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Allarme del Cnel: “Impossibile tornare a livelli pre-crisi. Perso un milione di posti di lavoro”

La crisi economica iniziata nel 2007 è costata all’Italia un milione di posti di lavoro, di cui 400mila nell'edilizia e poco meno nell'industria in senso stretto. I progressi "non potranno che essere molto graduali" e i tempi della svolta “potrebbero essere lunghi”. È quanto sottolinea il Cnel nel "Rapporto sul mercato del lavoro 2013-2014".

Il Cnel fa un quadro decisamente poco roseo. “Le tendenze del mercato del lavoro italiano nel medio termine – si legge nello studio - delineano esiti preoccupanti". In particolare, una discesa del tasso di disoccupazione a livelli pre-crisi sembra "irrealizzabile perché richiederebbe la creazione da qui al 2020 di quasi 2 milioni di posti di lavoro". Anche le prospettive indicate dal Def di aprile appaiono "un obiettivo che richiederebbe uno sforzo notevole" e "un'ipotesi ottimista" date le tendenze in corso.

Il rapporto sottolinea che tradizionalmente la domanda di lavoro segue l'attività economica con un “lag temporale” e ciò lascerebbe presumere che "il mercato del lavoro potrebbe iniziare a beneficiare di un contesto congiunturale meno sfavorevole non prima dell'inizio del 2015 nella migliore delle ipotesi".

L'economia, continua il Cnel, è ancora troppo debole per poter determinare in tempi brevi un miglioramento dell'occupazione e inoltre le difficoltà esercitano una pressione significativa al ribasso sull'andamento delle retribuzioni: "La dinamica salariale - scrive - sta decelerando rapidamente".

Nei primi sei mesi dell'anno, si legge nello studio, l'occupazione temporanea è finalmente tornata a registrare una variazione di segno positivo, con 10mila dipendenti a termine in più nel 2014 nell'arco di un anno. Solo i dati dei prossimi trimestri potranno però confermare o meno la tendenza e verificare se ciò è dovuto alla riforma Poletti sui contratti a termine.

Sull'ingresso di nuovi lavoratori nell'area dell'occupazione, osserva il Cnel, hanno influito le riforme varate negli anni scorsi con la tendenza a rinviare l'uscita per pensionamento. Una situazione che si riflette negativamente sull’occupazione giovanile: i giovani restano ai margini, non trovando spazi per un ingresso nel mercato del lavoro, ed aumentano rapidamente quanti decidono di emigrare all'estero.

Durante la crisi è poi cresciuto il rischio di diventare un working poor ed "anche quei lavoratori che tradizionalmente ne erano esenti sono stati investiti dal generale impoverimento". In Italia, dice il Cnel, "le famiglie hanno modificato strutturalmente i propri comportamenti di consumo. Ampie fasce della popolazione stanno subendo un arretramento del proprio stile di vita. Sta aumentando la parte della popolazione che sperimenta condizioni di povertà".