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Coronavirus, dopo il temibile aumento dei contagi il governo si appresta a varare nuove restrizioni ma senza arrivare ad un nuovo confinamento degli Italiani. Si pensa ad un coprifuoco fino alle 22 per i locali.

Roma – Il mondo è ormai pervaso ferocemente dalla Pandemia. L’Europa più malata del Marzo scorso, quando è scoppiato il Coronavirus. Ora, appena cominciato l’autunno in tutta Europa e anche in Italia, si vede l’aumento vertiginoso dei contagi. Delle persone riscontrate positive al Covid-19. Ed ora la situazione si fa veramente preoccupante anche per l’arrivo del freddo quando, pare, che il virus si rafforzi e divenendo più contagioso anche per via del periodo influenzale. Per questo il governo nazionale si è visto costretto a riunirsi nuovamente per promuovere nuovo iniziative per il contenimento delle infezioni. Ed ora le ipotesi allo studio del governo, sembrano tutte orientate ad evitare lo spettro di un nuovo confinamento totale. Quindi all’orizzonte si prevedono attività aperte con misure rigorose di distanziamento e protezione e scuole attive nelle ore diurne e serali, lockdown notturno generalizzato dalle 22 in tutto il Paese.

È questa la linea del Governo che sembra emergere dalle cinque ore di vertice notturno a palazzo Chigi. Al vertice, chiesto pubblicamente e ottenuto dal Pd nella giornata di ieri dal capodelegazione al Governo Dario Franceschini, si sono confrontate, secondo quanto viene riferito da fonti di maggioranza, due visioni. Quella più immediatamente favorevole ad un immediato nuovo Dpcm nazionale restrittivo a soli quattro giorni da quello di "semi lockdown" di martedì scorso, sostenuta dal Pd del segretario-Governatore del Lazio Nicola Zingaretti e da LeU del ministro della Salute Roberto Speranza. Quella invece più incline ad attendere ancora qualche giorno per misurare gli effetti delle misure in atto che allo stato non possono ancora aver prodotto conseguenze, espressa dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dai Cinque Stelle, condivisa anche dalla delegazione di Italia Viva. Confronto sui tempi, dunque, più che sulla necessità di intervento.

Si sarebbe quindi concordato di attendere l'esito l'incontro che stamani è in programma con le Regioni per decidere subito dopo se procedere oggi stesso o al più tardi domani con il nuovo Dpcm per il "lockdown notturno" delle 22. O se invece provare ad attendere ancora qualche giorno della prossima settimana.  Si terrà in questo quindi molto conto di indicazioni, richieste e sollecitazioni che arriveranno dai presidenti di Regioni circa la situazione sul territorio e le determinazioni che i Governatori intendono assumere in virtù del potere solo restrittivo che il Dpcm giù in vigore loro riconosce. Il ragionamento che viene fatto, in sintesi, è che ove si riscontrasse una determinazione comune o comunque diffusa al lockdown notturno già deciso da alcune Regioni (Campania e Lombardia in testa) non avrebbe senso attendere oltre per una nazionalizzazione del provvedimento destinato a breve ad essere comunque adottato a livello regionale.

Il vertice notturno, secondo le stesse fonti, sarebbe stata anche l'occasione per Pd, Italia Viva e Speranza per formalizzare a Conte la richiesta di non ritardare oltre la decisione sul Mes. Pd, Italia Viva la maggioranza di Leu che si riconosce nel ministro della Salute chiedono a Conte e soprattutto al Movimento Cinque Stelle - i cui voti sono decisivi in Parlamento per accedere al Mes- di schierarsi apertamente a favore dell'accesso ai 37 miliardi di finanziamento agevolato per spese sanitarie che la Ue mette a disposizione immediata degli Stati membri in emergenza pandemia che ne fanno richiesta. Il presidente del Consiglio si sarebbe riservato, assicurando che dopo la due giorni a Bruxelles sarebbe più ottimista sullo sblocco del Recovery Fund già nei primi mesi del prossimo anno che, a giudizio dei Cinque Stelle, è quanto serve all'Italia senza accedere al Mes. Le rassicurazioni di Conte non sarebbero però bastate per far cambiare idea ai rappresentanti di Zingaretti, Renzi e Speranza forti ora anche dell'appello al Governo e al Parlamento pro Mes di centinaia di Sindaci d’area civica e di maggioranza promosso ieri e che in meno di 24 ore ha superato le 300 firme. "Noi sindaci - spiega il Sindaco Pd di Pesaro Matteo Ricci in una intervista a Tpi- chiediamo il Mes al governo: non si può più perdere tempo. Sono sicuro che si uniranno anche sindaci di centrodestra, di Forza Italia e della Lega. E' una priorità assoluta, in ballo ci sono le vite umane.  Conte deve decidersi, basta ideologie: quando si tratta di emergenza bisogna essere pragmatici. Siamo già in 300".

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