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Migranti, Croazia apre le porte ai profughi. Scontri al muro di confine ungherese.

I migranti esasperati hanno cercato di abbattere il muro di filo spinato alzato alla frontiera ungherese, lanciando anche pietre contro i poliziotti. Gli incidenti sono scoppiati a Horgos, al confine con la Serbia. Da domenica notte inoltre è entrata in vigore anche la nuova normativa anti immigrati e 316 persone sono state arrestate. E mentre qualche gruppetto insiste sulla via più battuta negli ultimi mesi, altri - circa un migliaio - hanno cercato di arginare il problema passando per la Croazia. "Siamo assolutamente in grado di accogliere e indirizzare queste persone verso i paesi dove desiderano andare, vale a dire la Germania o alcuni paesi scandinavi", ha detto il premier croato Milanovic in Parlamento. Nella notte ne sono arrivati 150 a bordo di sei autobus provenienti dalla Serbia. Altri invece sono tornati a prediligere la rotta Mediterranea: 80 siriani e iracheni sono infatti arrivati a Brindisi nella notte.

Intanto il presidente siriano Assad accusa l'Europa di essere responsabile dell'afflusso di profughi poiché, dice, "ha sostenuto il terrorismo". Mentre la Grecia si dice preoccupata per i controlli decisi da Berlino alla frontiera con l'Austria: si teme infatti una sorta di "effetto tappo", coi profughi intrappolati in terra ellenica.  Oggi la circolazione ferroviaria da Salisburgo verso la Germania è stata di nuovo interrotta su disposizione tedesca. Nello scalo ci sono circa 2000 migranti che chiedono di partire, in pochi hanno accettato di essere trasferiti nel centro di accoglienza.

La presidenza lussemburghese del Consiglio dell'Ue ha convocato per il 22 settembre un consiglio Affari interni straordinario nella speranza di far approvare una decisione su un meccanismo provvisorio per il ricollocamento di 120mila profughi. E a Berlino, in conferenza dopo l'incontro con il suo omologo austriaco Werner Faymann, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto: "È urgente che la Grecia, e anche l'Italia, facciano subito gli hotspot", sottolineando che "diversamente non può esserci la distribuzione equa dei migranti".

Il premier slovacco Robert Fico ha definito la proposta dei tagli alle sovvenzioni Ue, per i paesi che rifiutano le quote degli immigranti, un "imbarazzante tentativo di ricatto". Fico ha ripetuto che Bratislava è decisamente contraria alla redistribuzione dei migranti, in base a quote obbligatorie. A proposito del summit europeo straordinario sui migranti, Fico ha aggiunto: "Io ci vado con il mandato di non accettare in nessun caso le quote obbligatorie, anche se dovessi essere l'unico a farlo". Il 90% dei profughi sono migranti economici, ha concluso Fico, e per loro la Slovacchia è solo un paese di transito. Mirano alla Germania che "li accoglie a braccia aperte".

 

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