzi contenuti, senza alcuna garanzia sul piano della salute per gli utenti. Questi soggetti sono invisibili per lo Stato con tutto quel che ne consegue.

Il fenomeno del sommerso rappresenta, in Italia, una delle principali cause della formidabile pressione fiscale cui le imprese regolari sono sottoposte. Contemporaneamente - e, solo in apparenza, paradossalmente – la continua crescita del numero di imprese irregolari (abusive) è in parte alimentata dalla pesante pressione fiscale, che tende ad espellere dall’economia “emersa” le imprese marginali, sulle quali fisco e burocrazia hanno un effetto talvolta letale. Si tratta di un meccanismo che, una volta avviato, si autoalimenta e solo attraverso complesse azioni congiunte, incentivanti e repressive, si può pensare di arginare. Al momento in Italia si stima che il valore economico del sommerso sfiori il 20% del PIL totale e che, negli ultimi 5 anni, mentre i lavoratori “indipendenti irregolari” sono cresciuti del 2,2%, quelli regolari sono diminuiti del 5,9%.

Infine Pani, poi fa una critica-ragionamento sul fenomeno in espansione. “Le istituzioni dovrebbero favorire il processo di regolarizzazione delle imprese del sommerso. È vero che alcuni preferiscono lavorare senza il rispetto delle regole, ma è altrettanto vero che in tanti vorrebbero poter lavorare regolarmente ma si fermano di fronte agli ostacoli dati da una burocrazia asfissiante che si aggiunge ad un peso fiscale che scoraggia anche le persone più motivate. Sarebbe utile pensare a una sorta di percorso agevolato per l’acquisizione delle abilità, anche gestionali, indispensabili per l’avvio di un’attività d’impresa”. Com

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