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Dubbi sulla premeditazione dell’attacco a Bengasi: 50 arresti.

L'attacco al consolato degli Stati Uniti a Bengasi, in Libia, è stato spontaneo. Lo ha detto l'ambasciatore Usa alle Nazione Unite, Susan Rice, che ha spiegato che l'ultima valutazione dimostra che non si è trattato di un attacco coordinato nT di un'azione premeditata. Tuttavia secondo il repubblicano, Mike Rogers, che presiede la commissione Intelligence del Congresso, è ancora troppo presto per esserne sicuri.

Rogers ha annunciato che all'intelligence statunitense sarà dato un po' di tempo in più per capire se gli attacchi contemporanei in tutto il Medio Oriente siano stati solo una coincidenza.

La Rice ha detto a 'Fox News Sunday' che i manifestanti che hanno protestato di fronte al consolato di Bengasi sono stati raggiunti in seguito da estremisti ancora in possesso delle armi pesanti usate per rovesciare Gheddafi lo scorso anno.

I timori per la sicurezza ritardano l'arrivo dell'Fbi in Libia. Secondo quanto riportato dalla Cnn, gli agenti sarebbero dovuti arrivare nel paese ieri ma l'instabilita' nell'area ha causato un ritardo: fonti hanno riferito che l'Fbi non vede alcun vantaggio nell'inviare personale in un'area pericolosa, ma non e' ancora chiaro a fronte di quali condizioni di stabilita' gli agenti potranno arrivare.

L'Fbi si sta limitando a interrogare fuori dalla Libia anche degli evacuati dopo l'attacco al consolato Usa. L'Fbi ha avviato un'indagine per chiarire dinamiche e circostanze dell'attacco in cui ha perso la vita l'ambasciatore Chris Stevens e altri tre americani.

"Non c'è dubbio che l'attacco di Bengasi sia stato pianificato da stranieri entrati nel paese qualche mese fa", ha osservato invece il presidente del Parlamento libico al Magarief intervistato dalla Cbs.

Secondo il presidente del Parlamento libico, l'Fbi però dovrebbe stare fuori dal paese "per un po' di tempo. Faremo quello che dobbiamo fare per conto nostro. Qualsiasi azione affrettata non sarebbe la benvenuta".