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“Gallura svegliati dal torpore e lotta per una sanità equilibrata”: maggior rispetto per questo territorio o il San Raffaele o nuove ipotesi

“Olbia e la Gallura attraversano un momento di difficoltà generale, un periodo particolarmente delicato con la crisi del turismo, la messa in discussione della Provincia, la chiusura del Tribunale, nessuna speranza di autonomia per le sedi Inps e Inail, paralisi del progetto “San Raffaele”.

Tutte prerogative fondamentali per il territorio, giustamente invocate dalla politica locale, ma di cui non si poteva, e non si può, rivendicarne il diritto. E proprio per questo motivo non è più accettabile il silenzio pesante che aleggia sulla Sanità gallurese; su questo tema il territorio non deve aspettarsi dei favori, deve anzi accampare dei diritti e pretendere il maltolto”, attacca Peppino Mela, delegato Nazionale della Società italiana di Ortopedia e traumatologia (SIOT) e Ortopedici e traumatologi d’Italia (OTODI) per le Programmazioni Regionali, anche Direttore del dipartimento chirurgico dell’ospedale Giovanni Paolo II di Olbia.

“Gli abitanti del nostro territorio, per decenni, hanno domandato sanità altrove, sono nati e sono stati curati in altri ospedali, in questo modo i galluresi hanno contribuito a sostenere con la“mobilità passiva” le strutture sanitarie degli altri territori della Sardegna, strutture sovradimensionate che negli anni hanno sostituito quelle obsolete di Olbia”, ha detto il primario del reparto di Ortopedia di Olbia che da vent’anni opera in Gallura e da due è stato nominato all’interno della Società nazionale degli ortopedici in qualità di referente per la programmazione, in campo ortopedico, per la regione Sardegna. “Oggi non e’ più così, la sanità in Gallura e l’ospedale di Olbia in particolare, a fatica, hanno  fatto  rilevanti passi avanti. Chi vi ha lavorato continuativamente ha contribuito a migliorarne notevolmente la qualità; nonostante questo però le istituzioni regionali non hanno mai dimostrato interesse a sostenere un programma di  crescita reale per l’ospedale di Olbia e ad oggi i posti-letto sono dimezzati rispetto anche al parametro ridotto previsto dalla “Riforma Monti” che da 4 passa a 3,7 posti letto ogni mille abitanti; la Gallura ha 2,6 posti letto, il solo ospedale di Olbia 1,7. Questo nonostante il territorio vanti il più alto indice di crescita della Sardegna, rilevanti attività portuali ed aeroportuali, importanti attività turistiche con conseguenti emergenze  estive”.

Il primario olbiese lancia un appello alla popolazione, agli operatori sanitari e ai politici del Nord-Est Sardegna: “E’ arrivato il momento per trovare la soluzione alle esigenze di questo territorio e al rispetto della leggi. I politici di Olbia, molto opportunamente, da decenni hanno condiviso il progetto del San Raffaele, adeguando anche gli  strumenti  pianificatori e paesaggistici all’obiettivo della  realizzazione di un sogno ospedaliero di eccellenza che adesso, purtroppo, non da alcun segno di vita. Non deve questa essere una lotta dei soli “politici” ma anche una presa di posizione della popolazione e degli operatori della “sanità”, solo uniti potremo essere in grado di rideterminare il decollo dei programmi sanitari, nel pretendere l’approvazione dei nuovi posti-letto e di quelle specialità assenti nella sanità pubblica, al fine di raggiungere il progressivo miglioramento nella qualità dell’offerta sanitaria. A noi basterebbe che, cambiate le condizioni, ci venissero confermati i posti-letto promessi al San Raffaele, posti- letto normali, in  numero  normale, con  professionalità  normali. Dove normale sta per coerente con i  bisogni del territorio  gallurese”.

Per l’ortopedico sono tre le alternative possibili: L’avvio del progetto San  Raffaele e con esso il polo  universitario, la ricerca, l’ospedale di  eccellenza; Se il San  Raffaele venisse cancellato dalla scena sanitaria di Olbia, la struttura potrebbe venire rilevata da altri acquirenti, vincolando però l’attività a struttura ospedaliera; La terza via d’uscita, “quella che appare la più fattibile e, forse, la  più attendibile” potrebbe essere quella dell’acquisto della struttura da parte della Regione, con concessione di posti-letto e specialità, dovuti per legge, in grado di rispondere alle esigenze della popolazione del territorio.

“In attesa di una decisione definitiva l’Assessore regionale alla Sanità potrebbe riconoscere quelle Unità Operative indispensabili per garantire una risposta alle esigenze più urgenti e per ridare ai cittadini ed agli operatori della sanità l’entusiasmo che conservavano fino a qualche anno fa, quando tutto sembrava andare per il meglio. Entusiasmo oggi scomparso del tutto”.

Tra le proposte avanzate dal primario “l’attivazione di una  Unità Operativa di Geriatria (20 posti letto), di Neurologia (10), Urologia (10), Chirurgia Vascolare (5), Oculistica (5), la Riabilitazione Ospedaliera e la Istopatologia. Il tutto finalizzato a fare in modo che lo viluppo continuo della città induca una progressiva crescita della  sanità  di Olbia, non quella della sanità di altri territori”.                                

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