Press "Enter" to skip to content

Dichiarazione dell’Arcivescovo di Oristano Mons. Ignazio Sanna, in merito alle Unioni Civili

Oristano, 25 Gen 2016 – In una nota, l’Arcivescovo di Oristano, Ignazio Sanna, afferma che “Per un corretto discernimento da parte dei fedeli della Diocesi arborense dei problemi inerenti al disegno di legge della senatrice Cirinnà, che andrà in discussione al Senato il prossimo 28 gennaio 2016, ritengo doveroso fare la seguente dichiarazione.

Secondo Papa Francesco “la Chiesa ha indicato al mondo che non ci può essere confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”. Secondo la Costituzione “la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare”.

Se teniamo presente la concezione di famiglia sottesa a questi due principi dovremo affermare che sia un fattore di ragionevolezza e civiltà ribadire che le coppie omosessuali non possano essere equiparate al matrimonio e alla famiglia; che altre forme di legami affettivi tra persone, anche omosessuali, siano per loro natura diverse e vadano, quindi, regolate diversamente dal rapporto d’amore tra un uomo e una donna.

È un fattore di ragionevolezza e civiltà, altresì, che chi contrae una unione omosessuale, o qualsiasi altra unione affettiva, sia garantito nei suoi diritti e nei suoi doveri personali e che, quindi, sia necessaria una legge sulle unioni civili. È un fattore di ragionevolezza e civiltà, però, che gli adulti non trasformino i loro desideri in diritti e impongano al minore ciò che ritengono bello e giusto per se stessi. Sotto questo punto di vista, è un fattore di ragionevolezza e civiltà impedire lo sfruttamento cinico del corpo della donna con l’affitto dell’utero ed esigere, perciò, che un bambino sia concepito da una coppia formata da un uomo e una donna. Il legame tra madre gestante e figlio, - prosegue la nota - è tanto profondo che le emozioni o i traumi della donna segnano nel bene e nel male la psiche del feto per tutta la vita dopo la nascita. Per molti bambini adottati, inoltre, la ricerca della madre naturale diventa un imperativo intimo che segna la vita. È un fattore di ragionevolezza e civiltà, infine, riconoscere che la differenza sessuale sia una ricchezza e che la differenza complementare di padre e madre, secondo la maggioranza degli psicologi, aiuti i figli a crescere in armonia di stimoli e sentimenti.

Il disegno di legge della senatrice Cirinnà, ora, di fatto, vuole risolvere i problemi di un numero molto ridotto di italiani, che entro la loro unione dello stesso sesso vorrebbero godere dei diritti che la Costituzione riconosce alla famiglia chiedendo che venga loro riconosciuto di poter avere anche dei figli, mediante inseminazione artificiale o ricorrendo all’“utero in affitto”, giacché non sono in grado di generarli naturalmente. La problematica è affrontata tutta dal punto di vista del desiderio di questi singoli. Non si tiene conto del bene del bambino che deve nascere, né della triste realtà dell’utero in affitto, che avvilisce la dignità della donna, sfruttando non di rado le più deboli e, tra queste, le più povere.

Che cosa fare come cristiani fedeli al Magistero della Chiesa e alla Costituzione della Repubblica? Non spetta certamente al Vescovo indicare soluzioni tecniche. Il Papa ha ribadito – si legge ancora - che “i laici che hanno una formazione cristiana autentica, non dovrebbero aver bisogno del Vescovo-pilota, o del monsignore-pilota o di un input clericale per assumersi le proprie responsabilità a tutti i livelli, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello legislativo”! Le leggi, poi, sono discusse e approvate dal Parlamento eletto democraticamente. Ma il Papa ha ricordato anche che la Chiesa deve “dare una risposta chiara davanti alle minacce che emergono all’interno del dibattito pubblico: è questa una delle forme del contributo specifico dei credenti alla costruzione della società comune. I credenti sono cittadini”. È auspicabile, - conclude la nota dell’Arcivescovo Sanna - pertanto, che per la costruzione della società comune si lavori senza reciproche intolleranze e sia data pari opportunità di espressione e manifestazione a tutte le sue componenti. L’invito del Papa ad “esprimersi con gentilezza e comprensione anche nei confronti di quanti, in merito al matrimonio, pensano e agiscono diversamente” è valido per tutti, credenti e non credenti.

In conclusione, è da augurarsi che quanti hanno responsabilità politiche sappiano difendere la bellezza della famiglia con decisioni sagge, libere da pregiudizi ideologici, tenendo presente anzitutto il benessere dei bambini. E, soprattutto, che sappiano impegnarsi a risolvere presto i problemi che riguardano tutti gli italiani, quali il lavoro, la sanità, l’ambiente, la sicurezza”. Com

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com
error: Content is protected !!