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Consiglio Sardegna – Emergenza Covid 19: all’esame dell’Aula la mozione n 338 dell’opposizione (2)

Cagliari - Per Fausto Piga (FdI) ci sono state, nei discorsi di alcuni colleghi, molte strumentalizzazioni. Il consigliere ha affermato che la maggioranza ha ereditato problemi a cui se ne sono aggiunti altri. E ha sottolineato che attualmente, nonostante il sovraccarico a cui è sottoposto il sistema sanitario regionale, la situazione è sotto controllo. E ha ricordato la gestione positiva della prima ondata del virus. Piga ha poi sottolineato le difficoltà legate ai tamponi e alle liste d’attesa, evidenziando che la Giunta sta lavorando per risolvere la situazione.

La presidenza dell’Aula è stata assunta dal vice presidente Giovanni Satta (Riformatori).

Maria Laura Orrù (Progressisti) ha evidenziato che siamo in un momento storico senza precedenti e che l’assessore non sente da tempo la necessità di confrontarsi con le parti interessate e l’Aula. La consigliera ha sottolineato che le dichiarazioni rilasciate dall’assessore sono diverse da quello che si vive ogni giorno negli ospedali e nei territori. Orrù ha criticato la maggioranza “degli slogan”, attenta alla spartizioni di poltrone e a scaricare la responsabilità sui sindaci e sul Governo. “La situazione è questa: la Ats fatica a gestire tutto, le Usca funzionano poco e male, gli esiti dei tamponi tardano ad arrivare e quelli rapidi, già sperimentati in altre nazioni, da voi resta un mistero”. A tutto questo si sommano le difficoltà nei presidi Covid che sono prossimi al corto circuito generale con una conseguente crisi totale del sistema”. Per la consigliera ci sono due emergenze sanitarie: quella legata al Covid e quella delle liste d’attesa. 

La consigliera ha ricordato che la minoranza aveva chiesto alla Giunta di prevedere un piano per la seconda ondata Covid, ma “non ci avete ascoltato”. Orrù ha comunque dato la massima disponibilità per lavorare insieme e trovare soluzioni veloci ed efficaci, evidenziando che la predisposizione di un piano strategico potrebbe essere anche l’occasione di rilanciare la sanità pubblica, con un approccio culturale nuovo, che preveda interventi di infrastrutturazione, aumento delle borse di studio e assunzione di personale medico.

Il consigliere Antonello Peru (Udc-Cambiamo) ha affermato che è un errore affrontare un tema sentito da tutti come somma di episodi singolari, per cui va fatta chiarezza sul momento molto particolare della sanità sarda: le decisioni strategiche le ha assunte il governo (le stesse da Lampedusa a Bolzano) senza tenere conto delle specificità dei territori, lo stesso sta accadendo nella fase 2, ed il livello delle attività ordinarie è stato trascinato verso il basso dalla crisi Covid. A fronte di tutto questo, ha proseguito Peru, abbiamo sbloccato il turn over facendo partire ben 60 concorsi poi sospesi dal governo centrale, e tuttavia in Sardegna abbiamo numeri di contagi minimi.

Il consigliere del Pd Giuseppe Meloni ha criticato quelle che, a suo giudizio, si sono rivelate azioni di contrasto insufficienti contro il virus ed altrettanto insufficienti per rispendere alla domanda di sanità che arriva dalla società sarda; è questo, in effetti, che chiediamo come opposizioni ormai da mesi con tantissime iniziative, mentre la maggioranza non ha saputo far altro che approvare una cosiddetta riforma un paio di mesi fa eludendo il confronto con i problemi reali. È sbagliato, ha continuato Meloni, dire che va tutto bene sperando nella fortuna, anche perché i dati dei positivi rispetto agli ospedalizzati non devono trarre in inganno perché i posti in terapia intensiva previsti nel piano di potenziamento in realtà non ci sono e molte aree sono scoperte.

La consigliera Annalisa Mele, della Lega, ha sostenuto che il dibattito in Consiglio regionale non serve “per fare terrorismo” ma piuttosto per mettere a punto proposte da attuare subito. Si è detto, ha ricordato la Mele, che le Usca sono insufficienti e funzionano poco male ma non è vero, sono anzi la prima “frontiera” della sanità pubblica, mancano poi pediatri e personale (compreso quello amministrativo) ma proposte non ce ne sono. In realtà, ha dichiarato, già da dicembre abbiamo attivato concorsi poi bloccati per la pandemia e, quanto alle liste d’attesa, erano lunghissime anche prima, tanto è vero che le risorse da noi stanziate sono state bloccate dal governo. Insomma, ha sintetizzato, abbiamo gestito bene la situazione col poco che si aveva a disposizione, ed ora dobbiamo prepararci a contrastare la epidemia e dare risposte anche all’extra-pandemia, perché in alcuni territori si è ripresa l’attività ordinaria e in altri no, spesso per scelte organizzazione e non di programmazione sanitaria.

Il consigliere Giovanni Satta, sardista, ha ripreso le considerazioni del collega Peru rilevando che è vero che “si sta sempre meglio a fare la minoranza”, senza però dimenticare che abbiamo iniziato le legislatura con la pandemia e molte difficoltà reali nascono da qui, e nel tempo se ne sono aggiunte altre, comprese quelle legate a quanto fanno a Roma i partiti che oggi sono all’opposizione in Consiglio.

Il consigliere della Lega Pierluigi Saiu ha osservato che il dibattito in alcuni casi si è rivelato capace di spunti di qualità in altri meno, perché è rimasto prigioniero del gioco delle parti. Non serve rimbalzare le responsabilità della situazione del sistema sanitario sardo, che abbiamo trovato in grandissima difficoltà, ha detto ancora Saiu, e comunque i 130 medici che mancano non sono colpa nostra né frutto delle nostre scelte, ma questioni che vengono da lontano e in particolare da una riforma sbagliata che ha prodotto danni gravi, resi ancora più gravi dall’emergenza.

Il capogruppo di Leu Daniele Cocco ha precisato che la mozione del suo gruppo aveva ed ha solo la finalità di trovare soluzioni ad un problema serissimo che vivono tutti i sardi, gli stessi che vivo da Sindaco tutti i giorni; non scarichiamo responsabilità su altri ma non è possibile che i medici di base faccio un tampone ad un paziente sintomatico che poi viene sballottato da un ospedale all’altro con la febbre a 39. Qualcosa non funziona, ha commentato Cocco, ed evidentemente i protocolli non vengono applicati, perché fatti come questi stanno succedendo dappertutto, sta venendo meno il buon senso nella gestione delle procedure.

Il consigliere Stefano Tunis (Misto) ha messo l’accento sul fatto che sul dibattito si era creata una grande attesa ma in effetti il contenuto non è stato sempre all’altezza soprattutto in termini di proposte e soluzioni. Tuttavia, ha aggiunto, è emerso un tema sugli altri, quello delle liste d’attesa che tocca la missione principale del sistema sanitario regionale messa oggi in maggiore difficoltà dalla pandemia, e ciò è accaduto anche perché non c’è una rete di sanità territoriale perché nella precedente legislatura non fu fatta rete ospedaliera per dare posti letto al Mater Olbia.

Il consigliere di Forza Italia Angelo Cocciu, rivolto all’assessore della Sanità, ha detto che “ormai è diventato assessore ai guai”, precipitato all’interno di un vortice devastante che ha sconvolto il mondo. Siamo nel secondo momento difficile dell’epidemia, ha ricordato, un passaggio delicato nel quale la minoranza fa il suo mestiere e mette la maggioranza sul banco degli imputati, dimenticando però che a giugno eravamo Covid free e messi davanti al bivio se aprire o chiudere tutto abbiamo scelto di dare respiro all’economia mantenendo le precauzioni, poi siamo stati tacciati di irresponsabilità perché chiedevano il passaporto sanitario e il governo nazionale ci ha bloccato, ma la verità è che molti sono stati poco attenti ed hanno portato il virus da noi ed altre Regioni ci definiscono perfino “appestati”. Quanto al Mater Olbia, secondo Cocciu c’è intorno troppa cattiveria contro una struttura che comunque ha contenuto la pandemia sul territorio ed ha risposto al bisogno di sanità della Gallura; ci vogliono semmai manager migliori per riportare all’ospedale al suo ruolo originario di centro oncologico di eccellenza.

Il capogruppo del M5S Michele Ciusa ha affermato che non si può restare indifferenti davanti alle notizie di questi giorni, l’epidemia è un fatto serio che mette a rischio la nostra salute e dobbiamo proteggere la nostra comunità, anche perché abbiamo già vissuto il lockdown e dobbiamo evitare che ci sia una seconda volta e potremo farlo se rispetteremo le regole, contenendo il contagio e continuando per quanto possibile la nostra vita, dando la precedenza a scuola e lavoro. Aprire le discoteche, ha continuato tornando sulle scelte della scorsa estate, ha dato all’esterno il messaggio che virus non è pericoloso, così come è stato un errore convocare le elezioni comunali il 25 e 26 ottobre.

Il consigliere dell’Udc Giorgio Oppi ha criticato quanti erano sono convinti che la Sardegna fosse un’isola felice ma, purtroppo, nella sanità non è così da molti anni e, quanto alle scelte più recenti, quella dell’Ats si è rivelata una scelta sbagliata come a posteriori riconoscono tutti, e sempre col senno del poi ci si accorge che abbiamo pochissimi medici mentre in anni precedenti la Dirindin e lo stesso Arru dicevano che erano troppi. Ora la situazione è molto difficile, ha constatato Oppi, anche per ragioni strutturali, come quelle legate alla classificazione sbagliata delle strutture sarde, con epicentro Nuoro.

Il capogruppo del Pd, Gianfranco Ganau, ha ribadito la necessità di informazioni certe sulla situazione sanitaria nell’Isola ed ha insistito sulle conseguenza che l’emergenza Covid ha prodotto nelle prestazioni ordinarie in sanità: «Registriamo arretrati per oltre un milione e duecentomila casi insieme all’allungamento delle liste d’attesa». «Piuttosto – ha incalzato l’esponente della minoranza – serve spiegare che cosa è stato fatto con i venti milioni stanziati per ridurre le attese per le visite nelle sanità pubblica». Ganau ha quindi denunciato “una vera e propria discriminazione nell’accesso alle cure” tra coloro che dispongono delle risorse economiche per accedere ai servizi dei privati e quanti non hanno questa opportunità. Su tale versante, la proposta del consigliere dei democratici è stata quella di derogare ai tetti previsti per la spesa regionale “per evitare di continuare a scaricare i costi della diagnostica sugli utenti”. Un ulteriore proposta è stata quella di potenziare il sistema dei laboratori per incrementare il numero dei tamponi, insieme con l’incremento dei posti letto delle terapie intensive, nonché l’inserimento di ulteriore personale nel sistema delle cure, attraverso le selezioni ma anche con il ricorso alla cosiddetta sanità militare. Altre raccomandazioni hanno riguardato “una più efficace comunicazione tra Ats e sindaci” e l’attivazione in tempi utili della campagna vaccinale antinfluenzale.

Il capogruppo della Lega, Dario Giagoni, nella parte introduttiva del suo intervento ha svolto una serie considerazioni più generali sul “continuo discutere di sanità” ed ha però affermato con chiarezza che “l’emergenza Covid ha messo a dura prova il sistema sanitario sardo”. «Viviamo una situazione difficile – ha spiegato l’esponente della maggioranza – davanti alla quale mi sarei aspettato una maggiore onestà intellettuale da parte di alcuni colleghi della minoranza».

A giudizio di Giagoni i problemi della sanità sarda hanno infatti “radici profonde” e sono “frutto di scelte non corrette del passato”. «Non servono strumentalizzazioni, né fare dell’inutile allarmismo – ha insistito il consigliere del Carroccio – ma anzi c’è da rivolgere i ringraziamenti all’assessore della Sanità per quanto ha fatto per tutelare la salute dei sardi».

Il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula, ha sottolineato i toni propositivi del dibattito in Aula ma ha anche affermato che “se avessimo ereditato un sistema sanitario efficace avremo registrato qualche problema in meno”. L’esponente della maggioranza non ha mancato di ricordare come l’emergenza Covid abbia in realtà messo alle corde anche i sistemi sanitari più avanzati e attrezzati dell’Italia ed ha quindi definito “ingenerose” alcune critiche rivolte dai banchi della minoranza all’operato della Giunta regionale.

«In Sardegna ci sono due emergenze – ha affermato il capogruppo dei Progressisti, Francesco Agus – il Covid e le patologie trascurate in questi mesi di pandemia ma queste due emergenze incideranno sulla terza grande emergenza in atto, l’emergenza sociale». L’esponente della minoranza ha quindi riconosciuto le comuni difficoltà che si registrano nel Mondo per affermare però, riferendosi polemicamente all’esecutivo regionale: «Nessuno al mondo pensa di risolvere così grandi problema in solitudine, senza ascoltare e senza confronto». «Come forze di minoranza – ha aggiunto Agus – non possiamo essere coinvolti fuori tempo massimo, quando ormai i nostri consigli non possono più sortire alcun effetto positivo sulle scelte dei cittadini».

Il consigliere dei Progressisti ha quindi elencato le criticità del momento (ritardi nei tamponi, poche certezze sui tempi di effettuazione degli stessi, disagi e ritardi negli ospedali e nei pronto soccorso) ed ha concluso auspicando la nomina “della migliore dirigenza sanitaria” lamentando l’assenza di “decisori” in un momento cruciale nel quale si richiedono capacità, competenze e decisioni rapide.

Il presidente del Consiglio ha quindi dichiarato conclusi i lavori dell’Aula e i lavori sono ripresi alle ore 15.30. Com

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