Cagliari, 6 Ago 2020 – La seduta è stata aperta dal presidente Michele Pais. Prima di riprendere l’esame dell’ordine del giorno, il presidente ha brevemente ricordato la figura di Bruno Dettori, consigliere regionale per due legislature, recentemente scomparso.
Il Consiglio ha poi proseguito l’esame dell’ordine del giorno con la votazione della proposta di legge, firmata da tutti i capigruppo, relativa alla svolgimento delle prossime consultazione elettorale amministrativa. In un solo articolo, la legge prevede che le elezioni si svolgano nelle giornate di domenica e lunedì 25 e 26 ottobre. Un breve emendamento, inoltre, riguarda la sua entrata in vigore il giorno dopo la sua pubblicazione sul bollettino ufficiale della Regione.
Il consigliere dei Progressisti Gianfranco Satta, che nella seduta precedente aveva sollevato il problema, ha ribadito il suo voto favorevole. Satta ha inoltre sollecitato il ritorno in commissione della Pl n.47 in modo da poterla discutere assieme ad un disegno di legge della Giunta di analogo contenuto.
Il presidente, nell’accogliere la richiesta, ha chiarito che il voto sulla legge riguardante le amministrative consiste nell’adeguare le procedure elettorali ai protocolli di sicurezza anti Covid.
Il Consiglio ha approvato la legge con 45 voti ed anche il ritorno in commissione della Pl n.47.
L’assemblea ha quindi ripreso la discussione generale del Testo unificato della riforma del sistema sanitario regionale.
Il capogruppo di Leu Daniele Cocco ha sottolineato in apertura il suo dissenso rispetto alla proposta di riforma perché la priorità del sistema sanitario di oggi è il ritorno alla normalità dopo la pandemia. È vero che i problemi della sanità sarda vengono da lontano, ha riconosciuto Cocco, e sono affetti da un certo “Cagliari-centrismo” al quale si cercò di ovviare con l’istituzione dell’Ats, ma nei fatti con la riforma si sta facendo un grave passo indietro senza intaccare i nodi sensibili del sistema, come quello delle liste d’attesa che determinano, rispetto ad una prenotazione fatta oggi, l’effettuazione di un esame diagnostico nell’agosto del 2022, un dato secondo Cocco vergognoso. Il capogruppo di Leu si è poi soffermato sulla situazione del personale, criticando la diffusione del precariato di ogni livello, il mancato utilizzo delle graduatorie ed il ricorso alle agenzie interinali e quella delle “piccole” strutture ospedaliere dove non è ancora ripresa l’attività ordinaria, spingendo i cittadini (quelli che se lo possono permettere) a rivolgersi alle strutture privare. Da questi punti di vista, ha concluso Cocco, non è urgente la riforma del sistema sanitario ma la ripresa dell’attività ordinaria.
Il consigliere Domenico Gallus (Udc-Cambiamo) ha affermato che la riforma sanitaria è il primo banco di prova della maggioranza, nella consapevolezza che la riforma, di per sé, non darà risposte concrete alla forte domanda di saluta dei sardi, ma solo perché è una riforma della “governance” che dovrà essere seguita da altri provvedimenti, in materia di sanità territoriale e rete ospedaliera. In tutti gli ospedali che abbiamo visitato come commissione, ha ricordato Gallus, ci è stato chiesto da tutti di smantellare l’Ats e l’osservazione sull’aumento di spesa non c’entra niente, anche perché i 3 milioni dei quali si è parlato sono ben poca cosa rispetto ad un bilancio complessivo di circa 4 miliardi. Se gli argomenti per contestare la riforma sono questi, ha aggiunto Gallus, significa che non ci sono argomenti e gli obiettivi comuni, dei quali invece si parla poco, sono quelli di costruire una sanità più vicina ai cittadini. Noi siamo certi, ha concluso il consigliere, che proseguiremo la riforma concentrandoci sul territorio e non dalla rete ospedaliera come è stato fatto nella precedente legislatura.
Il capogruppo di Fdi Francesco Mura ha citato l’esempio della sanità oristanese per evidenziarne il dato comune a tutta la sanità sarda, caratterizzata dal progressivo declino delle strutture pubbliche, dalla mancanza di programmazione, dalla chiusura di interi reparti per mancanza di personale. Per applicare la riforma, ha ammesso Mura, ci vorrà tempo, ma la strada è quella giusta, tornare sul territorio e interrompere la tendenza all’accentramento dei servizi presso la grandi strutture. Da Sindaco di Nughedu S. Vittoria, ha poi ricordato l’esponente di Fdi, ho impugnato il provvedimento relativo alla rete ospedaliera deciso dalla Giunta Pigliaru, il provvedimento è ancora in corso ed è auspicabile che la sua conclusione porti al riconoscimento di un diritto alla salute che, per essere tale, deve essere collocato il più possibile vicino ai cittadini.
Il consigliere di Forza Italia Angelo Cocciu si è detto convinto che, di fronte ad una riforma di tale portata, bisognerebbe impegnarsi più per migliorarla che per criticarla a priori, più per farla funzionare che per lanciare accuse di occupazione di poltrone e di potere. La riforma precedente non ha funzionato, ha affermato ancora Cocciu, e se ne sono accorti per primi molti amministratori locali del centro sinistra, una situazione che ci ha spinto con maggiore forza a fare una scelta molto diversa. Confrontiamoci nel merito, ha ripetuto Cocciu, perché questo è il metodo migliore per fare una buona riforma nell’interesse dei sardi. Sulle vicende della sanità gallurese, il consigliere ha sostenuto che probabilmente all’interno dell’Ats c’è qualcuno che non sta facendo bene il proprio dovere.
Il consigliere del gruppo Misto Stefano Tunis ha apprezzato in apertura la buona sintesi raggiunta dalla commissione Sanità e dal suo presidente sulla riforma, cominciando a ricomporre una frattura fra sanità e cittadini che stava diventando sempre più grave, attraverso il superamento della logica eccessivamente aziendalista e l’affermazione di una idea di sanità fondata sul territorio e la prossimità. Il principale errore della legislatura precedente è stato costituire una Asl unica sperando che fosse il modo migliore per tagliare i costi, col risultato che la spesa è rimasta sostanzialmente invariata ma il servizio è peggiorato di molto. Altro errore, ha evidenziato Tunis, quello di iniziare la riforma dalla rete ospedaliera e non dal territorio, scelta dovuta allora a precisi orientamenti del Governo nazionale. La sfida che noi abbiamo deciso di accettare, ha concluso Tunis, è quella di trasformare i “numeri” della sanità in un buon servizio per i cittadini. Segue













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