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Migranti, gli stranieri occupano le stazione di Budapest: fermi i treni e immigrati sgomberati con il gas.

Budapest (Ungheria), 2 Set 2015 - Lunedì i treni erano partiti carichi di migranti, verso Germania e Austria, martedì Budapest li ha fermati. Ed è esploso il caos nella capitale ungherese. Con tumulti e scontri, fino alla chiusura della stazione Keleti, blindata per ore, e lo sgombero di piazza Boruss. Gli agenti hanno usato i lacrimogeni, anche contro i rifugiati della Siria.

Ormai però tutti, nella capitale ungherese, si dicono siriani. E questo per poter raggiungere la Germania di Angela Merkel, che nei giorni scorsi ha annunciato lo stop agli accordi di Dublino. Una decisione che oggi il governo di Viktor Orban ha impugnato contro la cancelliera, incolpandola direttamente dei disordini scoppiati a Budapest. Dove la gente, al grido "Germany!" ha preso letteralmente d'assalto i treni. E alla fine il ministro della Difesa ha annunciato di inviare fino a 3.500 militari in difesa delle frontiere. Anche se i militari non potranno aprire il fuoco, ha precisato.

Se il vicepremier Janos Lazar ha detto in Parlamento che il caos è tutta colpa della cancelliera tedesca, Merkel ha replicato di "non vedere corresponsabilità": le regole di Dublino valgono ancora in Europa, anche se la Germania ha smesso, di fatto, di spedire indietro i siriani.

Una situazione molto complicata, che rinvigorisce le tesi di Viktor Orban, secondo il quale l'Ue è incapace di gestire l'emergenza. Le regole in vigore sull'immigrazione sono un fallimento, sostiene da tempo il premier di Fidesz, che giovedì è atteso a Bruxelles, dove incontrerà Jean-Claude Juncker, Martin Schulz e Donald Tusk.

Tornando alla gestione della crisi, oggi ha segnato una chiara inversione. Ieri la polizia ungherese aveva consentito le partenze: e così stamani 2200 migranti hanno raggiunto la stazione di Monaco, in centinaia sono scesi in altri centri della Baviera, 3650 sono arrivati a Vienna. Tutti 'siriani', veri o presunti: ormai tutti sostengono di venire dalla Siria. Stamattina gli ordini erano diversi: dopo i tumulti alla stazione Keleti. La polizia ha tentato di impedire l'accesso ai treni, ma la folla ha rotto il cordone e si è riversata nei vagoni. A questo punto gli addetti all'ordine pubblico hanno fatto chiudere la stazione, e i migranti sono stati sgomberati con la forza. Dopo un paio d'ore lo scalo ferroviario è stato riaperto: ma solo per permettere agli altri utenti di partire e arrivare. Centinaia di sedicenti profughi si sono seduti quindi ai margini della piazza Baross, nella speranza di poter tentare di nuovo il viaggio della speranza verso l'ovest. "Vogliamo partire!", "Siamo siriani!" "Germany", "Please open the station" si leggeva su cartelloni. La polizia ha blindato con delle balaustre i tre ingressi, poi ha fatto sgomberare anche la piazza usando lacrimogeni. Invano tanti di loro hanno protestato impugnando biglietti già comprati. Disagi e ritardi, ovviamente, anche per tutti gli altri passeggeri: chi voleva viaggiare, doveva superare una serie di punti di controllo, mostrando passaporto, visto, biglietto. E anche nelle vicinanze della stazione la polizia controllava praticamente chiunque.

"Che bisogno c'era di cacciarci dalla stazione? Io ho il biglietto", ha detto Khaled, 35 anni, che siriano lo è davvero, con la moglie e una bambina di 6 anni al seguito. Sdraiato su una coperta in un parco adiacente alla stazione di Budapest, si è lamentato facendo sventolare il suo biglietto del treno. Era riuscito a comprarlo ieri, ma ha perso il suo treno. Ingegnere, Khaled ha raccontato: "I miei genitori e molti dei miei parenti sono stati uccisi in Siria". Registrato come asilante dalle autorità ungheresi, non vuole aspettare la fine della procedura. Come la maggioranza dei 156.000 profughi, entrati fino ad oggi in Ungheria (secondo le ultime cifre dell'Ufficio di immigrazione) vogliono la Germania.

Nel pomeriggio, la piazza è tornata nuovamente accessibile, e le proteste di massa sono ricominciate. I treni internazionali sono partiti, ma senza immigrati.

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