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Corrispondenza a giorni alterni nei piccoli comuni e in montagna: governo sospende attuazione

Roma, li 2 Ott 2015 - Dopo la mobilitazione dei parlamentari aderenti all'Intergruppo Parlamentare per lo Sviluppo della Montagna, di numerosi Comuni montani, dell'Uncem contro il nuovo piano di distribuzione della corrispondenza a giorni alterni nei centri più piccoli e nelle aree montane, interviene Palazzo Chigi stoppando Poste Italiane.

E’ stato infatti rimandato il via dopo la fine dell'anno e solo a seguito di una verifica sui volumi reali di corrispondenza che dovrà essere effettuata dall'Autorità Garante delle Comunicazione, con l'obiettivo di evitare disservizi e diminuzione della qualità.

“E’ un risultato importante – dichiara la parlamentare del PD Romina Mura – che va nella direzione da me auspicata attraverso numerose interrogazioni per stoppare un piano che penalizza in particolar modo i piccoli comuni della Sardegna dove il piano di razionalizzazione di Poste Italiana ha previsto la chiusura degli sportelli e la distribuzione della posta a giorno alterni in territori dove i servizi essenziali sono già stati fortemente limitati. Questo rinvio consente di rivedere decisioni che penalizzano le comunità locali e i soggetti più deboli, a partire dagli anziani”.

Il risultato dell'intervento del Governo, sottolinea Mura arriva dopo la richiesta di una presa di posizione da parte dei Deputati dell'Intergruppo parlamentare per lo Sviluppo della Montagna e di numerosi sindaci italiani, e sulla scorta di numerose proteste avanzate dalle organizzazioni sindacali e anche i 190 giornali aderenti alla Fisc, Federazione italiana settimanali cattolici.

“Il Piano di Poste Italiane – denuncia Mura - è incomprensibile perché è di tutta evidenza che nei piccoli comuni, nelle aree interne e, in particolare, in quelle in via di spopolamento i servizi non possono essere organizzati nello stesso modo rispetto alle città e ad altre zone ad alta densità di popolazione. E’ incomprensibile, ad esempio, anche per gli effetti che è destinata a produrre, la decisione di chiudere la filiale di Cortoghiana, centro sardo di tremila abitanti che non può rinunciare a un servizio indispensabile”.

“Nel comune di Ardara – continua la coordinatrice dei deputati del PD -  l'attività degli sportelli passerà da 6 a 3 giorni alla settimana, orari dimezzati anche per l'ufficio di Ballao, mentre a Borutta gli impiegati riceveranno gli utenti soltanto due giorni alla settimana invece di tre. La filiale di Cheremule passerà al part-time chiudendo per tre giorni a settimana. A Esporlatu – evidenzia ancora - l'orario accorciato sarà ulteriormente ridotto, le tre aperture settimanali scenderanno a due. Identico ridimensionamento interesserà gli uffici di Genuri, Modolo e Turri. A Ozieri e Pauli Arbarei le saracinesche si alzeranno per tre giorni ogni settimana, un giorno in meno rispetto a ora. A Tuili e Nurallao si passerà da 6 giorni a 3 giorni. Infine a Nughedu San Nicolò e Romana da 6 a 4 giorni. Questa pausa di riflessione può aiutare a rivedere queste decisioni dannose per la Sardegna”.

"L'importante comunicazione di Palazzo Chigi - spiega Mura- conferma che avevamo ragione quando abbiamo denunciato che il nuovo piano di distribuzione dei Poste andava a creare diversi livelli di cittadinanza, penalizzando fortemente chi vive nelle zone rurali e montane. Sarebbe aumentato il divario con chi abita nei centri urbani, dove addirittura la corrispondenza, lettere e giornali, sarebbero arrivati due volte al giorno. Con questa sospensione – conclude Mura - decisa dal governo, si aprono le prospettive per garantire quel diritto di cittadinanza fondamentale sancito dalla Costituzione, che esprime l'uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini, a prescindere dal luogo di residenza”. Red

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