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Record storico della disoccupazione a giugno: due milioni 792 mila senza lavoro, tasso Al 10,8%

Il tasso di disoccupazione a giugno è al 10,8%, in rialzo di 0,3 punti percentuali su maggio e di 2,7 punti su base annua. E' il tasso più alto da gennaio 2004 (inizio serie storiche mensili). Lo rileva l'Istat: si tratta di dati destagionalizzati e di stime provvisorie. Guardando le serie trimestrali è il dato più alto dal III trimestre 1999.

Il numero dei disoccupati a giugno è di 2 milioni 792 mila. Si tratta di un record storico, il livello più alto dall'inizio delle serie mensili (gennaio 2004) e delle trimestrali (quarto trimestre 1992).

Il numero di disoccupati a giugno registra un boom, in rialzo su base annua del 37,5%, ovvero di 761 mila unità.  Su maggio la crescita è pari al 2,7% (73 mila unità).

Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni si è attestato a giugno al 34,3% in calo di 1 punto rispetto a maggio. I giovani disoccupati rappresentano il 10,1% della popolazione. I giovani in cerca di occupazione sono 608mila. A giugno del 2011 il tasso di disoccupazione dei giovani era al 27,7% con un incremento tendenziale del 6,6%.

L'Istat ha rivisto la stima della disoccupazione di maggio scorso portandola dal 10,1 al 10,6 per un aggiornamento del modello di destagionalizzazione.
A giugno 2012 - rileva inoltre l'Istat - gli occupati sono 22 milioni 970mila, in calo dello 0,1% rispetto a maggio (-29 mila unità). Il calo riguarda in particolare le donne.

Rispetto a giugno 2011 il numero di occupati mostra una lieve crescita (11 mila unità). Il tasso di occupazione è pari al 56,9%, in diminuzione nel confronto congiunturale di 0,1 punti percentuali e stabile in termini tendenziali.

A giugno l'Istat registra un forte calo del numero di inattivi, ovvero di chi non ha un'occupazione e neppure la cerca.

 Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuiscono dello 0,4% (-52 mila unità) rispetto al mese precedente. Il tasso di inattività si posiziona al 36,1%, con una flessione di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e di 1,8 punti su base annua.

Quindi continua a salire la partecipazione al mercato del lavoro, ma spesso accade che la maggiore offerta si traduce in disoccupazione.