Roma, 7 Mag 2018 - Un’incredibile storia di violenza successa a Pasqua nella periferia Sud di Roma, che coinvolge membri del clan Casamonica, con una giovane donna disabile frustata in pubblico, il gestore di un bar pestato e il locale distrutto. L’ha raccontata “Repubblica”, ripercorrendo la mattinata di “ordinaria” follia e violenza del primo aprile in un locale di via Salvatore Barzilai, nel Sud – Est della capitale. Il quotidiano descrive ciò che è accaduto a Pasqua nel bar come un vero e proprio “massacro”, compiuto da due giovani esponenti del gruppo con mille affiliati e un patrimonio da quasi cento milioni di euro.
Tutto sarebbe iniziato perché i boss pretendevano di essere serviti per primi, saltando la fila per comprare le sigarette, e il giovane barista di origine romena non si è accorto della loro presenza. Via allora a pesanti apprezzamenti a sfondo razzista da parte di Antonio Casamonica, 26 anni, già condannato per estorsione e falso, che alla risposta di una giovane in fila per pagare reagisce, insieme al cugino Alfredo Di Silvio, massacrandola prima a cinghiate poi con calci e pugni, fino a farla crollare a terra. Nessuno interviene per aiutare la donna, disabile, che viene anche minacciata di essere uccisa se dovesse azzardarsi a chiamare la Polizia.
Il locale si svuota, resta solo il barista a soccorrere la vittima e consigliarle di andare via subito, prevedendo un loro ritorno, che infatti arriva appena mezz’ora dopo, racconta “Repubblica”. Sono ancora due membri del clan a spaccare la vetrina, rovesciando tavoli e sedie e minacciando il barista, affermando che il bar deve essere chiuso, altrimenti, gridano al gestore, “sei morto”. Il giovane romeno viene pestato, finisce a terra col volto coperto di sangue, ma anche questa volta non interviene nessuno in suo soccorso. Trenta giorni è la prognosi per lui, otto per la donna aggredita poco prima: nonostante le minacce, il giorno dopo i due decidono di denunciare. Un affronto senza precedenti, che – racconta il quotidiano - porta a ulteriori minacce di morte da parte dei membri della famiglia Di Silvio e costringe, ormai da più di un mese, il giovane barista e sua moglie, gestori del locale, a vivere nel terrore di una vendetta mafiosa.
Non tardano ad arrivare le prime reazioni politiche alla storia resa nota oggi, col deputato di Liberi e Uguali, Stefano Fassina, che invoca il ministro Minniti, annunciando la presentazione “oggi stesso” di una “interrogazione urgente al ministro dell'Interno, per conoscere quanto avvenuto domenica primo aprile al bar di via Barzilai ed eventualmente quali misure intenda prendere per garantire il primato della legge e dello stato". Secondo Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Partito democratico, "Roma è abbandonata a se stessa, e in questo clima di torpore la criminalità rialza la testa”. È necessario quindi – aggiunge il deputato dem - che “le istituzioni intervengano rapidamente e con il massimo rigore. I cittadini non posso essere lasciati da soli".










