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Dichiarazione del consigliere regionale Attilio Dedoni: musei, dopo inchiesta de L’Espresso, Regione intervenga sull’Archeologico di Cagliari

Cagliari - “L’inchiesta con cui L’Espresso ha messo in luce la situazione di degrado in cui versano molti musei italiani, primo tra tutti l’Archeologico di Cagliari, è la prova più tangibile della necessità di riformare il sistema della gestione dei beni culturali in Italia, oggi saldamente nelle mani di burocrati che non hanno alcuna sensibilità per il materiale che sono chiamati a conservare, catalogare e valorizzare”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi – Liberaldemocratici in Consiglio regionale, Attilio Dedoni, commentando l’inchiesta di Michele Sasso intitolata ‘Dalla Sardegna alla Toscana, ecco gli orrori dei musei italiani’. “E’ quantomeno auspicabile che le statue di Mont’e Prama tornino quanto prima a Cabras e che, nel frattempo, la Regione si adoperi affinché siano custodite ed esposte in un ambiente dignitoso, come merita un così alto esempio della statuaria antica, unico nel suo genere nell’intera area mediterranea”.

“Il Ministero dei Beni Culturali, con le recenti nomine ai vertici delle più importanti istituzioni museali italiane, mostra la volontà di avviare un processo di riforma del sistema, sottraendolo al controllo di funzionari che vengono spostati qua e là per l’Italia e che non hanno alcuna formazione specifica nella storia, nell’archeologia e nella cultura del territorio in cui si trovano ad operare, e affidandolo a professionisti di provata capacità e competenza”, prosegue Dedoni. “Oggi, il sistema delle soprintendenze è quello che maggiormente contribuisce all’impostazione conservatrice in materia storico-archeologica che va per la maggiore: chi deve studiare e catalogare i reperti tende a ricondurre tutto entro gli schemi, purtroppo assai ristretti, di cui è a conoscenza, azzerando di fatto ogni possibile contributo ad un’evoluzione nella conoscenza del nostro passato. Si arriva così agli onnipresenti fenici, buoni per tutte le stagioni e soprattutto per spiegare ciò che altrimenti richiederebbe troppo impegno nello studio e troppa esposizione da parte di chi ha tutto da guadagnare nel mantenere un basso profilo, alla superficialità con cui si sorvola sui rapporti tra i nostri antenati e le civiltà coeve del Mediterraneo, quella egizia su tutte, e persino a chiudere a doppia mandata negli scantinati i reperti più ‘rischiosi’ da catalogare, come quelli, per esempio, che recano tracce di scritture non facilmente riconducibili, neanche con i metodi grossolani usati di solito, a quelle del Medio Oriente”.

“Per il futuro, l’auspicio è che si arrivi a un nuovo sistema di gestione dei beni culturali, storici e archeologici, che veda le Regioni impegnate a fianco del Ministero”, conclude il capogruppo. “La Sardegna, sia in quanto Regione a Statuto Speciale che per il suo straordinario patrimonio, potrebbe e dovrebbe proporsi come capofila. Intanto, però, è lecito attendersi un intervento da parte della Giunta regionale affinché brutture come quelle che si possono ‘ammirare’ al Museo Archeologico di Cagliari non continuino a danneggiare l’immagine della nostra Isola”. Red

 

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