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Al via la discussione generale della riforma (ennesima) del sistema sanitario regionale.

Cagliari, 6 Ago 2020 – La seduta è stata questa mattina aperta dal presidente Michele Pais che dopo le formalità di rito ha dato lettura della sentenza cui è stato dichiarato ineleggibile Luigi Piano (Pd) attivando la procedura di sostituzione a favore di Rosella Pinna. La Giunta delle elezioni ha deliberatoin modo conforme.

Successivamente, sull’ordine dei lavori, il consigliere dei Progressisti Gian Franco Satta ha rivolto un appello alla presidenza per assicurare il rispetto della legge n.13 che ha indicato le elezioni amministrative in un solo turno, mentre una delibera di Giunta le prevede in un doppio turno, per cui è necessario allineare i due provvedimenti.

Il presidente ha ritenuto la richiesta opportuna ma non esattamente coerente con la previsione regolamentare.

Sullo stesso punto, il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus ha dichiarato la sua disponibilità del suo gruppo ad adottare provvedimenti d’urgenza.

Il Consiglio ha poi iniziato l’esame dell’ordine del giorno con il Testo unificato n.112-121/A – Riforma del sistema sanitario regionale e riorganizzazione sistematica delle norme in materia. Abrogazione delle leggi regionali n.10 del 2006, 23 del 2014 e 17 del 2016 e di ulteriori norme di settore.

Il presidente ha quindi dato la parola al relatore di maggioranza Domenico Gallus (Udc-Cambiamo). Nel suo intervento Gallus ha ricordato che tutte le audizioni svolte dalla commissione hanno espresso in modo concorde un parere negativo sull’esperienza dell’Ats e, in parte, sul ruolo di Ares, per motivi analoghi, anche se la legge prevede sul punto un organismo di raccordo fra la stessa Ares e le Asl. Proseguendo nell’analisi delle audizioni, il relatore ha citato la posizione dell’Anci a favore di una rispondenza fra sistema sanitario e territori, dei sindacati, contrari ad una visione aziendalistica e per la valorizzazione del personale ed il potenziamento dell’Aou di Cagliari attraverso la fusione con gli ospedali oncologico e microcitemico in modo da consentire all’Università di “centrare” gli standard nazionali migliorando le proprie posizioni. Su questo punto, ha precisato Gallus, la commissione ha svolto un supplemento di istruttoria con nuove audizioni, registrando posizioni contrapposte e rimettendo la decisione finale all’Aula sulla base di una relazione illustrativa dell’assessorato, così come sarà il Consiglio a decidere sul centro di chirurgia robotica che potrà essere collocato presso l’ospedale marino di Alghero.

Il capogruppo del Pd Gianfranco Ganau, relatore di minoranza, ha parlato di una legge essenziale su un tema essenziale come il diritto alla salute ma questa centralità di scontra con la mancanza di quella ampia consultazione che sarebbe stata necessaria, e che era stata annunciata in campagna elettorale insieme agli stati generali della Sanità, per cui ha ragione il Cal che nel suo parere denuncia l’allontanamento della Regione da problemi dei cittadini tranne che per gestione posti di potere. Quella del Cal, ha precisato Ganau, è anche la nostra posizione, perché la legge non tocca la qualità assistenza, non risolve le carenze del sistema ma le aggrava, prevede una gestione ordinaria, torna indietro senza una analisi di quello che sarebbe stato necessario correggere, ripropone sotto altre forme l’Ats (che forse ha ecceduto nella centralizzazione) senza nemmeno pensare a concedere più autonomia ai manager assegnando loro un budget. Evidentemente, ha osservato Ganau, non tutto era da buttare tanto è vero che la stessa Ares sarà chiamata ad occuparsi di acquisti, personale, formazione, gestione economico finanziaria, rapporti con la sanità privata, senza dimenticare i risultati che ci sono stati (12 ml annui di risparmio). In sintesi, a fronte di alcune finalità condivisibili, a parere di Ganau la riforma non tocca i nodi del sistema, territorio, rete ospedaliera e prevenzione, rinvia ad altre leggi, moltiplica le aziende da 6 a 14, prevede 48 nuove figure apicali e spende complessivamente 3.5 milioni all’anno in più. Inoltre, ha concluso, ci vorrà molto tempo perché vada a regime, il contrario di quanto sarebbe stato necessario per i cittadini, soprattutto nel dopo-pandemia.

Il capogruppo della Lega Dario Giagoni, sull’ordine dei lavori, ha ricordato la presenza sotto il palazzo del Consiglio dei lavoratori avventizi dei consorzi di bonifica, invitando la presidenza ad organizzare un incontro degli stessi con i capigruppo, appena possibile.

Il vice presidente Giovanni Antonio Satta ha assicurato che il problema sarà esaminato con il presidente.

Il consigliere sardista Stefano Schirru ha affermato che finalmente parte la “riforma delle riforme” che mette fine alla gestione disastrosa (come hanno detto tutti) dell’Ats voluta dal centro sinistra, che ha dato ai sardi meno prestazioni, più liste d’attesa, più burocrazia e meno qualità. Noi, ha garantito Schirru, non abbiamo verso la sanità un approccio ideologico e siamo aperti ai contributi di merito, perché siamo convinti che i cittadini abbiano diritto a buona sanità.

Il consigliere del M5S Michele Ciusa, partendo dal riferimento al diritto alla salute previsto dall’art.32 della Costituzione, ha sottolineato il ruolo della sanità pubblica che ha lottato come ha potuto contro la pandemia e, proprio da questa esperienza, viene fuori che la sanità sarda ha bisogno di grandi interventi strutturali, di più universalità e più equità. Invece, ha proseguito l’esponente del M5S, nella riforma di tutto questo non c’è traccia perché la maggioranza ha pensato più al potere ignorando il grido di dolore di operatori sanitari e cittadini.

Il consigliere dei Progressisti Massimo Zedda, riferendosi alle stagioni passate e redenti della politica sarda ha dichiarato che sanità e urbanistica hanno attraversato da tempo le vicende di molte classi dirigenti e forze politiche, determinandone fortune e sfortune. Buona parte del programma di Solinas, ha aggiunto, era fondato sulla sanità eppure oggi il governatore non è in Aula dimostrando che vuole continuare a “scaricare” sugli assessori certi provvedimenti scomodi. La Sardegna, ha detto ancora Zedda, è l’esempio unico al mondo di un sistema sanitario che cambia con una riforma durante una pandemia che ha colpito tutto il pianeta, una responsabilità enorme che dovrebbe consigliare di attendere almeno qualche mese, chiedendo eventualmente un contributo al comitato tecnico scientifico, per evitare il rischio grave di disarticolazione di alcuni presidi sul territorio, di peggiorare i tempi delle liste d’attesa, anche in vista di ritorno del virus che come la spagnola calò d’estate e riesplose d’inverno. Speriamo di avere torto, ha osservato il consigliere dei Progressisti, ma se dovesse accadere di nuovo la Sardegna precipiterebbe verso il baratro. Segue

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