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Guerra all’Isis, primi raid della coalizione sulla provincia siriana di Homs

La coalizione internazionale che combatte lo Stato islamico ha bombardato per la prima volta la provincia centrale siriana di Homs. A riferirlo è l'Osservatorio siriano per i diritti umani, spiegando che in particolare sono state colpite postazioni dei miliziani nell'area di Al-Hammad, a est di Palmira. Raid aerei sono stati effettuati anche su Minbej, a est di Aleppo, nel nord del Paese, e sulla provincia settentrionale di Raqqa, roccaforte degli jihadisti: almeno 31 le esplosioni udite nella capitale. I jet da guerra degli alleati hanno colpito anche Tabqa, città dove si trova una base aerea che i miliziani hanno strappato alle forze di Assad.

La notte scorsa è stata la quinta di bombardamenti sulla Siria per neutralizzare lo Stato islamico. Il comandante in capo delle forze armate americane, il generale Martin Dempsey, ha affermato che i raid stanno causando danni ai fondamentalisti, ma che non sono sufficienti per sconfiggerli. Per l'alto ufficiale serve una soluzione politica e una campagna sul terreno. Che non coinvolga però le truppe americane. Sia per quanto riguarda la Siria sia per l'Iraq. Per quanto riguarda i numeri, per Dempsey servirebbero fino a 15mila combattenti, provenienti dall'opposizione moderata a Damasco, per costituire un contingente in grado di fare la differenza.

Sul versante dei danni all'Isis, il generale parlando al Pentagono ha spiegato che gli attacchi di questa settimana in Siria hanno permesso di distruggere le capacità di comando e controllo e di arrecare seri danni alle capacità logistiche della formazione. In pratica, i raid sono stati mirati a isolare i vari gruppi dell'Isis, tagliando loro i rifornimenti e i rinforzi, in modo che le singole entità possano essere sconfitte sul terreno più agilmente. Inoltre, neutralizzando le comunicazioni si è evitata la possibilità che i miliziani organizzino controffensive su media e vasta scala, a seguito del fatto che le notizie degli attacchi subiti difficilmente arriveranno ai comandi centrali della formazione in tempo utile. Non solo. I caccia americani e quelli sauditi stanno lanciando attacchi anche nell'Est della Siria e colpiscono prevalentemente obiettivi "economici" come installazioni petrolifere. In questo caso lo scopo è a "medio termine". Si lavora per impoverire fino ad annullare le principali fonti di finanziamento del movimento. Far arrivare guerriglieri dall'estero, infatti, costa parecchio denaro. Inoltre, devono essere addestrati, equipaggiati, armati e nutriti. Per far ciò, servono ingenti risorse. Come servono fondi per comprare armi e munizioni.

Nel frattempo, i caccia internazionali guidati dagli Stati Uniti, continuano ad attaccare postazioni dell'Isis per neutralizzare minacce alle forze sul terreno e avvantaggiarle nelle offensive contro i miliziani. Secondo Al Arabiya, prima della mezzanotte, la roccaforte del movimento nel nord della Siria, Raqqa, sarebbe stata bombardata almeno 18 volte. Sul versante politico, la coalizione internazionale continua a crescere. Ieri, il Parlamento britannico ha approvato la partecipazione di Londra ai raid aerei contro l'Isis in Iraq (verranno inviati alcuni caccia Tornado); la Francia sta già contribuendo agli attacchi, mentre Belgio, Olanda e Danimarca si sono impegnati a inviare alcuni caccia F-16. I primi due paesi contribuiranno con sei apparecchi, mentre il terzo con sette. A oggi sono entrati a far parte della Coalizione circa 40 paesi, di cui molti dell'area mediorientale.

Intanto il presidente turco Erdogan evoca la possibilità di utilizzare truppe del suo Paese per contribuire ad istituire una "zona di sicurezza" in Siria per i profughi in fuga dall'Isis se ci fosse un accordo internazionale. Al quotidiano Hurriyet, Erdogan dice che sono in corso negoziati per stabilire quali Paesi possano partecipare ad una tale operazione. Ieri il presidente turco, di rientro dall'Assemblea generale dell'Onu a New York, aveva annunciato che la posizione di Ankara nella lotta contro l'Isis è cambiata dopo la liberazione degli ostaggi turchi, lasciando intendere che la Turchia potrebbe unirsi alla coalizione militare internazionale e aggiungendo che "misure necessarie" saranno prese dal Parlamento il 2 ottobre.