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Ucraina: ancora scontri nell’est nonostante l’accordo per lo stop alle violenze

Malgrado l'accordo per la fine delle violenze in Ucraina, raggiunto ieri nel vertice di Ginevra tra Usa, Russia, Ucraina e Unione europea, combattimenti sarebbero ancora in corso nella regione orientale di Donetsk, uno dei punti nevralgici del conflitto tra governativi e separatisti filo-russi. Secondo testimoni oculari citati da un notiziario on-line, un commando di paracadutisti avrebbe assaltato e distrutto un posto di blocco dei secessionisti. Sarebbero risuonate raffiche di armi e almeno una persona sarebbe rimasta uccisa, ma la notizia non è ancora confermata. La zona sarebbe sorvolata da elicotteri militari.

Secondo i media locali ucraini, nessuno degli edifici governativi occupati nell'est del Paese risulta svuotato dalle milizie armate filorusse all'indomani dell'accordo raggiunto a Ginevra. L'intesa raggiunta ieri prevedeva la restituzione al controllo di Kiev di tutte le sedi governative occupate e il disarmo delle milizie filorusse, fissando una road map per la de-escalation della crisi.

Le milizie filorusse lasceranno gli edifici occupati nell'est dell'Ucraina solo se il governo ad interim di Kiev si dimetterà. E' quanto annunciano ai giornalisti le stesse milizie tramite Denis Pushilin, una figura chiave della nuova autonominata repubblica del popolo di Donetsk. Una linea confermata anche da uno dei portavoce dei pro-Mosca, Alexander Gnezdilov, in un'intervista alla Bbc. I filorussi, infatti, non riconoscono la legittimità dell'esecutivo che si è insediato a seguito della fuga del presidente deposto Viktor Yanukovych.

Iniziata con la notizia dell'uccisione di tre miliziani filo-russi nell'Ucraina orientale, la giornata di ieri si è chiusa con il primo passo di una "soluzione di compromesso" per provare a disinnescare la crisi con la diplomazia: da una parte il "disarmo delle milizie illegali” (i separatisti filo-russi ad est) e il loro "ritiro dagli edifici pubblici occupati", cui si aggiunge un’"amnistia per tutti i manifestanti" (tranne quelli accusati di reati gravi); dall'altra lo "sgombero di strade e piazze presidiate” (riferimento ai filo-Ue di Maidan a Kiev) e riforma costituzionale. Questi i punti principali dell’accordo frutto del vertice.

"E' stata una buona giornata di lavoro, a patto che si passi presto dalle parole ai fatti", ha sintetizzato il segretario di Stato Usa, John Kerry. Soddisfatto anche il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, il quale ha ribadito che Mosca "non ha alcun desiderio di inviare truppe in Ucraina".

Kiev non ripone speranze "illogiche" sull'accordo di Ginevra firmato ieri da Ue, Usa, Russia e Ucraina per una de-escalation della crisi ucraina. Lo ha affermato il premier ucraino ad interim Arseniy Yatsenyuk intervenendo in parlamento. Yatsenyuk ha annunciato inoltre che il governo di Kiev ha redatto una bozza di legge che prevede l'amnistia per tutti coloro che deporranno le armi e lasceranno gli edifici occupati nell'est dell'Ucraina. L'accordo raggiunto ieri a Ginevra prevede proprio l'amnistia per tutti i filorussi che hanno partecipato alla rivolta contro il governo di Kiev.

Resta aperta l’ipotesi di nuove sanzioni alla Russia "Al momento penso che possiamo essere certi di nulla: c'è solo la possibilità che la diplomazia possa andare avanti e avere effetto". Così Barack Obama ha commentato l'accordo di Ginevra. Il presidente americano ha sottolineato che ora la questione è se la Russia userà la sua influenza per ristabilire l'ordine in Ucraina. Obama ha poi confermato di aver già discusso con gli alleati europei delle sanzioni che saranno adottate se l'accordo dovesse saltare o non ci fossero progressi. Il capo della Casa Bianca ha inoltre evidenziato che l'intesa garantisce alla minoranza russofona pieno rispetto dei suoi diritti e che saranno pienamente rappresentati i loro interessi.

Ad auspicare il dialogo definendo “molto importante” il vertice di Ginevra era stato il presidente russo Vladimir Putin nell’annuale maratona tv “Linea diretta con i russi”. Nel suo intervento, il leader del Cremlino ha parlato di "grave crimine" circa l'uso della forza contro i manifestanti russofoni nell'est e ha avvertito che le nuove autorità di Kiev stanno spingendo il Paese "verso l’abisso". Putin ha ammesso pubblicamente per la prima volta la presenza di militari russi alle spalle delle forze di autodifesa in Crimea, ma ha liquidato come "sciocchezze" le accuse sulla presenza di forze russe nell'Ucraina dell'est. Il presidente russo ha detto poi che spera "molto sentitamente" di non dover mandare le truppe in Ucraina, anche se ritiene un eventuale intervento militare un diritto di Mosca e ha spiegato che farà il possibile per aiutare la popolazione russofona dell'est dell'Ucraina a difendere i propri diritti, sperando che la crisi venga risolta "con gli strumenti politici e diplomatici".

Il governo ucraino ha annunciato ieri sera l'inizio di un dibattito per introdurre degli emendamenti alla costituzione che concedano maggiore autonomia alle regioni. Le discussioni dovrebbero durare fino al 1° ottobre e coinvolgere i ministri, i dirigenti di diversi enti statali, le autorità regionali e quelle dell'amministrazione della capitale, esperti e rappresentanti di ong.

Gli uomini dei servizi segreti ucraini hanno ripreso il controllo della stazione di trasmissione tv di Kramatorsk-Sloviansk, occupata ieri da armati filorussi che avevano bloccato i canali ucraini ripristinando la trasmissione nella zona delle tv russe oscurate. La stazione copre le città di Sloviansk, Kramatorsk, Gorlivksa e Makieievka.