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Elezioni regionali e Referendum: risultato finale 3-3. La lega ridimensionata e al sud precipita. E Zingaretti strappa il “pari” nelle regioni, voto e referendum rafforzano Conte.

Roma, 22 Sett 2020 - La nettissima vittoria del Sì al referendum e il pareggio strappato quasi al 90esimo alle Regionali danno fiato al Governo di Giuseppe Conte e alla maggioranza. Nicola Zingaretti definisce "vincitori" i Dem e bolla come "un pochino sconfitti" la Lega e "tutti coloro che volevano fare cadere il Governo". Certo, qualche rimpianto resta: "Se ci avessero dato retta di più i nostri alleati avremmo vinto quasi ovunque", è la frecciata che lancia ai Cinque stelle, avvisando i pentastellati sulle battaglie future, dal Mes ai decreti sicurezza passando per i 209 miliardi del Recovery Fund, da condurre "da alleati, non da avversari".

Il segretario Dem riesce nella doppia impresa di ridisegnare gli equilibri interni alla maggioranza e blindare - almeno per un po' - la sua leadership al Nazareno. Il "percorso politico" che Zingaretti ha in mente, se riuscirà ad andare avanti, porterà a contendere alle destre la vittoria alle prossime elezioni politiche. O almeno a poter giocare la partita.

Il Movimento 5 stelle, che di fatto non gioca la partita Regionali e si aggrappa al risultato referendario per rivendicare un trofeo "storico". "Il M5S è il vero motore del cambiamento di questa legislatura", commenta il leader Vito Crimi, il quale ammette, per quanto riguarda le regionali, che il risultato "è stato inferiore rispetto alle precedenti elezioni". Da domani "parte il percorso per nuove sfide e obiettivi", promette il reggente 5 Stelle. Sullo sfondo resta il tema della riorganizzazione e della futura leadership, mentre soffia forte il vento del malcontento interno. Luigi Di Maio,  punta tutto sul risultato del referendum: "Diverse forze si sono riunite sotto il vessillo del No con il solo  scopo di colpire il governo e anche il sottoscritto" ma, ha rimarcato  il titolare della Farnesina, il voto è stato un "boomerang" per chi cullava il sogno di mandare a casa l'esecutivo.
Non la pensano così i leader del centrodestra, che aggiornano  il bilancio nazionale delle regioni da loro amministrate: "Se i dati verranno confermati, da domani Lega e centrodestra saranno alla guida di 15 Regioni su 20!", esulta Matteo Salvini, che è però costretto a registrare la seconda sconfitta (dopo quella di Lucia Borgonzoni in Emilia Romagna) di una sua candidata, in questo caso Susanna Ceccardi in Toscana, in quella che dai più era considerata la sfida decisiva. Non solo. Il leader del Carroccio non può nemmeno intestarsi troppo la vittoria a valanga di Luca Zaia in Veneto, dal momento che il governatore triplica con la sua lista i consensi ottenuti dalla Lega.
"Il governo nazionale ne esce indebolito, mentre il centrodestra si rafforza", sostiene Giorgia Meloni, che sottolinea come Fratelli d'Italia abbia aumentato i propri consensi. La leader di FdI raggiunge ad Ancona il suo Francesco Acquaroli, che ha strappato le Marche al centrosinistra, ma non può brindare con Raffaele Fitto in Puglia, dove sperava nella vittoria anche per dare un messaggio interno all'alleanza.
In crisi di consensi Forza Italia, che stando ai dati scrutinati balla intorno alla doppia cifra, considerata - specie al sud - obiettivo minimo. Silvio Berlusconi, per evidenti motivi, non ha potuto partecipare come avrebbe voluto alla campagna elettorale, ma l'analisi del risultato non consente grossi alibi. 
Il partito di maggioranza che esce male da questo fine settimana elettorale è Italia Viva: in Puglia Ivan Scalfarotto, che doveva impedire la rielezione di Michele Emiliano, si ferma a poco più di un punto e mezzo. Nella stessa Toscana Giani avrebbe vinto anche senza il contribuito del partito di Renzi che non si schioda da percentuali intorno al 2-3%.

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